U Saf atte 8 1 ate § oda er GS 7 RES È

UU SOU WI IE 9 CI È SR AE e

“ome e e e n n ee e NINE RQ

IN in iL TREE AV Ho EI m 5 = is + ZN is È = = = À N 2 di = 00.98 = n SMITHSONIAN INSTITUTION ce <<, c < =. < 4 As = > =| pos 5 x e, sh 5 a = zZ LI 2 er | SMITHSONIAN INSTI = x z r è...) 3 = w = (os) > Do oe > IN ee > “n PO = AJ N ur be pe, Li "a re. Li N 2) ‘(Lon + ste È LB RARI ee n E STENALASNI _ NFINOSHLINS SI ta ES = = © = i = . 4 = % ni ci 4 16 NN = 5 m 5 - ¢ È ANS 6 x ‘O + Ò dA E NS 2 E =, E Zz" va DÒ, > | = >” = | >" N > =. 7) + ts 2 77) 2 NOILNLILSNI NVINOSHLINS SIIUVYA 11 LIBRARIES SMITHSONIAN INSTIT en Di dc a = un << c ur x es c < ti pe © Ta N AH x. a | O TS ss O asa O da ES = a al = YYHgi] L:SRARIES RTAS INS ETON NOILNLILSNI NVINOSHLINS S314 dr i a 80 ai | ie | Zz o = x: = o W > (se i 70 er xy Dio > u x E > 5 = n = 7 - r | à a. 5 z di Z - JON | NVINOSHLI + ITUTION NOILNLILSN ek NS Ne > ba N È = VAS 3 = er lc > 3 Hy È a = = = =. 3 eo en: yyy q 17 LIBRARIES SMITHSONIAN INSTITUTION NOILNLILSNI NVINOSHLINS S314 i ve zZ | vs z “di a. pese = Pt, n pa | ASS Li Rei: Rap x ~_ N RN N Oc a <} pa < a AG a to se O pr 5 . = ou z sl | = Nos ITUTION NOILNLILSNI S314V4811 LIBRARIES SMITHSONIAN INSTI = co a w m w a pe) te D a a nu san ya yn * n urs di = Hi | Zz a JYY AI] wih! B RAR I ES INSTITUTION NOILNLILSNI NVINOSHLIWS S314 ÿ we ee | NR ae a a

2

N

SMITHSONIA

ica 5

LIBRARIES

NYVIIRVOFLLIEND

MITHSONIAN

NOSHLINS

NVINOSHLIWS

JJLUVNGUI I

INSTITUTION

s31lavy8lN

INSTITUTION NOILNLILSNI

[A

LIBRARIES

ber ONAN RO n SE

ON NOILALILS

SIVE TT OI

= gr 2 O Mes. NS fe 2 WR* 2 ee \ [ee À = 2 = 0. a «2 | NOILALILSNI NVINOSHLINS rd ER

S3IUVUSIT LIBRARIES

TIVO TINI NIE

z Q < vii = e 21 ANNEE u: Gr = = = > È ES Fi am,

Sa1UYN

NOILN.

INSTITUTION NOILALILSN

SNI_NYI INSTITUTION a a @. ne a. > da di m,

u Ei wn = |

ES INSTITUTION NOIINLILSNI NVINOSHLINS SIIUVUATT_'% a D + vu} Z (0), 1 G \

LE 5 Na 7 , 8 =

\ vw N ae A . 0 oN n = ve;

N 2 E Nw 2: = z EC 03

Ys = oe Z, = = = S Me VY) CES z w HE à :

SNI_NVINOSHLINS S31HVU41T_ LIBRARIES INSTITUTION, a. vi 2 va zZ ul

uJ ul i È È = = x = 2 A p= k = < ba x 6 œ fa x = Mm 2 m à pi ; m = si z cid =

IES SMITHSONIAN INSTITUTION NOILNLILSNI NVINOSHLINS S31uvugl11 LIBRI me ‘09 parc es) N pe w Bin "3g t+ D 2 ne) Exif i, = u. Po > E 7 = = = n 3 z | in z Li ce ae uu

LSNI_ NVINOSHLINS" SIIUVYAII_ 9 SMITHSONIAN _ INSTITUTION , NOILE

= | = , L < z N =

FRE: = ‘> 5 > SN =

3: 2 2 A NH

y À Z pe e SN 2

> = oe > 7 > De iu

IES SMITHSONIAN NOILNLILSNI NVINOSHLINS S314V4 911 R 7 z SH = aa % = ef Pan DD Li (N N ul (N = fees! œ 1 ; vas = Cc < pa. : < = x or be œŒ mar

fc o x 5 © ö pir i = fi 2 ae Z

LSNI NVINOSHLINS S314VY411 LIBRARIES SMITHSONIAN NOIL( Cc = o bd... 3 ‚w id wo u. LT 00 = a = 7 pa fg, > ar > E > = VAE a va An n a RT (N one u

YES SMITHSONIAN INSTITUTION NOILNLILSNI NVINOSHLINS S3I1UVUAI7_ LIBR 7 aaa ANO un À z ee Y) A eS

Mari d ak, TRAMA NN

Do

Jam | au MEMORIE

DELLA

SOCIETÀ ENTOMOLOGICA LEALIAWNA

2

FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936

VOLUME DEL CENTENARIO: XLVIII - 1969 FASCICOLO? III"

Pubblicato col contributo del Consiglio ‘Nazionale delle Ricerche

GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S.A. S. 30 - XII - 1969

ww ‘i

\

MAY 101972 |

SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA

Sede in GENOVA, Via Brigata Liguria, 9

|. presso il Museo Civico di Storia Naturale

CONSIGELIO DIREETIVO

PER IL BIENNIO 1968-69

‘PRESIDENTE: Prof. Cesare Conci.

Vice PRESIDENTE: Dr. Emilio Berio.

SEGRETARIO: Giovanni Binaghi. -

AMMINISTRATORE: Nino Sanfilippo.

DIRETTORE DELLE PUBBLICAZIONI: Dr. Carlo Leonardi.

ConsieLiERI: Prof. Athos Goidanich, Prof. Guido Grandi, Prof. Marcello La Greca, Dott. Ma- rio Magistretti, Prof. Antonio Porta, Prof. Sandro Ruffo, Prof. Mario Salfi, Prof. Anto. nio Servadei, Livio Tamanini, Prof. Filippo Venturi, Prof. Pietro PRESI, Prof. Edoar- do Zavattari.

| Revisori DEI Conti: Dr. Giorgio Bartoli, Dr. Tullo Casiccia, Chiara Cassano SUPPLENTI: Dr. Ducezio Grasso, G.B. Moro. ;

| COMITATO DI REDAZIONE PER LE RIVISTE: coincide col Consiglio Direttivo.

385

Mario MAGISTRETTI & SANDRO RUFFO

Museo Civico di Storia Naturale di Verona

DUINDICT ANNI DI RICERCHE "DEL MUSEO CIVICO DI. STORIA NATURALE DI VERONA SULLA FAUNA APPENNINICA (1954-1969)*

Nel 1954 il Museo di Storia Naturale di Verona prendeva l’iniziativa di organizzare una serie di campagne di ricerca nell’Appennino allo scopo di ap- portare un contributo all’approfondimento delle conoscenze sulla composizione della fauna appenninica e di trarne, quindi, argomenti per una interpretazione biogeografica della sua origine. Le considerazioni che motivarono questa im-

‘presa furono da noi svolte a suo tempo e riteniamo inutile qui ripeterle, rin-

viando perciò il lettore che desiderasse conoscerle ad una nota programmatica scritta da uno di noi nel 1957 (1). Le ricerche si svolsero, da allora, ininterrotta- mente e con soddisfacenti risultati, confermando così la validità dell’imposta- zione data e contribuendo, senza dubbio, a quella rinascita dell’interesse per 1 problemi di faunistica italiana che ha caratterizzato un settore della ricerca zoo- logica ed entomologica del nostro Paese negli ultimi vent’anni.

Giunti, dopo quindici anni di raccolte, ad una fase di lavoro che, secondo il programma già previsto fin dagli inizi, tende ad impostare le future ricerche sulla base di un approfondimento delle conoscenze su determinati gruppi di animali di più vivo interesse biogeografico, noi riteniamo utile soffermarci un istante per tracciare un sintetico bilancio del lavoro svolto e dei risultati ottenuti.

Esprimiamo la nostra più viva gratitudine al Consiglio Nazionale delle Ricerche - Comitato per la Biologia e la Medicina (ed ai suoi componenti zoo- logi che in questi anni vi si sono succeduti) per l'appoggio morale e finanziario che ha permesso l’impresa e ci ha confortato nel sostenerla per un così lungo periodo di tempo.

Elenchiamo dapprima le regioni appenniniche che sono state meta delle ricerche faunistiche organizzate dal Museo di Verona ed esponiamo, quindi, il più sinteticamente possibile, i risultati delle ricerche stesse, basandoci soprat- tutto sulla serie di lavori (che comprende oggi 109 numeri) scaturiti dallo studio dei materiali e pubblicati nelle Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona (volumi V (1955) - XVII (1969)) sotto il titolo di « Ricerche sulla fauna appenninica » (vedi elenco alla fine).

* Le ricerche furono effettuate con contributi del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

(1) Rurro S. - Relazione su un programma di ricerche faunistiche nell’ Appennino. Atti Acc. Naz. Ital. Entomologia, IV, 1957, pp. 19-26.

386 M. MAGISTRETTI E S. RUFFO

LE REGIONI STUDIATE

Dal 1954 al 1969 il Museo di Storia Naturale di Verona ha organizzato complessivamente trentasette campagne di ricerca nella regione appenninica. A tali campagne hanno preso parte 1 seguenti ricercatori: dott. C. Baroni Urbani, dott.ssa Elvira Biancheri, prof. C. Conci, dott. A. Galvagni, dott. F. Giusti, dott. E. Kritscher, dott. E. Laudanna, sign.ra Anna Magistretti, dott. M. Ma- gistretti, sign. L. Magnano, dott. A. Minelli, sign. C. Moscardini, sign.ra Mar- gherita Osella, dott. G. Osella, prof. A. Pasa, prof. S. Ruffo, sign. L. Tamanini, dott. F. Tassi,

Le regioni che sono state oggetto delle missioni sono elencate in ordine geografico partendo da Nord. Per ciascuna missione vengono indicate le loca- lità di raccolta più significative allo scopo di dare un’idea dell’estensione del territorio esplorato.

Appennino Tosco-Emiliano

1) Missione luglio 1964. Partecipanti: Anna e M. Magistretti, C. Mo- scardini, S. Ruffo. | Principali località di raccolta: Abetone, Lago Santo, Lago Baccio, Val Sestaione, Passo delle Radici, M. Cimone, M. Corno alle Scale, Passo del Cerreto.

2) Missione giugno 1967. Partecipanti: Anna e M. Magistretti, S. Ruffo. Principali località di raccolta: Alpe di Poti, Foreste del Casentino (Ca- maldoli, La Verna), Bocca Trabaria. Durante questa missione fu effettuata una puntata a M. Fumaiolo. Le foreste del Casentino furono oggetto anche di una breve missione di Anna e M. Magistretti nel giugno 1966.

3) Missione giugno 1968. Partecipanti: Anna e M. Magistretti, S. Ruffo. Principali località di raccolta: Vallombrosa, Pratomagno, Passo la Calla, Foresta di Campigna.

Alpi Apuane

4) Missione settembre 1969. Partecipanti: G. Osella. Località di raccolta: Pania della Croce.

Antiappennino Toscano

- 5) Missione giugno 1963. Partecipanti: Anna e M. Magistretti, S. Ruffo. Località di raccolta: M. Amiata, M. Cetona.

Appennino Umbro-Marchigiano

6-9) Missioni luglio e agosto 1954, giugno e agosto 1955 sui Monti Si- billini. Partecipanti: Elvira Biancheri, A. Galvagni, E. Laudanna, Anna e M. Magistretti, L. Magnano, S. Ruffo, L. Tamanini.

Principali località di raccolta: Castelluccio di Norcia, Piano Grande, M. Palazzo Borghese, Forca Viola, Valle del Lago Pilato, Acquasanta, Bolognola, Montemonaco, M. Sibilla.

RICERCHE DEL MUSEO DI VERONA SULLA FAUNA APPENNINICA 387

Nel giugno 1967 fu effettuata una breve escursione alla Montagna dei Fiori presso Ascoli Piceno e nel giugno 1968 una puntata a M. Nerone (Anna e M. Magistretti, S. Ruffo). |

Appennino Abruzzese 10-11) Missioni settembre 1968 e luglio 1969 sui Monti della Laga. Par- tecipanti: Margherita e G. Osella.

Principali località di raccolta: Capricchia, M. Gorzano, Pizzo di Sevo, Cima Lepre.

Appennino Laziale 12) Missione giugno 1963 sui Monti Reatini. Partecipanti: Anna e M. Magistretti, S. Ruffo.

Principali località di raccolta: M. Terminillo, Sella di Leonessa, Pia” di Rosce, Vallonina, Piano del Fuscello, Piana di Rieti.

Appennino Campano

13-16) Missioni giugno 1962, giugno 1967 e settembre 1967 sul Massiccio del Matese. Partecipanti: F. Giusti, Anna e M. Magistretti, A. Minelli, G. Osella, S. Ruffo.

Principali località di raccolta: Piana di Campitello, M. Miletto, M. Gal- linola, M. Mutria, Sella del Perrone, Lago del Matese, Gallo, Letino, Rocca- mandolfi, Sorgenti del Biferno.

17-18) Missioni giugno e agosto 1956 sui Monti Picentini. Partecipanti: C. Conci, A. Galvagni, Anna e M. Magistretti, A. Pasa, S. Ruffo, L. Tamanini.

Principali località di raccolta: Bagnoli Irpino, Piano Laceno, M. Cer- vialto, Piano di Verteglia, M. Terminio.

Antiappennino Laziale-Campano

19) Missione maggio 1965. Partecipanti: Anna e M. Magistretti, S. Ruffo.

Principali località di raccolta: M. Aurunci, Foci del Garigliano e del Vol- turno, Piana di Paestum, Cilento.

Puglia 20-23) Missioni settembre 1963, giugno 1964, maggio e settembre 1967.

Partecipanti: C. Baroni Urbani, Anna e M. Magistretti, S.Ruffo, F. Tassi. Principali località di raccolta: Gargano, Murge, Terra d'Otranto, Matera.

Lucania

Nel maggio 1957, al ritorno da una missione in Aspromonte, ricerche nella zona di Nova Siri e al Bosco di Policoro (Anna e M. Magistretti, A. Pasa, S. Ruffo, L. Tamanini).

Nel giugno 1960, al ritorno da una missione in Sila, puntata al M. Vulture e ai Laghi di Monticchio (Anna e M. Magistretti, A. Pasa, S. Ruffo, L. Tamanini).

388 M. MAGISTRETTI E S. RUFFO

Appennino Calabrese

24-28) Missioni giugno e agosto 1960, agosto 1961, agosto 1962, luglio 1967 alla Sila, Catena Costiera e Serre Calabre. Partecipanti: A. Galvagni, Anna e Mos Masistretti, A, Pasa, 8. Ruffo; L:'Tarmanmi, F. Tassi

Principali località di raccolta: La Sila (Camigliatello, Silvana Mansio, Serra Stella, M. Botte Donato, M. Altare, M. Paleparto, Lago Ampollino, Vil- laggio Mancuso, Bosco del Gariglione); Le Serre (Serra S. Bruno, M. Pecoraro); Catena Costiera (S. Fili, Montalto Uffugo, M. Cocuzzo).

Brevi puntate furono effettuate alle foci dei fiumi Corace, Lamato ed Angitola.

29-34) Missioni maggio e luglio 1957, giugno e agosto 1958, agosto 1963, ottobre 1966 sull’ Aspromonte. Partecipanti: C. Conci, A. Galvagni, E. Kritscher, Anna © Me Masistretti, G. Osella, A. Pasa, S. Ruffo, L:.Tamanini.

Principali località di raccolta: S. Eufemia d’Aspromonte, Gambarie, Piani di Lopa, Piani di Aspromonte, Campi di Reggio, Podargoni, Montalto, Antoni- mina, Ciminà, Bagaladi, litorale tra Melito di Porto Salvo e Capo Spartivento.

Appennino Siculo

35-37) Missioni giugno e luglio 1959, giugno 1961 ai Peloritani, Nebrodi e Madonie. Partecipanti: C. Conci, A. Galvagni, Anna e M. Magistretti, A. Fisa, >. Ruffo, L. Tamanını:

Principali località di raccolta: Peloritani (M. Antennamare, Portella Ca- stanea, Mandanici); Nebrodi (Capo d’Orlando, Castellumberto, Floresta, S. Fratello, Portella di Femminamorta, Biviere di Cesarò, M. Soro, Lago di An- cipa, Mistretta); Madonie (Gratteri, Collesano, Rifugio Orestano, Piano della Battaglia, Pizzo Antenna, Portella Polizzi, Castelbuono, litorale tra Cefalù e Capo Raisigelbi).

Nel giugno 1961 è stata effettuata anche una escursione al Bosco della Ficuzza.

I RISULTATI DELLA RICERCA

L’ingentissimo materiale zoologico raccolto è stato tutto preparato e smi- stato e fa ora parte delle collezioni del Museo di Storia Naturale di Verona. Esso venne, però, fino ad ora solo in parte studiato. Riferiamo pertanto solamente 1 risultati parziali che, tuttavia, chiaramente dimostrano il notevole interesse della zieerea.

Oligocheti e Irudinei

È stato raccolto un cospicuo materiale di Anellidi (soprattutto Lumbricidi) in tutte le missioni appenniniche. A parte una breve nota di ScIACCHITANO (7) (1) sugli Irudinei dei Sibillini, meritano particolare segnalazione tre lavori di OMODEO che ha trattato gli Oligocheti raccolti sui Sibillini (6), sui Picentini e in Aspro- monte (31) e sulle catene settentrionali della Sicilia (46). Il materiale raccolto, integrando le precedenti conoscenze, ha permesso interessanti considerazioni

(1) Il numero tra parentesi si riferisce al numero di serie delle « Ricerche sulla fauna ap- penninica » elencate alla fine del presente lavoro.

RICERCHE DEL MUSEO DI VERONA SULLA FAUNA APPENNINICA 389

0 50° 100 31507 20052507800 == St =) Chilometri

Cartina schematica delle regioni appenniniche esplorate nel corso delle missioni di ricerca del Museo Civico di Storia Naturale di Verona. 1 Appennino Tosco-Emiliano tra Passo del Cer- reto e Corno alle Scale. 2 Alpi Apuane. 3 Appennino Tosco-Emiliano tra M. Falterona e l’Alpe di Poti (Arezzo). 4 M. Fumaiolo e Bocca Trabaria. 5 M. Cetona e M. Amiata. 6 M.ti Sibillini. 7 M.ti della Laga. 8 M.ti Reatini. 9 M.ti Aurunci. 10 Matese. 11 Gargano. 12 M.ti Picentini. 13 Murge fino a Matera. 14 Piana di Paestum e Cilento. 15 Terra d’Otranto. 16 Sila e Catena Co- stiera calabra. 17 Serre Calabre. 18 Aspromonte. 19 Peloritani, Nebrodi e Madonie.

390 M. MAGISTRETTI E S. RUFFO

sul popolamento drilologico appenninico e sulle differenze tra la fauna appen- ninica e quella alpina. Secondo Omopro (6) «la cesura tra 1 due tipi di fauna è pur sempre molto netta e rispecchia evidentemente le diverse vicende che hanno determinato il popolamento delle due zone montagnose nei tempi passati ».

Nel lavoro sugli Oligocheti della Sicilia 11 specie sono citate per la prima volta per la fauna sicula. Il popolamento drilologico della Sicilia è prevalente- mente d’origine appenninica con scarsi elementi orientali e qualche forma au- toctona tirrenica (Hormogaster redi Rosa).

Un ricco materiale di Oligocheti appenninici è ora in studio presso il dr. Zicsi del Museo di Storia Naturale di Budapest.

Crostacei

Tra i Crostacei sono stati soprattutto raccolti gli Isopodi e gli Anfipodi. Dei primi furono studiati da ARCANGELI soltanto i materiali dei Sibillini (5), dei Picentini e, in parte, dell'Aspromonte (44), con la descrizione di alcune en- tità nuove.

Per quanto riguarda gli Anfipodi Rurro e VIGNA T'AGLIANTI (95) hanno studiato un gruppo di Niphargus biogeograficamente interessanti per le loro af- finità con forme balcaniche, descrivendo alcune entità nuove.

Un Fillopode Anostraco, Chirocephalus marchesonii, rinvenuto molto ab- bondante in un laghetto d’alta quota dei Sibillini (Lago Pilato), è stato descritto come specie nuova da RUFFO e VESENTINI (18). Tale specie, che sembra ende- mica dei Sibillini, presenta affinità con specie europeo-orientali.

Aracnidi

Gli Aracnidi (Scorpioni, Opilionidi, Ragni, Pseudoscorpioni) sono stati oggetto di intense raccolte e hanno fornito un ricco materiale, fino ad ora solo parzialmente studiato.

KRITSCHER in una serie di elenchi faunistici ha pubblicato i Ragni dei Sibillini (15), dei Picentini (28) e dell'Aspromonte (49); lo stesso autore (101) ha reso noto 1 risultati delle raccolte compiute durante una missione aracnologica svoltasi soprattutto in Aspromonte e realizzata nell’ambito del nostro programma appenninico.

Lo studio dei Ragni appenninici ha rivelato tuttavia la necessità di un ap- profondimento delle nostre conoscenze sulla sistematica di questi aracnidi, ciò che è stato intrapreso da un gruppo di giovani e valorosi specialisti italiani: P. ALICATA, P. BRIGNOLI, P. Tongiorgi. Nella serie delle nostre ricerche BRIGNOLI ha fatto il punto delle conoscenze sugli Araneidi (91) e sui Teridiidi (100) della Calabria e ALICATA (87) ha descritto una nuova Dysdera dell’Antiappennino Campano.

Gli Opilionidi dei Sibillini e dei Picentini sono stati elencati da KRITSCHER (34), mentre GRUBER (80) in un accurato lavoro ha trattato il materiale dell’ Ap- pennino Calabrese, descrivendo due specie nuove raccolte in Aspromonte.

Importante è il contributo faunistico e zoogeografico apportato dalle nostre ricerche sui Pseudoscorpioni appenninici, cui hanno validamente contribuito i lavori di BEIER e soprattutto di una nostra giovane e valorosa specialista di questo gruppo, la LAZZERoNI. Il BEIER ha studiato i materiali dei Sibillini e dei Picentini, descrivendo un nuovo Neobisium (19), e di varie località appenniniche (68). La LAZZERONI ha descritto alcune nuove entità ma, soprattutto, in un do-

RICERCHE DEL MUSEO DI VERONA SULLA FAUNA APPENNINICA 391

cumentato lavoro (102) ha fatto il punto delle conoscenze sulla fauna chelo- netologica dell’ Appennino meridionale, traendone spunto per considerazioni di carattere zoogeografico e ammettendo che il contingente più elevato sia costi- tuito da elementi termofili di probabile insediamento terziario.

Chilopodi e Diplopodi

I Chilopodi da noi raccolti durante le diverse missioni di ricerca sono stati studiati da Matic (85) che ha descritto quattro specie nuove di Lithobius. Di maggiore interesse faunistico e biogeografico sono state le raccolte dei Di- plopodi studiati da STRASSER (107, 109) il quale non si è limitato ad elencare le specie ritrovate (tra cui un certo numero di entità nuove per la Scienza e fra esse il nuovo genere Aspromontia dell'Aspromonte), ma ha svolto anche interes- santi considerazioni sulla distribuzione altimetrica dei Diplopodi appenninici (molto scarse le specie tipiche di alta quota), sugli elementi transadriatici pre- senti nell’Appennino meridionale, sul popolamento diplopodologico siculo avente caratteristiche prevalentemente appenniniche, ma con numerosi elementi en- demici.

Va rilevato che 1 Chilopodi e 1 Diplopodi sono stati oggetto, da parte no- stra, di ricerche solamente marginali e che, quindi, le nostre raccolte hanno solamente un valore indicativo di massima. Soprattutto i Diplopodi meritano un'indagine particolare più accurata e compiuta da conoscitori del gruppo, ciò che abbiamo recentemente iniziato a fare per il Massiccio del Matese (missione Giusti-Minelli del settembre 1967).

Efemerotteri, Odonati, Plecotteri

BIANCHERI ha studiato gli Efemerotteri da noi raccolti sui Sibillini (8, 16) e in Aspromonte (35), MARTA GRANDI quelli dei Monti Reatini, del Matese, della Sila e delle catene settentrionali della Sicilia (84). Si tratta, per lo più, di raccolte occasionali che, tuttavia, a parte la descrizione di una nuova Paralepto- phlebia dei Sibillini, hanno portato un contributo alla migliore conoscenza fau- nistica di questo ordine di Insetti.

Gli Odonati non sono stati oggetto di particolari ricerche, salvo che per 1 Monti Picentini e l’Aspromonte dove, per la partecipazione del prof. C. CONCI, specialista del gruppo, è stato possibile riunire un discreto materiale che è stato oggetto di un lavoro (48); lo stesso Concı ha pubblicato il materiale raccolto durante le missioni sui Sibillini (10).

Particolare attenzione è stata posta nella raccolta dei Plecotteri appenninici, ciò che tra l’altro ha consentito di costituire una buona collezione di questi in- setti presso il Museo di Verona. Il materiale è stato studiato in grandissima parte da ConsıGLio che ha, su di esso, pubblicato due lavori: uno sui Plecotteri dei Picentini (30) ed uno, molto importante anche perchè integrato da ricerche personali dell’autore, sui Plecotteri siciliani (61). Una breve nota di AUBERT riguarda 1 Plecotteri dei Sibillini (4).

Ortotteroidei

La partecipazione dell’ortotterologo A. GALVAGNI a numerose missioni ha consentito di radunare un ricco materiale di Ortotteroidei, in gran parte, però, ancora da studiare. Il GALVAGNI in una serie di note (2, 17, 24, 25, 41, 97, 99) ha descritto diverse entità nuove dei Sibillini, dei Picentini, della Sila,

392 M. MAGISTRETTI E S. RUFFO

dell’ Aspromonte e delle Madonie. Molto interessante sotto il profilo biogeo- grafico è stata la scoperta in Sila di un nuovo Chrysochraon, elemento estrema- mente isolato nella fauna appenninica, che viene ad aggiungersi a tutta una serie di altre entità settentrionali caratteristiche dell’altopiano silano. Lo stesso autore ha pubblicato un importante lavoro d’insieme sulla fauna ortotterica dei Sibillini ove sono discussi, sulla scorta del ricco materiale raccolto, la distribuzione alti- tudinale delle specie e i loro rapporti con le faune di altri distretti appenninici. VIGNA TAGLIANTI (96) ha discusso la distribuzione appenninica di Forficula obtusangola Krauss, elemento di probabile origine orientale.

Le nostre ricerche, coordinate con quelle compiute negli anni recenti da altri ortotterologi (BACCETTI, CAPRA, LA GRECA) lungo tutto l'Appennino, hanno permesso di apportare un fondamentale contributo alla conoscenza degli Ortot- teroidei appenninici che ora risultano uno dei gruppi di insetti meglio conosciuti per questa regione.

Emitteri

Gli Emitteri sono stati oggetto di intense raccolte da parte nostra, soprat- tutto per la attiva partecipazione dell’emitterologo L. TAMANINI a gran parte delle missioni. Anche il materiale di questi insetti, tuttavia, attende ancora di essere in gran parte studiato ed elaborato. 'TAMANINI (1, 3, 47, 71) ha pubbli- cato solamente la descrizione di alcune nuove specie di Eterotteri dei Sibillini, dell'Appennino Calabro e delle Madonie; LinNavuort (26, 27) ha dato gli elenchi delle specie di Omotteri Auchenorrinchi dei Sibillini e dei Picentini (con de- scrizione di alcune entità nuove per la Scienza), mentre SERVADEI (53) ha rias- sunto le conoscenze faunistiche sugli Auchenorrinchi della Calabria.

Neurotteri, Tricotteri, Imenotteri

Questi ordini di Insetti non sono stati oggetto di particolari ricerche du- rante le nostre missioni. Il materiale raccolto occasionalmente ha dato tuttavia lo spunto ad alcuni contributi di un certo interesse.

M.M. PRINCIPI ha studiato i Neurotteri dei Sibillini (22), dei Picentini (58), della Sila, dell'Aspromonte e dell'Appennino Siculo (86), precisando i carat- teri di varie specie poco note o mal definite.

Il materiale di Tricotteri raccolto durante le varie missioni di ricerca è tuttora in studio presso lo specialista del gruppo prof. G.P. MORETTI.

Per quanto riguarda gli Imenotteri sono soltanto da ricordare la nota di BENSON (29) sui Tentredinidi dei Sibillini e dei Picentini, nella quale, tra l’altro, è segnalata per la prima volta in Italia la presenza di Arge syriaca Mocsary, ele- mento ad ampia diffusione orientale, il lavoro di TkaLcu (45) sui Bombi appen- ninici ed un contributo di BARONI URBANI (78) su una quarantina di specie di Formicidi raccolti in diverse località dell'Appennino. I Formicidi della Puglia sono stati oggetto di una missione speciale compiuta da BARONI URBANI il quale, però, non ha ancora terminato l’elaborazione del ricchissimo materiale raccolto.

Coleotteri

I Coleotteri hanno fornito il contingente maggiore di materiale raccolto durante tutte le nostre missioni di ricerca (circa centocinquantamila esemplari). Questo ha permesso, tra l’altro, di costituire presso il Museo di Verona una delle più vaste collezioni appenniniche di quest'ordine di Insetti. Anche il numero di

RICERCHE DEL MUSEO DI VERONA SULLA FAUNA APPENNINICA 393.

lavori comparsi su tale materiale è ingente e rappresenta quasi il 50 % dei con- tributi della serie (45 lavori). Con tutto ciò il materiale è stato solo parzialmente elaborato, anche per la mancanza di specialisti di alcune importanti famiglie.

MAGISTRETTI ha dedicato sette lavori ai Carabidi, rispettivamente dei Si- billini (11), dei Picentini (37), dell'Aspromonte (50), della Sila (64), dell’Ap- pennino Siculo (72), dei Monti Reatini (81) e del Matese (83). In questa serie di lavori sono svolte considerazioni biogeografiche sulla composizione faunistica dei singoli gruppi montuosi: analisi della fauna dei M. Reatini e confronto con quella montana dell'Appennino centro-meridionale dai Sibillini al Pollino; con- statazione della relativa scarsità di endemismi montani nell'Appennino centrale; considerazioni sulle specie nordiche che hanno il loro limite meridionale di dif- fusione in Sila; citazione di una quindicina di specie siciliane per la prima volta segnalate in Aspromonte e considerazioni sui rapporti tra la fauna di tale mas- siccio e quella della Sicilia; analisi della fauna delle catene settentrionali della Sicilia con particolare riferimento agli elementi di provenienza appenninica.

Pure interessanti sotto il profilo biogeografico sono 1 lavori di FRANCISCOLO sugli Idrocantaridi dei Sibillini (9), dei Picentini e dell'Aspromonte (60) e delle catene sicule (79). Nell'ultimo di tali lavori FRANCISCOLO sottopone ad una ac- curata analisi faunistica gli Idrocantaridi dell'Appennino meridionale e della Sicilia.

Essenzialmente faunistici sono i lavori di ScHEERPELTZ che ha studiato gli Stafilinidi dei Sibillini (13), dei Picentini (21), dell'Aspromonte (59) e delle catene settentrionali sicule (82). Analogo significato ha la serie di contributi di MAGISTRETTI su alcune famiglie di Eteromeri (Edemeridi, Pitidi, Pirocroidi, Meloidi, Serropalpidi, Lagriidi, Alleculidi) dei Sibillini (12), dei Picentini (38), dell’ Aspromonte (51), della Sila (65), dell'Appennino Siculo (73); e quella di Macnano sui Curculionidi dei Sibillini (57), dei Picentini (62) e dell’Aspro- monte (77). Quest'ultimo autore ha recentemente affrontato il complesso pro- blema degli Otiorhynchus appenninici (92, 103), uno dei generi biogeografica- mente più significativi, sul quale si appresta a preparare un lavoro d’insieme.

MoscarDINI si è dedicato allo studio dei Cantaridi di cui ha potuto dare il quadro aggiornato della diffusione lungo tutta la catena appenninica (98). Gli Scarabeidi sono stati pubblicati da Mixsic in una serie di tre lavori (42, 43, 56).

Contributi particolari son quelli di FrorI (14) sui Dermestidi e i Birridi dei Sibillini, di Marek (55) sui Nitidulidi e di Easton (54) sui Meligethes di diverse località appenniniche dai Sibillini all’ Aspromonte, di BUCCIARELLI (23, 33) sugli Anticidi dei Sibillini, dei Picentini e dell'Aspromonte, di PARDO ALCAIDE (52, 89, 93) sui Malachiidi dei Sibillini, dei Picentini e della Sicilia, di GERINI (20) e Tassi (66,67) sui Buprestidi dei Sibillini, dei Picentini, della Sila e dell’Aspro- monte, di TAssI (74) sui Cerambicidi dei Sibillini e dei Picentini. BURLINI (36, 70) ha discusso alcune specie appenniniche di Pachybrachys e RUFFO, infine, (75, 76) ha iniziato l’elaborazione del vastissimo materiale di Crisomelidi da lui perso- nalmente riunito nel corso di tutte le missioni.

Nei lavori ricordati sono state descritte oltre una ventina di entità nuove per la scienza che sono elencate in appendice.

Pochi lavori riguardano altri gruppi di animali sporadicamente studiati nel corso delle nostre ricerche. Citiamo un importante lavoro di PARENTI (69) sui Microlepidotteri della Maielletta (332 specie), frutto delle accurate ricerche svolte dall’autore stesso, una nota di RrvoseccHI (108) su Prosymulium conistylum Rubz., due note di Giusti (104, 105) con la descrizione di tre nuove specie di

394 M. MAGISTRETTI E S. RUFFO

Oxychilus della Toscana, due note di Bruno (90, 94) sulla distribuzione appen- ninica di Vipera ursini (Bonaparte) e di Rana graeca Boulenger e, infine, due lavori di Pasa (39, 40) sulla mammalofauna dei Picentini e della Sicilia.

CONSIDERAZIONI SUI RISULTATI E PROSPETTIVE DI ATTIVITÀ FUTURA

Al termine di questa sintetica relazione sull’attività svolta dal Museo di Storia Naturale di Verona per lo studio dei problemi connessi con la fauna ap- penninica ci sembra utile fare alcune considerazioni sui risultati conseguiti ed esporre qualche idea sull’impostazione dell’attività futura.

Per quanto riguarda 1 risultati fino ad ora raggiunti ci sembra che essi si possano sinteticamente esprimere sotto quattro aspetti.

1) Riunione di un ingente numero di dati sulla corologia appenninica dei gruppi animali biogeograficamente più interessanti e costituzione presso il Museo di Storia Naturale di Verona di collezioni appenniniche che pos- sono servire di base per future ricerche sia sistematiche che faunistiche e biogeografiche.

2) Pubblicazione di una serie di lavori che ha fornito una quantità di elementi obbiettivi, disponibili per eventuali sintesi successive. La serie continuerà dato che, come più volte si è ripetuto, il materiale raccolto è stato studiato solamente in parte (all’incirca il 50%).

3) Azione di stimolo alla ricerca faunistica programmata, ciò che ha indub- biamente contribuito, come già si è detto, ad un potenziamento nel nostro Paese degli studi sistematici e, quindi, alla formazione di nuove leve di ricercatori.

4) Possibilità di confronto e di discussione dei dati raccolti, con primi parziali tentativi di sintesi. Quest'ultimo aspetto non riguarda solamente il gruppo di ricercatori facenti capo al Museo di Verona, ma anche quelli appartenenti a gruppi operanti nell’ambito di altri istituti scientifici con i quali abbiamo sempre lavorato in cordiale collaborazione.

Ricordiamo, a questo proposito, la serie di incontri tenutisi al Museo di Verona tra i ricercatori interessati ai problemi faunistici appenninici, da cui sono sortiti due risultati di notevole interesse generale:

la costituzione presso il Museo di Verona di uno Schedario centrale della fauna appenninica, di cui tuttavia dobbiamo constatare la lentezza della realizzazione, anche per una serie di obbiettive difficoltà (1);

la enunciazione di una classificazione delle categorie corologiche della fauna italiana (?).

(1) Sono state fino ad ora elaborate 875 schede (Plecotteri, Coleotteri Carabidi, Edemeridi, Cantaridi, Crisomelidi, Ditteri Simuliidi). Cfr. S. Rurro. Costituzione di uno schedario della fauna appenninica presso il Museo Civico di Storia Naturale di Verona. Arch. Bot. Biogeogr. Ital. XXXVIII, 1962, pp. 175-178.

(2) Lo schema di classificazione è il risultato di un’ampia discussione avvenuta tra i ri- cercatori del gruppo faunistico appenninico ed è stato presentato da La GRECA. Cfr. M. LA GRECA Tipi fondamentali di distribuzione geografica degli elementi della fauna italiana. Arch. Bot. Biogeogr. Ital. XXXVIII, 1962, pp. 156-174, 8 figg.; M. LA GRECA Le categorie corologiche degli elementi faunistici italiani. Atti Acc. Naz. Ital. Entomologia XI, 1963, pp. 231-253, 17 figg.

RICERCHE DEL MUSEO DI VERONA SULLA FAUNA APPENNINICA 395

La ricerca, data l’ampiezza del problema, non pud evidentemente ritenersi conclusa. Noi riteniamo, tuttavia, anche per l’esperienza acquisita in questi quindici anni di lavoro, che essa possa essere parzialmente avviata su differenti binari. Non escludiamo che si possano ancora organizzare missioni per raccolte faunistiche, diciamo così generiche, in singoli gruppi montuosi, soprattutto in quelli ancora insufficientemente esplorati. Pensiamo tuttavia che più interes- santi potranno essere in futuro le ricerche compiute personalmente dagli specia- listi 1 quali hanno la possibilità di raccogliere una quantità di elementi, relativi al gruppo di animali di loro diretta conoscenza, ben superiore a quella del racco- glitore generico. Ciò è ora possibile potendo disporre per queste ricerche di un numero di specialisti maggiore di quello di partenza. I lavori futuri dovranno, quindi, preferibilmente essere dei tentativi di sintesi sulle conoscenze sistema- tiche (e microsistematiche), faunistiche e biogeografiche di singoli gruppi di animali, più che l'elaborazione di faunule di determinati gruppi montuosi. Anche per questo tipo di ricerca valgono grandemente le esperienze acquisite, in quanto molte zone chiave dell'Appennino appaiono ora chiaramente definite.

Su queste linee, e senza entrare ora in particolari, il Museo di Storia Na- turale di Verona intende impostare la sua futura attività faunistica appenninica, sempre contando naturalmente sulla più ampia collaborazione di tutti coloro che si occupano degli stessi problemi. E in questa prospettiva che sarebbe se- condo noi molto utile la costituzione presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di un « gruppo » per la ricerca faunistica e zoogeografica il quale potrebbe avere la funzione di coordinare questo settore degli studi zoologici e di programmare piani di lavoro comune. Ad esso si potrebbe attribuire, come area di attività, la Regione Mediterranea poichè occorre non dimenticare che la nostra penisola è profondamente innestata nella biogeografia mediterranea.

Noi riteniamo, a chiusura di questo primo ciclo di ricerche appenniniche, che i risultati raggiunti possano garantire l'opportunità della prosecuzione del- l’impresa ed abbiamo fiducia che con un secondo periodo di lavoro (di cui è ora difficile prevedere l’estensione nel tempo) si possa giungere a quella sintesi di zoogeografia appenninica che era stata auspicata nel programma enunciato quindici anni fa.

ENTITÀ NUOVE PER LA SCIENZA RACCOLTE NEL CORSO DELLE MISSIONI DI RICERCA IN APPENNINO

Tra i materiali raccolti durante le nostre ricerche in Appennino sono state fino ad ora de- scritte 76 entità nuove per la Scienza (57 specie e 19 sottospecie). Ne diamo l’elenco in ordine sistematico.

CROSTACEI FILLOPODI Chirocephalus marchesonii Ruffo-Vesentini 1957, M. Sibillini.

CROSTACEI ANFIPODI

Niphargus orcinus sbsp. patrizii Ruffo-Vigna Taglianti 1968, Lazio; Niphargus orcinus sbsp. parenzani Ruffo-Vigna Taglianti 1968, Campania; Niphargus stefanellii Ruffo-Vigna Ta- glianti 1968, Roma.

CROSTACEI IsoPODI

Armadillidium carniolense sbsp. nigrum Arcangeli 1956, M. Sibillini; Armadillidium badium sbsp. calabricum Arcangeli 1960, Aspromonte; Armadillidium maccagnoi Arcangeli 1960, Aspro- monte; Armadillidium simoni sbsp. cavannai Arcangeli 1960, Aspromonte; Armadillidium de- corum sbsp. calabricum Arcangeli 1960, Aspromonte.

396 M. MAGISTRETTI E S. RUFFO

PSEUDOSCORPIONI

Neobisium ruffoi Beier 1958, M. Picentini; Chthonius beieri Lazzeroni 1966, M. Conero; Chthonius elongatus Lazzeroni 1969, Maggiano (Lucca); Microcreagris italica sbsp. ruffoi Laz- zeroni 1968, Matese.

OPILIONIDI Opilio aspromontanus Gruber 1965, Aspromonte; Dasylobus cavipalpis Gruber 1965, Aspromonte.

RAGNI

Dysdera ninnü sbsp. sıbyllinica Kritscher 1956, M. Sibillini; Dysdera ruffoi Kritscher 1956, M. Sibillini; Dysdera fustigans Alicata 1966, Campania; Coelotes italicus Kritscher 1956, M. Sibilli- ni; Coelotes garibaldii Kritscher 1969, Aspromonte; Porrhomma obambulatum Kritscher 1969, Loreto.

DIPLOPODI

Ophyiulus osellai Strasser 1969, M. della Laga; Polydesmus complanatus sbsp. calaber Strasser 1969, Calabria; Prodicus aspromontis Strasser 1969, Aspromonte; Aspromontia ruffoi Strasser 1969, Aspromonte; Schizophyllum buchneri sbsp. brevivelatum Strasser 1969, Aspromonte.

CHILOPODI

Lithobius incertus Matic 1966, Puglia; Lithobius ruffoi Matic 1966, M. Sibillini; Lithobius sibillinicus Matic 1966, M. Sibillini; Lithobius minellii Matic 1969, Matese.

EFEMEROTTERI Paraleptophlebia ruffoi Biancheri 1956, M. Sibillini.

PLECOTTERI

Nemoura hirpina Consiglio 1958, M. Picentini; Protonemura ruffoi Consiglio 1961, Madonie; Protonemura sicula Consiglio 1961, Nebrodi; Isoperla hyblea Consiglio 1961, M. Iblei.

ORTOTTEROIDEI

Ectobius rammei Galvagni 1958, M. Sibillini; Ephippiger ruffoi Galvagni 1955, M. Sibillini; Ephippiger perforatus sbsp. tamaninii Galvagni 1956, M. Picentini; Metrioptera caprai sbsp. bac- cettii Galvagni 1958, M. Sibillini; Platycleis concii Galvagni 1959, Madonie; Dolichopoda calabra Galvagni 1968, Aspromonte; Chrysochraon bey-bienkoi Galvagni 1968, Sila Piccola.

EMITTERI

Plagiotylus zorzit Tamanini 1955, M. Sibillini; Plagiotylus ruffoi Tamanini 1960, Madonie; Berytinus galvagnit T'amanini 1963, Serra S. Bruno; Metropis latinus Linnavuori 1958, M. Si- billini; Diplocolenus laetitiae Servadei 1960, Sila.

COLEOTTERI

Duvalius ruffoi Magistretti 1956, M. Sibillini; Scarodytes savinensis sbsp. ruffoi Franciscolo 1961, M. Picentini; Paederidus ruficollis sbsp. italo-meridionalis Scheerpeltz 1961, Aspromonte; Anthobium densepilosum Scheerpeltz 1961, Aspromonte; Mycetoporus ruffoi Scheerpeltz 1961, A- spromonte; Atheta ruffoi Scheerpeltz 1961, Aspromonte; Gnypeta ruffoi Scheerpeltz 1958, M. Pi- centini; Sipalia (Trachyglutosipalia) magistrettii Scheerpeltz 1958, M. Picentini; Meligethes scholzi Easton 1960, Aspromonte; Cyclodinus conscrictus sbsp. ruffoi Bucciarelli 1959, Saline di Reggio Calabria; Attalus vidualis Pardo Alcaide 1968, Sicilia; Malachius italicus Pardo Alcaide 1967, Vallo Lucano; Cantharis merula Moscardini 1962, Pollino; Cantharis monacha Moscardini 1962, Appenn. Tosco-Emiliano; Cantharis corvina Moscardini 1962, M. Sibillini; Pachybrachys ruffoi sbsp. sibillinus Burlini 1959, M. Sibillini; Lema magistrettiorum Ruffo 1964, Appennino; Otio- rhynchus dolichopterus Magnano 1967, Alpi Apuane; Otiorhynchus insolitus Magnano, 1967, Alpi Apuane; Otiorhynchus litigiosus Magnano 1967, Appennino Ligure; Otiorhynchus sibillinicus Magnano 1969, M. Sibillini; Otiorhynchus osellai Magnano 1969, M. della Laga; Otiorhynchus ruffoi Magnano 1969, Matese.

IMENOTTERI

Tenthredo umbrica Benson 1959, M. Sibillini; Messor minor sbsp. calabrica Baroni Urbani 1964, Calabria; Monomorium subopacum sbsp. italica Baroni Urbani 1964, Calabria.

MOLLUSCHI

Oxychilus (Ortizius) tongiorgii Giusti 1969, M. Pisani; Oxychilus (Ortizius) forcartianus Giusti 1969, Grossetano.

RICERCHE DEL MUSEO DI VERONA SULLA FAUNA APPENNINICA 397

RICERCHE SULLA FAUNA APPENNINICA

(Pubblicate nelle « Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona »)

(1) TAMANINI L., 1955 - Descrizione di un nuovo miride Plagiotylus zorzii n. sp. (Hemiptera Heteroptera, Miridae) - V, pp. 31-38, 10 figg., 1 tavola.

(2) GALVAGNI A., 1955 - Descrizione dello Ephippiger ruffoi n. sp. (Orthoptera-Ephippigeridae) - V, pp. 39-44, 7 figg., 2 tavole.

(3) TAMANINI L., 1955 - Caratteri morfologici e cenni biologici sull’ Aradus frigidus Kiritschenko (Hemiptera Heteroptera, Aradidae) - V, pp. 45-59, 23 figg., 1 tavola.

(4) AuBERT J., 1956 - Plécoptères des Monts Sibillins - V, pp. 89-91. (5) ARCANGELI A., 1956 - Crostacei Isopodi dei Monti Sibillini - V, pp. 179-182, 3 tavole.

(6) Omopro P., 1956 - I Lombrichi dei Monti Sibillini e la drilofauna degli Appennini - V, pp. 183-187.

(7) ScraccHITANO I., 1956 - Irudinei e Gordii dei Monti Sibillini - V, pp. 189-190.

(8) BIANCHERI E., 1956 - Una nuova specie della famiglia Leptophlebiidae. Paraleptophlebia ruf- foi n. sp. - V, pp. 191-194, 9 figg.

(9) FranciscoLo M.E., 1956 - Coleoptera Haliplidae, Dytiscidae, Gyrinidae dei Monti Sibillini - V, pp. 195-201. |

(10) Concı C., 1956 - Alcuni Odonati raccolti sui Monti Sibillini e notizie sulla geonemia in Italia del Lestes dryas Kirby e del Sympetrum flaveolum (L.) - V, pp. 203-210, 2 figg., 1

tavola. (11) MacistRETTI M., 1956 - Coleoptera Cicindelidae, Carabidae dei Monti Sibillini - V, pp. 229-256, 1 fig.

(12) MacistRETTI M., 1956 - Coleoptera Oedemeridae, Pyrochroidae, Meloidae, Serropalpidae, Lagriidae, Alleculidae dei Monti Sibillini - V, pp. 257-261.

(13) SCHEERPELTZ O., 1956 - Coleoptera Staphylinidae aus den Sibillinischen Bergen - V, pp. 263-277.

(14) Fiori G., 1956 - Coleoptera Dermestidae, Byrrhidae dei Monti Sibillini - V, pp. 279-281. (15) KRITSCHER E., 1956 - Araneen aus den Sibillinischen Bergen - V, pp. 283-300, 5 figg. (16) BrancHERI E., 1956 - Efemerotteri dei Monti Sibillini - V, pp. 301-314, 64 figg.

(17) GALVAGNI A., 1956 - Descrizione di un nuovo Efippigeride (Ephippiger perforatus tama- ninii n. subsp.) e sua corologia (Orthoptera, Ephippigeridae) - V, pp. 373-384, 12 figg, 2 tavole.

(18) Rurro S. - VESENTINI G., 1957 - Una nuova specie di Fillopode Anostraco dei Monti Si- billini (Chirocephalus marchesonii n. sp.) - VI, pp. 1-8, 2 figg.

(19) Brter M., 1958 - Eine neue Neobisium - Art aus den Picentinischen Bergen in Süd- Italien - NE ppi 1957137), fig:

(20) GERINI F., 1958 - Coleotteri Buprestidi dei Monti Sibillini (Appennino umbro-marchigiano) - VI, pp. 139-141.

(21) ScHEERPELTZ O., 1958 - Staphyliniden aus den Picentinischen Bergen im siidlichen Mittel- Italien - VI, 1958, pp. 143-173.

(22) Principi M.M., 1958 - Neurotteri dei Monti Sibillini (Appennino umbro-marchigiano) - NI, pp. 175-189, 3 fer

(23) BucciarELLI I., 1958 - Coleotteri Anticidi dei Monti Sibillini (Appennino umbro-marchi- giano) e dei Monti Picentini (Appennino campano) - VI, pp. 191-194.

(24) GALVAGNI A., 1958 - Descrizione della Metrioptera caprai baccettii n. subsp. e sua corologia (Orthoptera, Tettigonidae, Decticinae) - VI, pp. 195-205, 13 figg., 1 tavola.

(25) GALVAGNI A., - 1958 - Descrizione di un nuovo Ectobius dei Monti Sibillini (Ectobius ram- mei n. sp. Dictyoptera Ectobiidae) - VI, pp. 291-297, 3 figg.

(26) LinnavuoRI R., 1958 - Homoptera Auchenorrhyncha from Mt. Sibillini - VI, pp. 299-304, 2 figg. (27) LinNavuort R., 1958 - Homoptera Auchenorrhyncha from Mt. Picentini - VI, pp. 305-311.

398 M. MAGISTRETTI E S. RUFFO

(28) KRITSCHER E., 1958 - Araneen aus den Picentinischen Bergen - VI, pp. 313-320.

(29) Benson R.S., 1958 - Sawflies (Hymenoptera Symphyta) of the Apennine Mountains of Italy - VI, pp. 321-325, 2 figg.

(30) ConsicLIo C., 1958 - Plecotteri dei Monti Picentini - VI, pp. 327-331, 3 figg., 1 tavola. (31) Omopeo P., 1958 - I Lombrichi dei Monti Picentini e dell’Aspromonte - VI, pp. 405-412.

(32) GALVAGNI A., 1959 - Studio ecologico sistematico sugli Ortotteroidei dei Monti Sibillini (Appennino umbro-marchigiano) - VII, pp. 1-76, 5 figg., 7 tavole.

(33) BucciarELLI I., 1959 - Coleotteri Anticidi dell'Aspromonte (Appennino calabrese) - VII, pp. 183-189, 5 figg..

(34) KRITSCHER E., 1959 - Zur Kenntnis der Skorpione und Opilioniden der Sibillinischen und Picentinischen Berge - VII, pp. 191-194.

(35) BrancHERI E., 1959 - Efemerotteri rinvenuti in Aspromonte - VII, pp. 195-198, 1 fig.

(36) BurLını M., 1959 - Note su alcuni Pachybrachys appenninici e descrizione di una nuova razza (Coleoptera Chrysomelidae) - VII, pp. 199-201, 1 fig.

(37) MacistRETTI M., 1959 - Coleotteri Cicindelidi e Carabidi dei Monti Picentini ARRETE campano) - VII, pp, 203-228.

(38) MacistRETTI M., 1959 - Coleotteri Edemeridi, Pirocroidi, Meloidi, Serropalpidi, Lagriidi, Alleculidi dei Monti Picentini - VII, pp. 229-233.

(39) Pasa A., 1959 - Alcuni caratteri delle Mammalofaune dei Monti Picentini (Appennino cam- pano) - VII, pp. 235-245.

(40) Pasa A., 1959 - Alcuni caratteri delle Mammalofaune sicule - VII, pp. 247-258.

(41) GaLvagni A., 1959 - Descrizione e corologia della Platycleis concii n. sp. elemento brachit- tero raccolto sulle alte Madonie (Sicilia) (Orthoptera, Tettigonidae, Decticinae) - VII, pp. 259-268, 6 fige.,..2 tavole.

(42) Mixsic R., 1959 - Beitrag zur Kenntnis der Lamellicornia-fauna der Apenninen. I. Monti Sibillini - VII, pp. 269-285, 2 figg.

(43) Mixsic R., 1959 - Beitrag zur Kenntnis der Lamellicornia-fauna der Apenninen. II. Cam- panischen Apenninen - VII, pp. 287-295.

(44) ARCANGELI A., 1960 - Crostacei Isopodi terrestri raccolti dal prof. S. Ruffo nei Monti Pi- centini (Campania 1956) in Lucania ed in Calabria (1957 e 1958) - VIII, pp. 1-21, 3 tavole.

(45) TkaLcu B., 1960 - Zur Hummelfauna der Apenninen (Hymenoptera, Bombinae) - VIII, pp. 23-68, 8 figg., 7 cartine, 2 tavole.

(46) Omopro P., 1960 - Oligocheti della Sicilia - VIII, pp. 69-78.

(47) TAMANINI L., 1960 - Descrizione di un nuovo Plagiotylus per la Sicilia, con alcune osser- vazioni sulla at delle altre specie (Hemiptera Heteroptera, Miridae) - VIII, pp. 79-88, 11 figg, 1 tavola.

(48) Concı C., 1960 - Odonati dei Monti Picentini (Campania) e dell'Aspromonte (Calabria) - VIII, pp. 89-99, 3 tavole.

(49) KRITSCHER E., 1960 - Ein Beitrag zur Kenntnis der Spinnentiere Calabriens - VIII, pp.101-110.

(50) MacisTRETTI M., 1960 - Coleotteri Cicindelidi e Carabidi dell’Aspromonte - VIII, pp. 111-158.

(51) MacistRETTI M., 1960 - Coleotteri Edemeridi, Pitidi, Aderidi, Meloidi, Serropalpidi, La- griidi, eli. dell'Aspromonte - VIII, pp. 159- 167.

(52) PARDO ALCAIDE A., 1960 - Malachiidae de los Montes Sibilinos y Picentinos - VIII, pp. 169-176, 2 figg.

(53) SERVADEI A., 1960 - Gli Omotteri (Hemiptera Homoptera Auchenorhyncha) della Calabria = ANAL: DI " 301- Soi GIs. tavole,

(54) Easton A.M., 1960 - On the identity of Meligethes moestus Erichson and M. moestus Auctt. (Col. Nitidulidae) - VIII, pp. 335-343, 3 figg.

(55) MAREK O., 1961 - Eine Gebirgsausbeute von Nitiduliden aus den Apenninen - IX, pp. 1-4.

(56) Mixsic R., 1961 - Beitrag zur Kenntnis der Lamellicornia-fauna der Apenninen. IV. Aspro- monte - IX, pp. 5-25, 2 figg.

RICERCHE DEL MUSEO DI VERONA SULLA FAUNA APPENNINICA 399

(57) Macnano L., 1961 - Coleotteri Curculionidi dei Monti Sibillini - IX, pp. 27-64.

(58) Principi M.M., 1961 - Neurotteri dei Monti Picentini (Appennino campano) - IX, pp. 97-114, 8 figg.

(59) ScHEERPELTZ O., 1961 - Wissenschaftliche Ergebnisse der zoologischen Explorationen des Gebietes von Aspromonte im südlichsten Calabrien in den jahren 1957-58 durch prof. S. Ruffo und dr. M. Magistretti (Col. Staphylinidae) - IX, pp. 115-154.

(60) FranciscoLo M.E., 1961 - Haliplidae, Dytiscidae, Gyrinidae, dei Monti Picentini e del- l’Aspromonte - IX, pp. 155-172, 2 figg.

(61) ConsicLio C. 1961 - Plecotteri di Sicilia e d'Aspromonte e classificazione delle /soperla europee - IX, pp. 173-196, 2 figg. 1 tavola.

(62) Macnano L., 1962 - Coleotteri Curculionidi dei Monti Picentini - X, pp. 41-70.

(63) Moscarpını C., 1962 - Tre nuove specie appenniniche del genere Cantharis del gruppo tristis Fabr. - X, pp. 105-119, 5 figg.

(64) MacisTRETTI M., 1962 - Coleotteri Cicindelidi e Carabidi della Sila - x, pp. 121-194.

(65) MacisTRETTI M., 1962 - Coleotteri Edemeridi, Pitidi, Pirocroidi, Meloidi, Lagriidi, Alle- culidi della Sila - X, pp. 195-205.

(66) Tassi F., 1962 - Coleotteri Buprestidi dei Monti Picentini - X, pp. 207-210. (67) Tassi F., 1962 - Coleotteri Buprestidi dell’ Aspromonte e della Sila - X, pp. 211-231. (68) BEIER M., 1962 - Appenninische Pseudoscorpione - X, pp. 283-286, 1 fig.

(69) PARENTI U., 1962 - Microlepidotteri della Maielletta (Appennino centrale) - X, pp. 287-413, 1 fıg,,:3 tavole.

(70) BurLINI M., 1963 - Nota sul Pachybrachys siculus Weise (Coleoptera Chrysomelidae) - XI, pp. 133-134.

(71) TAMANINI L., 1963 - Due interessanti catture emitterologiche per la Calabria (Heteroptera, Berytidae) - XI, pp. 135-141, 17 figg.

(72) MacistRETTI M., 1963 - Coleotteri Cicindelidi e Carabidi dell'Appennino siculo - XI, pp. 225-311.

(73) MacistRETTI M., 1963 - Coleotteri Edemeridi, Pitidi, Pirocroidi, Meloidi, Lagriidi, Alle- culidi dell Appennino siculo - XI, pp. 313-323.

(74) Tassi F., 1964 - Coleotteri Cerambicidi dei Monti Sibillini e dei Monti Picentini - XII, pp. 21-40.

(75) Rurro S., 1964 - Contributi alla conoscenza della distribuzione dei Coleotteri Crisomelidi nella regione appenninica (I. Orsodacnini, Donaciini, Criocerini) - XII, pp. 41-96, 15 figg.

(76) Rurro S., 1964 - Contributi alla conoscenza della distribuzione dei Coleotteri Crisomelidi nella regione appenninica (2. Alticini, gen. Sphaeroderma e Argopus) - XII, pp. 97-106, 3 figg.

(77) Macnano L., 1964 - Coleotteri Curculionidi dell’ Aspromonte - XII, pp. 107-148. (78) BaRONI URBANI C., 1964 - Formiche dell’Italia appenninica - XII, pp. 149-172, 3 figg.

(79) FranciscoLo M.E., 1964 - Haliplidae, Dytiscidae, Gyrinidae della Sila e dei Monti Siculi - XII, pp. 173-200, 89 figg.

(80) GRUBER J., 1964 - Ein Beitrag zur Kenntnis der Weberknechte Italiens, insbesondere Ca- labriens (Opilionida, Arachnida) - XII, pp. 291-308, 4 figg.

(81) MacistRETTI M., 1964 - Coleotteri Cicindelidi e Carabidi dei Monti Reatini - XII, pp. 323- 368.

(82) SCHEERPELTZ O., 1964 - Wissenschaftliche ergebnisse der von dr. S. Ruffo und dr. M. Ma- gistretti nach Sizilien unternommenen, zoologischen Studienreisen (Col. Staphylinidae). I. Teil. Die in den nordlichen Gebirgen Siziliens (Monti Peloritani, Monti Nebrodi, Ma- donie) aufgefundenen Staphyliniden-Gattungen und - Arten - XII, pp. 391-414.

(83) MacisTRETTI M., 1966 - Coleotteri Cicindelidi e Carabidi del Matese - XIV, pp. 183-237.

400 M. MAGISTRETTI E S. RUFFO

(84) GRANDI M., 1966 - Efemerotteri dell’Italia centro-meridionale e della Sicilia - XIV, pp. 325-334, 4 figg.

(85) Matic Z., 1966 - Chilopodes recoltés par le prof. Sandro Ruffo et ses collaborateurs dans diverses localités de l’Italie - XIV, pp. 335-361, 8 figg.

(86) Prıncıpı M.M., 1966 - Neurotteri della Basilicata, della Calabria e della Sicilia - XIV, pp. 363-388, 4 figg.

(87) ALICATA P., 1966 - Su una nuova specie di Dysdera dell’Italia meridionale (Araneae, Dy- sderidae) - XIV, pp. 487-489, 6 figg.

(88) LAZZERONI G., 1966 - Una nuova specie di Chthonius dell’Italia centrale - XIV, pp. 497- 501; 2: Aigg.

(89) PARDO-ALCAIDE A., 1967 - Notas sobre Malachüdae del Mediterraneo occidental, V - XV, pp. 97-104.

(90) Bruno S., 1967 - La Vipera ursinii (Bonaparte 1835) in Italia - XV, pp. 105-125, 1 Tav.

(91) BrienoLI P.M., 1967 - Notizie sugli Araneidae della Calabria (Araneae) - XV, pp. 127-137.

(92) Magnano L., 1967 - Descrizione di tre nuove specie di Otiorhynchus del gruppo del vernalis Stierlin e considerazioni sistematiche su altre poco conosciute (Coleoptera Curculionidae) - XV pp. 139-158, 7 figg.

(93) ParDO-ALCAIDE A., 1967 - Malachiidae de la isla de Sicilia (Col.) - XV, pp. 269-276.

(94) Bruno S., 1967 - A proposito di Rana graeca Boulenger 1891 in Italia - XV, pp. 277-287, faite... May:

(95) Rurro S. VIGNA TAGLIANTI A., 1968 - Alcuni Niphargus delle acque sotterranee dell’Italia centro-meridionale e considerazioni sulla sistematica del gruppo orcinus (Amphipoda, Gam- maridae) - XVI, pp. 1-29, 8 figg, 1 tav.

(96) VIGNA TAGLIANTI A., 1968 - Studi sui Dermatteri. I. Osservazioni sistematiche e corologiche su Forficula obtusangola Krauss (Dermaptera Forficulidae) - XVI, pp. 31-38, 8 figg.

(97) GALVAGNI A., 1968 - Descrizione di una nuova Dolichopoda della Calabria (Dolichopoda calabra n. sp.; Orthoptera, Rhaphidophoridae) - XVI, pp. 39-48, 8 figg.

(98) MoscarpINI C., 1968 - I Coleotteri Cantaridini della regione appenninica (Coleoptera, Can- tharidae) - XVI, pp. 49-96, 9 figg.

(99) GALVAGNI A., 1968 - Descrizione del Chrysochraon bey-bienkoi n. sp. raccolto sulla Sila Piccola (Calabria, Italia meridionale) (Orthoptera, Acrididae) - XVI, pp. 199-208, 1 tav.

(100) BricnoLI P.M., 1968 - Notizie sui Theridiidae della Calabria - XVI, pp. 261-270, 6 figg.

(101) KRITSCHER E., 1968 - Ein Beitrag zur Kenntnis der Araneen-Fauna Italiens - XVI, pp. 271-320, 6 figg.

(102) LazzeronI G., 1968 - Sur la faune de Pseudoscorpions de la région appenninique méri- dionale - XVI, pp. 321-344, 12 figg.

(103) Macnano L., 1968 - Descrizione di tre nuove specie di Otiorhynchus s. str. (sensu Reitter, 1913) e osservazioni sulla sistematica del gruppo - XVI, pp. 345-366, 4 figg.

(104). Giusti F., 1968 - Due nuove specie di Oxychilus in grotte della Toscana: Oxychilus (Orti- zius) tongiorgii n. sp. ed Oxychilus (Ortizius) forcartianus n. sp. - XVI, pp. 367-374, 5 figg., Értav.

(105) Giusti F., 1968 - Oxychilus (Ortizius) alliarius (Miller) nuovo reperto per l’Italia appen- ninica - XVI, pp. 375-378, 2 figg., 1 tav..

(106) LazzERoni G., 1969 - Chthonius (s. str.) elongatus nuova specie cavernicola della Toscana - XVII, (in corso di stampa).

(107) StRASssER C., 1969 - Diplopodi della Sicilia e della Calabria - XVII, (in corso di stampa).

(108) RivoseccHI L., 1969 - Una nuova stazione appenninica di Prosimulium conistylum Rubz. - XVII, (in corso di stampa).

(109) Strasser C., 1969 - Diplopodi dell’alto Appennino centrale e meridionale - XVII, (in corso di stampa).

RICERCHE DEL MUSEO DI VERONA SULLA FAUNA APPENNINICA 401

RIASSUNTO

Nel corso di 37 missioni di ricerca (elenco a pag. 386) il Museo di Storia Naturale di Verona con la collaborazione di 18 ricercatori ha studiato, negli anni 1954-1969, la fauna della catena ap- penninica, dall’Appennino Tosco-Emiliano fino a quello Siculo. I gruppi sistematici maggior- mente studiati sono stati 1 seguenti: Oligocheti, Crostacei Isopodi e Anfipodi, Aracnidi, Chilopodi e Diplopodi, Plecotteri, Ortotteri, Emitteri, Coleotteri. Lo studio effettuato su parte del materiale raccolto ha portato alla pubblicazione di 109 lavori (elenco a pag. 397). Nel corso di tali lavori ven- nero descritte 76 entità nuove per la Scienza e precisamente 57 specie e 19 sottospecie (elenco a pag. 395). Laricerca continuerà negli anni futuri soprattutto sulla base di missioni effettuate da ‘specialisti dei gruppi animali più significativi. Meta finale della ricerca è una sintesi della zoogeo- «grafia della catena appenninica.

SUMMARY

Fifteen years of researches of the Museo Civico di Storia Naturale di Verona on the Fauna of the Apennines.

In the course of 37 research missions achieved in the years 1954 - 1969 (a complete list of them will be found on page 386) the Museo Civico di Storia Naturale di Verona, with the colla- boration of 18 researchers, has studied the fauna of the Apennines, from the Tuscan Apennines to Sicily. The most studied groups have been the following ones: Oligochaeta, isopod and am- phipod Crustacea, Arachnida, Chilopoda and Diplopoda, Plecoptera, Orthoptera, Hemiptera, Co- leoptera. The study carried out on part of the collected material led to the pubblication of 109 original papers (list on page 397) in which 76 new species and subspecies (57 species and 19 sub- species) were described (list on page 395). These researches will continue in the years to come chiefly on the ground of expeditions carried out by specialists for the most significant animal groups. The aim of all these researches is a synthesis on the zoogeography of the Apennines.

maria Mags Deli

L: Se

402

ALESSANDRO FOCARILE

SINTESI PRELIMINARE DELLE ATTUALI CONOSCENZE SUI COLEOTTERI TENEBRIONIDI DELLE PICCOLE ISOLE CIRCUM-SICILIANE

(Coleoptera Tenebrionidae)

In questi ultimi anni, grazie alle ricerche di diversi entomologi ed alle mie personali, le nostre conoscenze sul popolamento tenebrionidologico della Sicilia e delle piccole isole circum-siciliane sono notevolmente aumentate (*). Sebbene per diverse piccole isole, come si noterà in dettaglio, quanto sappiamo sia ancora insufficiente, il complesso di conoscenze attualmente disponibile giu- stifica già una prima sintesi, ed è questo lo scopo del presente lavoro. In un prossimo studio a più ampio respiro, l'argomento verrà sviluppato e studiato nei suoi dettagli. E così pure saranno proposte delle considerazioni zoogeografiche emerse attraverso l’analisi dell’attuale popolamento. A tutt'oggi, per tutte le piccole isole circum-siciliane prese nel loro insieme, mi sono note 70 specie. Ho escluso da questa cifra le seguenti 5 specie che, per essere legate alle derrate alimentari, sono ampiamente diffuse, e sono di ben scarso significato zoogeo- grafico: Tenebrio molitor Linn., T. obscurus Fabr., Pentaphyllus testaceus Helw., Gnathocerus cornutus Fabr., Tribolium castaneum Herbst.

Le specie sono ordinate sinteticamente sotto forma di tabella, il che pre- senta il vantaggio di mettere in risalto l’entità del contingente faunistico (mag- giore 0 minore) presente in ogni isola, nonché di rendere facilmente comparabili le singole faunule. Ove vi è scarsità di dati, la tabella mette in rilievo le lacune nelle nostre attuali conoscenze, lacune che potranno essere colmate con future ricerche. Questa tabella è preceduta da un elenco che comprende per ogni isola a) la fonte dei dati, che può essere di due tipi (ricerche inedite, dati pubblicati); b) i caratteri della fauna di tenebrionidi, tratteggiati a grandi linee.

Ma TA

Ricerche inedite: Schatzmayr-T'asso 1926, De Luca 1945 (coll. Mus. Milano). Bibliografia: CAMERON & CARUANA-GATTO 1907 - LuIcionI 1929 - GRIDELLI (in PORTA) 1949 - GRIDELLI 1960a. Specie note: 33. Caratteri della fauna: Malta ci offre l'esempio di un popolamento ricco e composito. Al ben rappresentato contingente di specie a più o meno vasta diffusione mediterranea (e tutte presenti anche in Sicilia), possiamo aggiungere:

(*) Sono da citare le ricerche finanziate dal C.N.R. sul popolamento delle piccole isole. Ma a mia conoscenza, ad esclusione del lavoro di Marcuzzi 1970 indicato in bibliografia, non è finora apparso alcun lavoro sui tenebrionidi delle piccole isole circum-siciliane.

TENEBRIONIDI DELLE ISOLE CIRCUM-SICILIANE 403

1) alcune specie a diffusione o di derivazione mediterraneo-orientale (Tentyrıa leachi Baudi, specie che si riallaccia - secondo miei studi ancora ine- diti - alla 7. italica Sol.; Dichillus pertusus Kiesw., specie appartenente al subg. Dichillocerus Rtt. a geonemia mediterraneo-orientale, MARAN 1935, GEBIEN 1937; Dendarus dalmatinus Germ. (sensu Focarile, cioè dalmatinus Germ. + lugens Muls.).

Fig. 1 - Posizione geografica delle piccole isole circum-siciliane: 1. Arcipelago delle Eolie (Strom- boli, Panarea, Salina, Filicudi, Alicudi, Vulcano, Lipari) - 2. Ustica - 3. Arcipelago delle Egadi (Favignana, Levanzo, Marettimo) - 4. Pantelleria - 5. Linosa - 6. Lampedusa - 7. Isole Maltesi

(Malta, Gozo)

2) alcune specie a diffusione o di derivazione mediterraneo-occidentale (Alphasida grossa melitana Rtt., Ocnera lima Pet., Scleron multistriatum Forsk., Chtobius ovatus Erichs.).

3) due specie: Blaps foveicollis Alld. e Pseudoseriscius cameroni Rtt. de- scritte e note dalla letteratura solo di Malta. Potrebbe trattarsi di endemiti, ma mancano studi recenti su nuovi materiali, e c’è il dubbio se si tratti di specie valide, oppure di forme riallacciabili ad entità a più vasta diffusione.

Infine merita notare che due specie, e precisamente Stenosis melitana Rtt., e Alphasida grossa melitana Rtt., alla luce e sulla scorta di studi e ricerche re- centi, o sono state ritrovate anche in Sicilia (Stenosis), oppure sono state ridotte al rango di razza locale (Alphasida).

404 A. FOCARILE

STRO M BOL

Ricerche inedite: Moltoni 1959 (coll. Mus. Milano) - Focarile VIII.1963. Bibliografia: GRIDELLI 1950 (citaz. di Pimelia rugulosa Germ.). Specie nate: 9,

Caratteri della fauna: 1 tenebrionidi di Stromboli, come del resto tutta l’entomofauna, sono imperfettamente conosciuti. Sebbene l’attività del vulcano lasci ben pochi ambienti suscettibili di insediamento faunistico, penso che accu- rate ricerche in epoca adatta potrebbero completare il quadro faunistico, che attualmente si riduce agli elementi più diffusi nelle Eolie, e più facilmente rin- venibili. Degna di nota la popolazione di Pimelia rugulosa. Già GRIDELLI (1950), pur sulla scorta di scarso materiale, aveva rilevato come gli es. di Stromboli fos- sero caratterizzati per la parziale obliterazione delle coste elitrali, e per la diffusa, irregolare granulazione delle elitre stesse. Questi caratteri distaccano nettamente detta popolazione da quelle delle altre isole dell’arcipelago eoliano.

PANAREA

Ricerche inedite: Focarile III.1970. Bibliografia: GRIDELLI 1950 (citaz. di Pimelia rugulosa Germ.). Specie note: ‘19,

Caratteri della fauna: Panarea, pur essendo la più piccola per superficie tra le isole qui considerate, ha rivelato un ricco popolamento di tenebrionidi. Al contingente faunistico comune a tutte le altre isole eoliane, si aggiungono alcune specie di un certo interesse: Pedinus helopioides Ahr., specie a geonemia transa- driatica (Quarnero, Dalmazia continentale ed insulare, Herzegovina, Albania, Isole Ioniche, Puglia, Calabria, Sicilia, GRIDELLI 1950); Alphasida grossa s.l., nota per l’Arcipelago delle Eolie solo di Panarea e Salina; Gunarus parvulus Luc., specie rara e nota di poche località, a geonemia mediterraneo-occidentale. In- fine la varietà di ambienti a Panarea consente l’insediamento di specie ad esigenze ecologiche piuttosto specializzate. L'esistenza di una piccola spiaggia sabbiosa

consente già l'insediamento dei tipici psammo-alobi Erodius siculus s.1., Pachy- chila frioli Sol., e Ammobius rufus Luc.

SELTEN A

Ricerche inedite: Focarile VIII.1963, V.1969, III.1970. Bibliografia: GRIDELLI 1950 (citaz. di Pimelia rugulosa Germ.). Speri, note: 19,

Caratteri della fauna: nonostante la superficie (oltre 26 kmq), la presenza di rilievi che superano gli 800-900 m, e per conseguenza vi sia una certa varietà di ambienti popolabili, Salina presenta ancora oggi una fauna che, considerata nel suo insieme, è piuttosto scarsa. Non bisogna dimenticare che l’isola fu deva- stata da un violento incendio nel 1945, che distrusse tutta la vegetazione spon- tanea, i coltivi, e giunse a minacciare i vari centri abitati. Anche a Salina notiamo il solito contingente di tenebrionidi che costituisce la base dell’entomofauna comune alle altre isole vicine. Come a Panarea, ritroviamo Pedinus helopioides Ahr. e Alphasida grossa s.l. L’esistenza di una spiaggia a sabbia grossolana ha rivelato la presenza, tra l’altro, di una numerosa popolazione di Opatrum obesum OI. Trattasi di un altro interessante elemento a geonemia transionica, mediter-

TENEBRIONIDI DELLE ISOLE CIRCUM-SICILIANE 405

raneo-orientale: Armenia, Asia minore, Grecia continentale ed insulare, Cala- bria!, Sicilia orientale!, Is. d’Ischia! (GRIDELLI 1950). La macchia, ricresciuta folta e rigogliosa, ha visto salvarsi due elementi tipici di questo ambiente: Pro- baticus anthrax Seidl. e Helopondrus assimilis Küst., due specie di derivazione o geonemia mediterraneo-occidentale.

EIA RI

Ricerche inedite: Focarile VIII.1963, III.1970 - Moltoni 1965 (coll. Mus. Mi- lano).

Bibliografia: GRIDELLI 1950 - CANZONERI 1968c.

Specie note: 14.

Caratteri della fauna: anche la fauna di Lipari non è ben conosciuta. Le quattordici specie a me note, non rappresentano certo l’insieme della fauna che ci si aspetterebbe di rinvenire in un’isola di oltre 37 kmq, con rilievi che oltrepassano 1 500-600 m, e con una certa varietà di ambienti. Unico elemento interessante, per il momento, è la Tentyria laevigata Stev., un tipico endemita della Sicilia orientale, sicuramente piuttosto antico, come comprova l’attuale suo areale co- Stituito da stazioni isolate anche per quanto riguarda le piccole isole. Lipari è l’unica isola ove si rinvengano Tentyria grossa Bess. e T. laevigata Stev. Anche a Lipari, in lembi relitti a macchia alta, sono stati rinvenuti Probaticus anthrax Seidl. e Helopondrus assimilis Küst.

Veeck Nod

Ricerche inedite: Focarile VIII.1963, V.1969. Bibliografia: CANZONERI 1968c. Specie note: 8.

Caratteri della fauna: ben poco si può dire sui tenebrionidi di Vulcano, date le ricerche molto scarse. Unica specie di un certo interesse è la Tentyria laevigata Stev. Anche per Vulcano vale quanto detto per Lipari. La superficie e la riscontrata varietà di ambienti dovrebbero consentire di rilevare una fauna ben più importante di quella attualmente nota.

Fre bean

Ricerche inedite: Focarile V.1970. BPecie note: 11.

Caratteri della fauna: per le sue caratteristiche di substrato e di vegeta- zione, nonché per il carattere della sua coleotterofauna, Filicudi presenta diverse analogie con Salina.

Oltre alle specie comuni a tutto l’arcipelago delle Eolie (Pimelta, Allo- phylax, Scaurus, Opatrum verrucosum, Blaps), vi sono alcuni elementi di un certo interesse. Tentyria laevigata (presente a Lipari ed a Vulcano, nonché ad Ustica), Pedinus helopioides (raccolto a Panarea e Salina), Stenosis brenthoides s.l. le cui caratteristiche morfologiche (piccola statura, apice della capsula paramerica non troncato) sono simili a quelle osservabili nella popolazione di Alicudi. À Fili- cudi, come ad Alicudi, non sono stati raccolti Gonocephalum. Il versante Nord dell’isola, interamente a tufo rossastro e coperto da una fitta macchia a Spartium junceum + Cistus, dove percorribile, è risultato all’epoca delle mie ricerche del

406 A. FOCARILE

tutto privo di tenebrionidi. La diffusione verticale degli elementi più banali (Pimelia, Tentyria) risulta a Filicudi piuttosto depressa, non superando i 300 m. È probabile che tale mancanza a quote più elevate debba imputarsi a ragioni lococlimatiche, quale soprattutto il persistente cappuccio di nebbie nella por- zione dell’isola oltre i 450-500 m.

ALICUDI

Ricerche inedite: Moltoni 1966 (coll. Mus. Milano) - Focarile V.1970. Specie note: 13.

Caratteri della fauna: malgrado la modesta superficie (5,6 kmq), la natura litologica prevalentemente compatta ad Alicudi (basalti e andesiti) ha notevoli riflessi sul popolamento faunistico. Notiamo innanzitutto una diffusione verti- cale molto ampia per diverse specie (Tentyria, Pimelia, Scaurus, Blaps) che sono state ritrovate quasi dal livello del mare fino ai 675 m del M.te Filo dell’Arpa, massima elevazione dell’isola. "Tale diffusione viene favorita dal substrato roc- cioso, prevalentemente di tinta scura, facilmente surriscaldabile, come compro- vato dalle mie numerose misurazioni termometriche. Per quanto riguarda il contingente di tenebrionidi presente ad Alicudi, notiamo che la Tentyria è pre- sente con la specie grossa, la cui popolazione non è omogenea per quanto riguarda le dimensioni. Sono stati raccolti esemplari che hanno la stessa statura della laevigata Stev. Come a Filicudi, non sono stati raccolti Gonocephalum, e per quanto riguarda la parte alta a macchia sono presenti Probaticus anthrax e Ca- tomus rotundicollis.

Ls: rem.

Ricerche inedite: Perilli 1906 (coll. Luigioni) - Focarile V.1965. Bibliografia: Riccio 1885 - LurcionI 1929 - GrRIpELLI 1950. Specie note: ' 17.

Caratteri della fauna: la fauna di tenebrionidi di Ustica, che si può dire sufficientemente nota, rivela subito una sua fisionomia ben caratterizzata. Essa è decisamente differente da quella delle Eolie, sia per le presenze, sia per le lacune che si possono osservare. La posizione geografica isolata (dista dalla costa sicula 67 km), le caratteristiche climatiche attuali, e probabilmente anche le vicende paleogeografiche, evidenziano a Ustica modalità di popolamento si- curamente differenti da quelle che hanno interessato le isole dell’ Arcipelago Eoliano. Notiamo innanzitutto l’assenza a Ustica dell’elemento più banale nella fauna di tenebrionidi delle Eolie, e precisamente di Pimelia rugulosa s.l. (ricordo per inciso che anche a Pantelleria e nelle Pelagie sono assenti le Pimelia). Assenti così pure quegli elementi a geonemia mediterraneo-orientale (specie transadria- tiche, come Pedinus helopioides Ahr., o transioniche, come Opatrum obesum Ol.) che tuttavia sono presenti in qualche isola delle Eolie (Salina, Panarea). Per contro ben 6 specie, sulle 17 note, sono presenti a Ustica ma assenti nelle Eolie: Pe- dinus punctatostriatus Muls., Dilamus planicollis Fairm., Opatrum schlicki Geb., Crypticus gibbulus Quens., Cossyphus moniliferus Chevr., e Belopus elongatus Herbst. Di particolare interesse è l’Opatrum schlicki, specie assente in Sicilia, e conosciuta (oltreché di Ustica) anche di Pantelleria, e T'unisi. Dilamus plani- collis Fairm. è specie siculo-maghrebina, nota però della Sicilia sotto il nome di rufipes Luc. e solo di 2 località (LUIGIONI 1929; non avevo visto nessun esemplare italiano nelle collezioni museali e private da me esaminate negli ultimi 7 anni.

TENEBRIONIDI DELLE ISOLE CIRCUM-SICILIANE 407

Solo recentemente ho esaminato 1 es. raccolto dal Dr. C.A. Ravizza alla foce del fiume Belice, presso Selinunte sulla costa meridionale della Sicilia). Interes- sante infine la presenza di Tentyria laevigata Stev., citata fin dal 1885 da Rıccıo, il cui areale relitto è stato già messo in rilievo trattando della fauna di Lipari.

Vediamo pertanto confermato, anche attraverso l’esame dei tenebrionidi, l’originalità della coleotterofauna di Ustica, originalità che trova conferma inoltre in altre famiglie, per es. i carabidi. Ma tale argomento verrà sviluppato in altra

sede con l’opportuna documentazione.

LEVANZO

Ricerche inedite: Osella (coll. Mus. Verona). Bibliografia: Marcuzzi 1970. Specie note: 6.

Caratteri della fauna: la scarsezza di dati non consente, per il momento, di farsi un’idea dell’entità e delle caratteristiche dei tenebrionidi di Levanzo. E vedremo che la stessa cosa si può dire di Marettimo. Dal poco che sappiamo, si tratta di una fauna siculo-occidentale molto impoverita. Di un certo interesse l’Alphasida grossa s.l., e soprattutto l’Opatroides punctulatus Br., specie ad ampia diffusione in tutta la regione mediterranea, e che forma un « Rassenkreis » non ancora studiato dettagliatamente, ma che giunge a popolare la Siberia orientale ad Est, l'Etiopia e la Somalia a Sud (GEBIEN, Cat. Junk pars 22, p. 333). Per contro in Italia, ha una diffusione molto limitata: Sicilia, Sardegna (dati per- sonali). Manca in tutte le Eolie e ad Ustica, ma è presente in tutte le piccole isole del Canale di Sicilia, Lampedusa esclusa.

FAVIGNANA

Ricerche inedite: Barajon 1964 - Osella (coll. Mus. Verona) - Focarile V.1966. Bibliografia: CANZONERI 1968a - Marcuzzi 1970. Specie! note: 22,

Caratteri della fauna: considerato il relativamente recente distacco dalla costa trapanese, Favignana ha con Levanzo una fauna tipicamente siculo-occiden- tale. La modesta distanza dalla costa sicula (solo 8 km per Favignana), unita alla modestia dei fondali sempre tra Favignana e la costa sicula (solo 25 m come profondità massima), fanno che la fauna di quest'isola dovrebbe essere tipi- camente siciliana. Ma l’antropizzazione spinta, ha distrutto definitivamente in primo luogo la macchia pre-esistente. Attualmente l’isola l’impressione di una estrema aridità. Di un certo interesse la presenza di Dichillus pertusus Kiesw. (teste CANZONERI 1968a). Favignana rappresenterebbe la località più occidentale non solo per questa specie, ma per tutto il subg. Dichillocerus la cui geonemia (come abbiamo visto trattando della fauna di Malta) è tipicamente mediterraneo- orientale.

MARETTIMO

Ricerche inedite: Osella (coll. Mus. Verona). Bibliografia: Marcuzzi 1970. Specie note: 6. Caratteri della fauna: purtroppo anche di Marettimo sappiamo ben poco.

Dico purtroppo, perché Marettimo merita ricerche molto accurate, e non è escluso che esso abbia una fauna parzialmente differente da quella di Favignana

408 A. FOCARILE

e Levanzo. Dai dati paleogeografici in nostro possesso, magistralmente utilizzati in campo botanico da MEssERI & FRANCINI (1956), quest'isola ha avuto vicende che giustificano un’attenzione maggiore da parte degli entomologi. I pochi dati attualmente disponibili, si riferiscono soltanto ad elementi banali, e largamente diffusi nella regione oggetto del presente lavoro, eccezion fatta per Opatroides punctulatus Br.

FPANTELLERTS

Ricerche inedite: Fea 1875, D’Albertis 1877-1878 (coll. Mus. Genova) - Meda, Palumbo 1898 (coll. Dodero) - Derosas 1913 (coll. Dodero) - Moltoni- Pippa 1954 (coll. Mus. Milano) - Focarile VIII.1962.

Bibliografia: RaGusA 1875 - Mertens 1926 - LurGiont 1929 - GRIDELLI 1950 - LIEBMANN 1962.

Specie note: 19.

Caratteri della fauna: fin dal secolo scorso Pantelleria ha attırato l’atten- zione degli entomologi. Grazie alle numerose ricerche pubblicate e non, pos- siamo affermare di conoscere bene la sua coleotterofauna (1), e di conseguenza anche i suoi tenebrionidi. Quantunque, la sua superficie, il rilievo, l’esistenza di un manto vegetale ancora oggi di una certa importanza, nonché l’esistenza di un bacino idrico chiuso (il Bagno dell’Acqua, lago craterico) dimostrino a prima vista l’esistenza di ambienti variati, le ricerche finora condotte non hanno per- messo di rilevare una coleotterofauna molto ricca. A me sono note di Pantelleria solo 140 specie circa, cioè meno di quelle note di Ustica! Le 19 specie di tene- brionidi rappresentano dunque meno del 14%, dell’intera coleotterofauna. E evidente che anche nel caso di Pantelleria, come in quello di altre piccole iscle, debbano essere presi soprattutto in considerazione 1 fattori paleogeografici piut- tosto che quelli ecologici. Posta quasi al centro del canale di Sicilia, Pantelleria dista 110 km dalla Sicilia (Mazara del Vallo) e 70 km dalla Tunisia (Capo Mu- stafà). Sarà quindi necessario, in opportuna sede, tenere in considerazione gli eventuali collegamenti territoriali che possono essersi instaurati nel passato, non dimenticando che a Pantelleria è stato rinvenuto un tipico rappresentante della fauna edafobia: Alaocyba separanda Dod., curculionide cieco e depigmentato.

Manca a Pantelleria la tirrenica Pimelia rugulosa, e così pure Allophylax picipes Ol. (citato di Tunisia), mentre è presente un gruppo di specie di chiara derivazione maghrebina, e che non in tutti i casi raggiungono la Sicilia:

(2) Pachychila cossyrensis Rag. (Algeria orientale, Pantelleria). Alphasida grossa cossyrensis (forma locale del « Rassenkreis » grossa, e che popola tutta la Sicilia, l’estremità occidentale della Calabria, Malta, Panarea, Salina, Favignana, Levanzo, e Pantelleria).

(3) Ocnera lima Pet. (Sicilia, Malta, Pantelleria).

Heliophilus avarus Muls. (Sicilia, Favignana, Lampedusa, Pantelleria). Opatrum schlicki Geb. (Tunisia, Pantelleria, Ustica).

(1) Però la microfauna del suolo è quasi completamente sconosciuta.

(2) che PEYERIMHOFF 1927 considera solo una forma estrema della crassicollis dell’ Algeria orientale.

(3) Specie descritta di Sicilia, citata di Malta, e raccolta a Pantelleria da Ragusa e da Mer- tens. Ma non è stata ritrovata, a mia conoscenza, da diversi decenni. Personalmente ho visto un unico esemplare raccolto nel secolo scorso, e conservato in coll. Costa (Mus. Zoolog. Univ. Na-

poli).

TENEBRIONIDI DELLE ISOLE CIRCUM-SICILIANE | 409

Sono da aggiungere altre specie, a più vasta diffusione, ma sempre con gravitazione mediterraneo-occidentale: Tentyria grossa s.l., Akis spinosa L., Probaticus anthrax Seidl.

E; ANL PED. SA

Raccolte inedite: D’Albertis 1877-1878 (coll. Mus. Genova) - Derosas 1913 (in coll. Dodero) - Schatzmayr 1929 (coll. Mus. Milano) - Barajon 1964 (coll. personale, Milano). Bibliografia: FAILLA-TEDALDI 1886-1887 - Ragusa 1891-1892 - LuIicionI 1929 - KocH 1935 - GripELLI 1930, 1950, 1960a (in ZAVATTARI e Coll.). Specie note: 23. | Caratteri della fauna: il tratto caratteristico di tutta la coleotterofauna di Lampedusa è la sua spiccata impronta nord-africana. Nel suo ambito, i tene- brionidi costituiscono un insieme ricco ed interessante. Essi sono stati oggetto - insieme a quelli di Linosa - di una accurata trattazione da parte di GRIDELLI (1960a). Basterà quindi, in questa sede, solo un breve cenno. Asida minima Rtt., ad affinità sistematica ancora incerta, è il più interessante endemita nei tenebrio- nidi di Lampedusa. Machlopsis doderoi Grid. è noto solo di Lampedusa e della Cirenaica, ed appartiene ad un genere diffuso dall’Algeria alla Siria, nonché nel Senegal (*). Pachychila tazmaltensis Desb., Microtelus lethierryi Reiche (°), Blaps nitens Cast. ed Allophylax costatipennis Luc., rappresentano il contin- gente di specie maghrebine, assenti in Sicilia. Il gruppo di specie siculo-maghre- bine è rappresentato da Chtobius ovatus Erichs. Alphasida puncticollis tirellu Leoni è razza endemica di Lampedusa, ma la forma nominale è diffusa (GRIDELLI 1960b, ex REITTER 1917) dalla Spagna, attraverso l’Algeria, fino in Tunisia; quindi è specie betico-maghrebina. La presenza a Lampedusa di spiaggia ad elementi minuti ha permesso l’insediamento di alcuni psammo-alobi, come Erodius siculus emondi Sol. (sensu Focarile), Ammobius rufus Luc., Trachyscelis aphodioides L. (che secondo KocH 1935 apparterrebbe ad una forma locale), Phaleria acuminata Küst. e bimaculata L. (teste CANZONERI 1968c).

Lo Tp OBA

Ricerche inedite: Derosas 1913 (coll. Dodero) - Barajon 1964 (coll. personale,

Milano).

Bibliografia: Luicıonı 1929 - GrIpELLI 1950, 1960 (in ZavaTTari e Coll.). Specie note: 13.

Caratteri della fauna: anche per Linosa vale quanto detto per Lampedusa, essendo stata studiata la coleotterofauna da GRIDELLI. A differenza di Lampedusa, Linosa é vulcanica, e presenta un contingente di tenebrionidi decisamente dif- ferente. La specie più significativa è l’Himatismus (Curimosphena) villosus Haag, curioso tenebrionide con ali potenzialmente funzionali (controllo personale!). Specie ad ampia diffusione dall'Asia paleartica meridionale, attraverso l'Arabia,

(4) Si tratta probabilmente di un genere relitto nel Mediterraneo meridionale, facendo parte di un gruppo di generi (Lycanthropa Thoms., Cimicia F., Argasidius Per., Geophanus H.R., etc.) che sono ampiamente diffusi nell'Africa meridionale (Angola, Sud Africa, GEBIEN 1937).

(5) aut torre-tassoi Koch-Schatzm. 1934 della Libia e dell’Egitto. E probabile che gli es. di Lampedusa (non noti a GRIDELLI), e quelli siculi (citati come lethierryi da GRIDELLI nel 1930, prima della descrizione di torre-tassoi), andranno ristudiati.

410 A. FOCARILE

fino in Eritrea e nell’Africa sudanese. Nota dell’Africa settentrionale dalla Tri- politania all'Egitto. Si spinge ad Ovest fino alla Guinea ed all’Angola (GRIDELLI l.c., KocH 1935, 1937), e Linosa rappresenta l’unica stazione europea. Altra specie interessante è lo Pseudoseriscius griseovestitus (Fairm.) sensu GRIDELLI l.c., cioè griseovest. + pellitus Rtt., assente in Sicilia, e che è elemento maghre- bino. Un solo endemita (a rango di forma locale) è la Tentyria grossa sommieri Baudi, che GRIDELLI l.c. considera semplice «var. ». Se eccettuiamo Stenosis brignonei Koch, descritta di Linosa e Lampedusa, ma in seguito ritrovata anche sulla costa meridionale della Sicilia (GRIDELLI 1949), il resto dei tenebrionidi di Linosa è costituito da specie a più vasta diffusione, sempre però a gravitazione mediterraneo-occidentale.

CONSIDERAZIONI GENERALI

1) Specie presenti in Sicilia e non rinvenute nelle piccole isole circum-siciliane

1. Zophosis punctata Br. 2. Pachychila germari Sol.

3. Stenosis freyi Koch 4. Dichillus minutus Sol.

5. Asida goryi Sol. 6. Sepidium siculum Sol.

7. Sepidium bidentatum Sol. 8. Pimelia grossa F.

9. Colpotus strigosus s.l. 10. Scleron armatum Waltl.

11. Anemia sardoa Gené 12. Leichenum pulchellum Küst. 13. Halammobia pellucida Herb. 14. Pseudoseriscius helvolus Küst. 15. Oochrotus unicolor Luc. 16. Cossyphus tauricus Stev.

17. Enoplopus dentipes Rossi 18. Lyphia tetraphylla Fairm. 19. Catomus consentaneus Küst. 20. Odocnemis exaratus Germ. 21. Neatus noctivagus Muls. 22. Dendarus dalmatinus (Germ.) Foc.

2) Specie a status tassonomico incerto

1. Dichillus socius Rottbg. 2. Pedinus longulus Baudi 3. Opatrum validum Rottbg.

3) Specie a me ignote, citate nella letteratura della Sicilia

1. Probaticus gibbithorax Gemm. 2. Allardius oculatus Baudi 3. Nephodinus siculus Canz.

4) Specie presenti (talvolta come endemiti) in alcune piccole isole circum-siciliane, ed assenti in Sicilia

. Pachychila tazmaltensis Dsb. (Lampedusa)

» cossyrensis Rag. (crassicollis cossyrensis sensu PEYERIMHOFF 1927, Pantelleria)

. Alphasida puncticollis tirelli Leoni (Lampedusa) Asida minima Rtt. (Lampedusa)

. Machlopsis doderot Grid. (Lampedusa) Himatismus villosus Haag (Linosa)

Allophylax costatipennis Luc. (Lampedusa)

. Opatrum schlicki Geb. (Ustica, Pantelleria)

. Pseudoseriscius cameroni Rtt. (Malta)

» griseovestitus Fairm. (Linosa)

D

SLDNO UR

TENEBRIONIDI DELLE ISOLE CIRCUM-SICILIANE 411

La tab. II mette in risalto come non vi sia alcun rapporto tra superficie di ogni singola isola, e ricchezza di fauna tenebrionidologica. E tale mancanza di rapporto viene confermata anche attraverso l’analisi dell’intera coleotterofauna di ogni isola. Questo vale naturalmente solo per le isole la cui esplorazione fau- nistica può considerarsi sufficiente. Vediamo per esempio come la piccola Pa- narea, con appena 3,4 kmq di superficie, abbia una fauna altrettanto ricca quanto quella della ben più vasta Pantelleria che, con i suoi 83 kmq di superficie, ha solo 19 specie di tenebrionidi. Ho preso un caso estremo, considerando inoltre che entrambe le isole sono di natura vulcanica. Evidentemente in questo, come in altri casi, altre cause sono da prendere in considerazione, in particolar modo le vicende paleo-geografiche, ed il contingente faunistico originario, che è stato alla base del popolamento (LA GRECA - SaccHI 1957 p. 115).

CONCLUSIONI

Esaminando i dati disponibili, notiamo che il popolamento nelle piccole isole circum-siciliane è determinato oltreché da fattori ecologici attuali (quali il clima, la natura del substrato, il tipo e l’estensione della vegetazione spon- tanea) soprattutto da fattori paleogeografici che hanno influito in varia misura (spesso in senso piuttosto negativo) sulla composizione della fauna. Praticamente, come era da prevedersi considerata la posizione geografica, la fauna di ogni isola rappresenta un capitolo a sé, e si può escludere a priori ogni tipo di generalizza- zione. Purtroppo noi manchiamo a tutt'oggi di una approfondita ed aggiornata base di studi geologici (o per meglio dire paleo-geografici) sulle isole a Nord della Sicilia: Ustica e le Eolie. Per quanto riguarda Pantelleria e lc Pelagie, o non sappiamo nulla (Pantelleria), oppure nel caso delle Pelagie le conclusioni alle quali sono giunti 1 geologi non possono dirsi definitive.

Già da uno sguardo preliminare alla lista delle specie (Tab. I) notiamo che ogni isola (purché sia stata sufficientemente esplorata) ha una sua propria in- dividualità. Esaminando la cartina a fig. 1, osserviamo che queste isole sono disposte a ghirlanda intorno alla Sicilia. Viene spontanea la riflessione che queste isole si trovino sul tracciato di determinate correnti di popolamento, correnti che hanno interessato anche la Sicilia. Ma vediamo sia nei tenebrionidi come in altre famiglie, sia nelle specie alate come in quelle subattere, una certa ricchezza di varianti e di modalità di combinazioni. Ci troviamo cioè di fronte alla sovrappo- sizione di più fattori determinanti il popolamento, e non sempre è possibile ri- salire al fattore predominante. Non sarà inutile riassumere il tipo di fauna che possiamo osservare oggigiorno in queste piccole isole.

MALTA: vi è una base faunistica costituita da elementi a più o meno vasta diffusione nel Mediterraneo occidentale. A tale base vanno aggiunti alcuni ele- menti di derivazione (Tentyria leachi) o diffusione mediterraneo-orientale (Di- chillus pertusus, Dendarus dalmatinus). Gli endemiti sicuri sono due: Tentyria leachi e Alphasida grossa melitana.

EOLIE: mancano gli endemiti anche a livello razziale (forse la Pimelia rugulosa di Stromboli meriterebbe di essere nominata). Unici elementi a diffu- sione mediterraneo-orientale sono: il Pedinus helopioides e l’Opatrum obesum. Alcune isole (tra quelle sufficientemente esplorate) si caratterizzano per la presenza od assenza a livello generico (Gonocephalum, Alphasida) oppure specifico ( Tentyria

A. FOCARILE

412

|

| | dd | + | hi ER) A ee) à - I | | | + | kt ee el E | Loe den eos | | + | | | | | | | + | ads ue. + sa PRE Ni da Da el | eS Da eher. ee een PRI rase e eel EN) e eel Sheps ce ees L- |_-|_- | +] ats: + Pa sape Nes ds or es Ve). Dr, n Be | + 1 |] = a) VO a ad ee poid 7 | noi e eae det LEE ca ie > 2 DI a Z N APRE © ERS

ae ae le re

‘YOST 20$$D7-24401 9810] O ‘24449119 SN9104NIA (1)

‘(OLÉI °IHU90HX nsuas) ‘['S SNJN9IS snıpoa7 (9)

= ds 2: LA ET = + "WIN, SNUMDU]DP SNADPUI(] “FF = = = Bh 2 ae = si * *USIETA 249/1Y19] «EE = È + = a er = ale "HP DIDUOUIMU An TE a = SE 4 ei. = = 7587 pd u, ME - | - |- | - | - | - || + "PITV $//091900f «08€ da en = = = ‘sed sugnu «67 ++ + + + +++ uur] sois sdojg ‘87 = = Fe à o = + 94 DUI] DAUIO ‘LT + + I + + +1 + + | + TS Dsomdna vıjaung "97 +[+|[+F|+|[+|[+|[+|+ I SDS ST si = Las ce = = = "A sn10410 « "47 ane Per Cai | TO SAS SnANDIS' "ET Zi = Le n La + + ‘JOS DAUDAIIIQNS « 77 AL, 2 ies ee ae = ‘UUr] vsouds styp ‘IT Pra wae = = = DS = PRO 1043pop SISdOJYIDIN ‘OT = x a = = == = WY DU DPISY ‘GTI ze Es er + = = = PZL] 11]]241] sound x "SI je = = = + + = + * ‘TS DSSO4S Dpisoydp ‘LI de + Re St a = = + T 52407109 snıoydoua]7 ‘OT = ca ae = = ni () Wyo Ye 24449119] SNJAJOAIIT "SL = ae = È = = = + "MSOIS snsn749d SNJNYII(T ‘tI è = = + 23 dEi e + WY vuvjiyau « SET a e Le = = YO 29U0U511q « CI +|+|-|=-|+|[+|-|+ TS sapioyguasag «I pi u u + at = =. "Ts pıpawmasjur SISOUZIS ‘OT SE Ber È ae Sa hee se = deep] snsoppa snwsypun ‘6 = == | - | + Ipneg 24209] ‘8 =e ae Re: de JE =p ay Ss ‘TS Dssoss « % CS E + en = = “AVIS DID51290] vıadquaL *9 En Pr ae ae gi Bie Da: = "Ts 2unalap « - Reale E JOS yous « + de, =! = DE = = = “GUY S15U24(SS09 « x È = = a a er = et SISUITJDULZD] DPYIKYIDK “7 = È = ca = SE a LE * (9) ‘TS snynms sniposgq ‘| un un

ES El le |e le @ = > = > © E e = (E b2 HE

| Hi

QUBI]IOIS- UNITO

QJosI 9[0991d [PP IPIUOIIQOUSY 119ZJ09]OI

E FPE

TENEBRIONIDI DELLE ISOLE CIRCUM-SICILIANE

ese | GL. 9 te tr 9 ARR - | - | —- | - bo —- | +, +1 + eos lon Fe Bra HART „less. à Pat | - | +1 - | +1 - | +] +1 + fF f eS fp || - | + | - | Sr ale Ze ln a Ge SE: ne, [ee ei En - | - | +1! - + - | +] - | PEN = | I ee pio +) fe | | | | Serie | sea | E $e es - | - | - | - | - | - | - | +1 + + | - | +1 - | - | - | - | - | - | +1 +1 - | - | - | + | - | - | - | - | - | +1 - | | | +1 - 1/1 +1 - | - | + | - | - | +) |- Il | | | | - | - | - I! +| +) ++ | + | - | - | - | | | + | - | - | - | - | - | - | - | - | | + /+ı +1 + - | - | - | ro eg held Era se Pa e ee ee ee

on. E aa =

si | Le

|

|

I Di de Ps aes ad

ee

m m

ONVOTA A

Iavarı

YNIIVS

VIUYVNVA

Homo | RAM ee NS MA MT NT En en AC

| ++++4

Pag aye

ptt ltl ++4+4+4+1 14+

i daga

|

9199dS 9[¥10 J, LR ‘OL "fig 40]091un snao]ydodaH ‘69 ‘4 Smumodorp smgonydiy ‘89 *SINJA DI0U249I DAOYIYT ‘L9 ‘yang snpyjod snuoyzuox ‘99 "ISNS] SJUUISSD snapuodopf ‘C9 "SNS SIND stAouo ‘+9 on snjnawd snavundg '£9 "IPIIS XDAYIUD sn91109047 ‘TO °C) sıjonpunjo4 SNUOIDI] ‘T9 ISQIJ9H sSn205uo]a sndopg ‘09 ‘UD snafızwmom snydassoy *6S "WI9C) V]0U949 S1]AUOAYTOIVI] ‘SG "A sn211s3003S118 « atc "I ZUO4OWUDI SM19S149S0pPN9SJ] "IS ‘Suon() snjnqqis snai] "SS "7 010]n2DW1Qq X “$C "SNS DIDUNUNID DIAINOIT "ES *] sapıoıpoydo SY99SAYIDAT ‘TS è "SYSLIT snI000 SNIGOIYI ‘IS "OT snfnı sniqowmp °0S "IG snzojnz9und sap10120d4O ‘6% ‘IO wnsago « ‘8 *UIIIM) WNSOINALIA « “Ly ‘QD 24244 unaodo ‘9 "I wnsojn79s x "CH "JO WnasnAa « “bh ‘x mnsnd « "Eh "JA wnxyosd unjvydasouod "Th ‘ONY s2UU2d1101509 « "It 10 sadind xordydonp "Or "ySIOT MNIDIUISUINU UOLIIS ‘GE "une g Spoon) SUD *8£ "IN Sn40144507079und « LE 'ayy sapıoıdojay snumpaq ‘9€ "Ts snavav Snjydo2H "SE

VLIVIN

I ®II—99E,L 21595

414 A. FOCARILE

grossa, T. laevigata). Mancano tutti quegli elementi propri di un clima più arido, sub-desertico, e che sono per contro presenti ad Ustica e talvolta nelle piccole isole del canale di Sicilia (Opatroides, Heliophilus, Clitobius, Belopus).

Ustica: mancano gli endemiti. Tratto caratteristico è la presenza di due specie che hanno probabilmente un significato reliquario (T°. laevigata, Opatrum schhcki), e di qualche specie come Opatroides, Belopus e Dilamus proprie di un clima più arido. È assente il genere Pimelia, ed Alphasida.

EGADI: per quanto riguarda Favignana e Levanzo, possiamo parlare di fauna sicula molto impoverita (però manca il genere Opatrum!). Per Marettimo è prematura ogni conclusione, data l’insufficienza delle poche ricerche finora svolte.

PANTELLERIA: un unico endemita a rango razziale (Pachychila crassicollis cossyrensis), forse anche la razza locale (cossyrensis Rag.) dell’ Alphasida grossa, ma sec. Gridelli 1960b solo forma estrema dell’ A. grossa s.l. La fauna ha già un'impronta di tipo maghrebino, per la presenza di specie proprie di clima più arido. Manca il genere Pimelia.

LAMPEDUSA: fauna di tipo maghrebino, con presenza di un interessante endemita (Asida minima) e di un altro endemita a rango razziale (Alph. puncti- collis tirellu). Manca il genere Tentyria e Pimelia.

Linosa: la specie più interessante è | Himatismus villosus, genere tipica- mente africano. Unica stazione nota in Europa. Mancano le Pimelia.

Per terminare, aggiungeremo che la presenza in talune isole di substrati litoranei sabbiosi determina la presenza di alcuni tipici elementi quali Erodius, Pachychila frioli, Phaleria, Ammobius, Trachyscelis, Xanthomus. E così pure ove si sono conservati lembi di macchia o di bosco di una certa consistenza, si os- serva la presenza di qualche elemento propriamente silvicolo, come Probaticus

ed Helopondrus.

Tabella II Isola Natura Superficie No. specie Esplorazione Panarea (Eolie) Vulcanica 3,4 19 Sufficiente Linosa (Pelagie) Vulcanica 5,4 13 Sufficiente Alicudi (Eolie) Vulcanica 5,6 13 Sufficiente Ustica Vulcanica 8,6 i Sufficiente Levanzo (Egadi) Calcarea 7,0 6 Insufficiente Filicudi (Eolie) Vulcanica 96 11 Sufficiente Marettimo (Egadi) Calcarea 12,0 6 Insufficiente Stromboli (Eolie) Vulcanica 12,6 9 Insufficiente Favignana (Egadi) Calcarea 19,0 22 Sufficiente Lampedusa (Pelagie) Calcarea 20,0 23 Sufficiente Vulcano (Eolie) Vulcanica 21.0 8 Insufficiente Salina (Eolie) Vulcanica 26,8 19 Sufficiente Lipari (Eolie) Vulcanica 37,6 14 Insufficiente Pantelleria Vulcanica 83,0 19 Sufficiente Malta Calcarea 318,0 33 Sufficiente

SINTESI PRELIMINARE ECC. 415

RIASSUNTO

Nel presente lavoro, a carattere preliminare, vengono presentati in forma sintetica e ta- bellare i dati finora noti (editi ed inediti) sulla fauna tenebrionidologica delle piccole isole circum- siciliane. Delle 70 specie note all’autore, vengono tratteggiate se del caso le caratteristiche zoo- geografiche più interessanti. La tabella II mette in risalto di ogni piccola isola il rapporto tra su- perficie e numero di specie conosciute.

SUMMARY

A preliminary survey of the Tenebrionids Fauna inhabiting the small Islands around Sicily

This work outlines, on a preliminary basis, actual knowledges of the tenebrionids fauna inhabiting the main islands around Sicily, in the Mediterranean Sea. Some 70 species are re- corded from these islands, i.e. the Maltese Isl., the Aeolian Archipel (or Lipari Isl.), Ustica, the Egadi Archipel, Pantelleria, Lampedusa and Linosa. Of each island have been analyzed the zoo- geographical characters of its tenebrionids fauna.

The limestone, Maltese Isl. have a rich and various fauna: West and East Mediterranean, obvious species are the main components of this fauna. They are already known from Sicily. Only two endemic species (i.e. Blaps foveicollis and Pseudoseriscius cameroni) are noted, but new taxonomic researches are necessary in order to confirm or not their validity.

The volcanic, tertiary, Aeolian Archipel (or Lipari Isl.) show a fauna similar to that RAT in Eastern Sicily. However the endemic Sicilian Tentyria laevigata is inhabiting only some islands, while other islands of the archipel (Alicudi, Salina, Panarea and Stromboli) are inhabit- ated by Tentyria grossa. The lack of some typical species occurring Westward (Western Sicily, Ustica, f.i.) is pointed out. Some records obtained mainly by the study of average yearly rainfall, confirm some generalizations regarding the different character of coleopterous fauna in Eastern Sicily plus Aeolian Archipel viz. Western Sicily plus Ustica Isl.

The volcanic, tertiary, Ustica Island shows a rich and characteristic tenebrionids fauna. The Pimelia and Asida are completely unknown. On the other hand, some species recorded from Ustica and from Western Sicily (i.e. Belopus, Cossyphus, Dilamus) are unknown from Aeolian Archipel.

The Egadi Archipel (of limestone nature), are islands very near to Sicily, however the fauna is very poor.

The species known from Pantelleria (another volcanic, tertiary, island) show a character common to Sicily and to the near Tunisia. Pachychila crassicollis cossyrensis is an endemic sub- species of a North African species known from Algeria and Tunisia only. On the other hand, Alphasida grossa cossyrensis (another endemic sub-species) is closely related with A. grossa sensu lato from Sicily, southern Calabria, two of Aeolian Isl., and Maltese Isl.

Lampedusa (of limestone nature), and Linosa (of volcanic nature) are inhabitated by a high percentage of North African species, partially due to the geographical position of these small islands. Lampedusa has two endemic forms, i.e. Asida minima, and Alphasida puncticollis tirellit. Linosa is the only European locality known for Himatismus (Curimosphena) villosus, a largely diffused species of the African tenebrionids fauna. The Pimelia genus is unknown from Pantel- leria, Lampedusa and Linosa islands.

Table II shows the lack of interdipendence between the surface and the tenebrionids fauna of each island. For instance, the small Panarea Isl. (only 3,4 kmq) has the same number of species as the bigger (83,6 kmq) Pantelleria Isl.

BIBLIOGRAFIA

CAMERON M., CARUANA-GATTO A., 1907 - A list of the Coleoptera of the Maltese Island. - Transact. Entom. Soc. London.

CANZONERI S., 1968a - Primi dati sui Tenebrionidae di Favignana. - Boll. Mus. Civ. St. Natur. Venezia, 18 (pubblicato nel 1968): 91-108, 1 fig., 2 tavv. f.t.

1968b - Materiali per una monografia delle Phaleria del sottogen. Phaleria Latr. - Mem. Soc. Entom. Ital. (Genova) 47: 117-167, 24 figg.

1968c - Alcuni coleotteri tenebrionidi delle isole Eolie. - Boll. Assoc. Rom. di Entom. (Roma), 23: 49-50.

FRANCINI E., Messerı A., 1956 - L’isola di Marettimo nell’arcip. delle Egadi e la sua vegetazione. - Webbia (Firenze), 11: 607-846, 102 figg., 52 tavv. f.t.

416 A. FOCARILE

FAILLA-TEDALDI L., 1886-1887 - Escursione entomologica all’isola di Lampedusa. - Natur. Sic. (Palermo), 6: 53,69,102,107.

GEBIEN H., 1906 - Ueber die von Fabricius beschriebenen Typen von Tenebrioniden in den Museen Kopenhagen u. Kiel. - Deuts. entom. Zeitschr. (Berlin), 22: 209-237.

1937-1944 - Katalog der Tenebrioniden (Col. Heteromera) - parte I: Pubblicaz. Mus. Entom. « P. Rossi» (Duino) 1937, 2; parte II: Mitt. Münchn. entom. Gesell. (München), 28/32; parte III: Mitt. Miinchn. entom. Gesell. (München), 33-34.

GRIDELLI E., 1930 - Esplorazione dell’Oasi di Giarabub. Coleotteri. - Ann. Mus. Civ. St. Natur. Genova, 54: 1-480, 1 carta.

1950 - Il problema delle specie a diffusione transadriatica con particolare riguardo ai Co- leotteri. - Mem. Biogeogr. Adriatica (Venezia), 1: 1-299, 51 figg.

1960a - Biogeografia delle Isole Pelagie. Coleoptera. - Rendic. Accad. dei XL (Roma), Serie 4a, 11: 369-407,

1960b (Nota postuma a cura di F. Capra) - Materiali per lo studio dei Tenebrionidi ita- liani (Prima nota). - Atti Mus. Civ. St. Natur. Trieste, 22: 25-43.

1949 (in Porta) - Fauna Coleopt. Italica, Supplem. II. - Stab.to Tipogr. Gandolfi (San Remo), pp. 270-272 (revisione generi Stenosis e Crypticus).

Kocx C., 1935 - Wissensch. Ergebn. d. entom. Exped... Torre e Tasso nach peo u. auf die Hal, Sinai - VII Tenebrionidae. - Bull. Soc. Roy. Entom. d’Egypte (Le Caire), pp. 1-111.

1940 - Phylogenet., biogeograph. und systemat. Studien über ungeflügelte Tenebrioniden (Col. Tenebrionidae). II. - Mitt. Münchn. entom. Gesell. (München), 30: 683-750, tavv. XVIII-XX f.t., 14 figg.

La Greca M., SaccHI C.F., 1957 - Problemi del popolamento animale nelle piccole isole me- diterranee. - Ann. Ist. e Mus. Zool. Univ. Napoli, 9 (3): 1-188, 21 figg., 2 tavv. f.t.

LIEBMANN W., 1962 - Ein Beitrag zur Käferfauna von Pantelleria. Stuttgart. Beitr. Naturkunde (Stuttgart) pp. 1-4 (estratto).

Luicionr P., 1929 - I Coleotteri d Italia. Catalogo topografico sinonimico e bibliografico. - Mem. Pontif. Accad. Sci. (Roma) (Serie 2a), 13: 1-1160.

MARAN J., 1935 - Specierum subgeneris Dichillocerus Rttr. revisio. (Col. Tenebrionidae Gen. Dichillus Duv.) - Sbornik entom. Odd. Nar. Mus. v Praze, 13: 147-148.

MERTENS R., 1926 - Zoolog. Ergebn. einer Reise nach den Pelagischen Inseln u. Sizilien. - Natur- forsch. Gesell. Senckenberg (Frankfurt a. Main), 8: 225-271, 5 figg.

Marcuzzi G., 1970 - Contributo alla conoscenza dei Tenebrionidi delle Egadi (XVI Contributo alla conoscenza dei Tenebrionidi) (Coleoptera Heteromera). - Boll. Soc. Entom. Ital. (Ge- nova) (in corso di stampa).

PEYERIMHOFF P., 1927 - Études sur la systématique des Coléoptères du Nord-Africain. I. Les Pachychila (Tenebrionidae). - L’ Abeille (Paris), 34: 1-57, 55 figg.

1947 - id. id. II. Les Scaurus. - Rev. frane. Entom. (Paris), 14: 157-193, 7 gr. di figg.

Ragusa E., 1875 - Gita entomologica all’isola di Pantelleria. - Bull. Soc. Entom. Ital. (Firenze), 1: 296-296,

Riccio G., 1885 - Materiali per una fauna entomologica dell’isola d’ Ustica. Prima contribuzione. - Natur. Sicil. (Palermo) 5: 29-31, 88 (Coleoptera).

a. falle

41%

- ANTONIO SERVADEI

Istituto di Entomologia Agraria dell’Università di Padova

I RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA

I Rincoti (Eterotteri ed Omotteri Auchenorrinchi) viventi in Italia sono rappresentati, nella loro grande maggioranza, da specie a diffusione mediterranea ed europea con una certa predominanza delle specie mediterranee tra gli Ete- rotteri e di quelle europee tra gli Omotteri.

Un discreto numero di specie può essere considerato endemico della nostra penisola o delle isole dato che, almeno fino ad ora, non mi risulta che siano state segnalate catture fatte in altre località. |

Tenendo presente i maggiori dati acquisiti in questi ultimi anni, che hanno sensibilmente accresciuto la conoscenza della fauna italiana dei Rincoti (alcune specie ricordate in questa nota non figurano nel catalogo da me redatto nel 1967 (1) ) particolarmente per alcune regioni per le quali molto scarse erano le nostre conoscenze, ritengo non inutile presentare un elenco aggiornato delle specie endemiche (l’elenco da me redatto nel 1958 (?) non può più essere con- siderato valido ed infatti alcune specie sono passate in sinonimia ed altre rinve- nute in località non italiane) con l’indicazione dei singoli luoghi di raccolta e raf- figurare schematicamente la loro distribuzione tralasciando, nella rappresentazione grafica, le specie dubbie che sono riportate solo nell’elenco precedute da un punto interrogativo.

Complessivamente le specie, sicuramente identificate e ricordate solo per l’Italia e per le sue isole assommano oggi a 136 di cui 55 sono Eterotteri (appar- tenenti a 14 famiglie e 47 generi) e 81 Omotteri (appartenenti a 11 famiglie e 58 generi).

Come ho precedentemente accennato non è da escludere che alcuni tra i Rincoti elencati possano in futuro essere rinvenuti anche in altri territori e perdere quindi il loro carattere endemico e nello stesso tempo non è escluso che, se continuerà il ritmo attuale di ricerche, specie nuove per la scienza e presenti solo nel territorio italiano, possano essere descritte.

(1) SERVADEI A., 1967 - Rhynchota Heteroptera - Homoptera Auchenorrhyncha. Catalogo topografico e sinonimico - Fauna d’Italia vol. IX, Ed. Calderini, Bologna, pp. I-X, pp. 1-851, figg. I-II.

(2) SERVADEI A., 1958 - Considerazioni sugli Eterotteri Italiani (Heteroptera et Homoptera Auchenorrhyncha) - Atti Acc. Naz. It. Entom., Rendiconti, Anno VI, Bologna, pp. 1-10.

418 A. SERVADEI

HET EROPTERA

CORIXIDAE

Micronecta latiuscula Horv. Sardegna.

Cymatia coleoptrata conci Tam. Lombardia: Merate (Lago di Sar-

tirana).

Hesperocorixa monticellit Caroli Campania: Lago-stagno degli A-

stroni. Sigara (Subsigara) italica Jacz. Lombardia: Monvalle; Trentino-Alto Adige: Nomi, Ca- stel Beseno, Villa Lagarina, Al- deno;

Veneto: Padova;

Emilia: Portonovo di Medicina.

Sigara (Sigara) nigrolineata siciliana Wagn.

Sicilia: Etna (Pedara).

Sigara (Sigara) servaden Tam.

Sardegna: Sassari (Rio Mannu).

NOTONECTIDAE

Notonecta glauca hybrida tamanini Fil. Veneto: Marghera, Venezia Lido, S.. -Fietro.1n. Volta: Calabria: Massiccio del Pollino.

VELTADBAE

Velia (Plesiovelia) sarda Tam. Sardegna: Iglesias, Belvi; Corsica: Corte di Vizzanova.

HEBRIDAE

Hebrus franzi Wagn. Toscana: Alpi Apuane, Castel- nuovo di Garfagnana.

MIRIDAE

Alloeotomus aetneus Costa Sicilia: Etna (Piccolo Rifugio, Pi- neta, Albergo Serra la Nave). Deraeocoris flavilinea Costa Liguria: Genova;

Puglia: Lecce;

Calabria: Sila Grande, Catanzaro (Foce F. Simeri, Ponte Calde- raro);

Sicilia: Palermo, Ficuzza, Mon- talbano Elicona;

Corsica: Aleria.

Deraeocoris freyi Put.

Sicilia: Bosco Agno.

Nasocoris psyche Linnav. Sardegna: Platamona. Megalocoleus naso Reut.

I. Capraia;

I. Giglio;

Sardegna: Cagliari;

Corsica.

Megalocoleus servadeu Wagn.

Calabria: Catanzaro (Ponte Cal- deraro, Foce F. Simeri, Maz- zaccara), Uria;

Sardegna: Sassari (Valle Mascari), Stintino, Marina di Sorso, Pla- tamona.

Plagiognathus (Poliopterus) tomentosus

Wagn.

Basilicata: Lagonegro;

Sicilia: Palermo.

Sthenarus pusillus Reut.

Liguria: Genova, Ternano;

Lazio: Acilia;

Campania: Napoli;

Sicilia: Etna (Pedara);

Sardegna.

Tuponia hartigi Wagn.

Sicilia: Catania, Etna (Pineta), Plaia ;

Corsica: Saint-Florent.

Tuponia hippophäes pradassiensis Tam.

Trentino-Alto Adige: Predazzo.

Dicyphus (Dicyphus) flavoviridis Tam.

Piemonte: Valle d’Aosta (St. Ni- colas), Boves, Piedicavallo, Zu- maglia;

Liguria: Rapallo;

Trentino-Alto Adige: Laghi di Monticolo, Ballino, Castellano, Faedo, Malè, Terlago, Sagron,

Vallarsa;

RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA 419

Fig. 1 - Fam. Corixidae

HMicronecta latiuscula - @Cymatia coleoptrata concii - &% Hesperocorixa monticellii - &Sigara italica = OSigara nigrolineata siciliana Lsigara servadeii

420 A. SERVADEI

Fig. 2 - Fam. Notonectidae, Veliadae, Hebridae

SE Notonecta glauca hybrida tamaninii - Velia sarda - @@Hebrus franzi

RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA 421

Fig. 3 - Fam. Miridae

WAltoeotomus aetneus = sK0eraeocoris flavilinea - @Deraeocoris freyi

<> Nasocoris psyche = MiMegalocoleus naso = OMegalocoleus servadeii &Piagiognathus tomentosus - [ ]Sthenarus pusillus - ATuponia hartigi

es Tuponia hippophaes pradassiensis - Dicyphus flavoviridis |Plagiotylus ruf foi - BPlagiotylus zorzii V Dimorphocoris saulii MHalticus henschi = + Strongylocoris nigritarsus - * Platycranus hartigi

= Platycranus michalki - WOrthotylus caprai - MOrthotylus sicilianus YHeterotoma acinaciforme - WHeterocordylus flavipes - Leptopterna

griesheimae - LiPhytocoris italicus - ARnabdoseytue costai

422 A. SERVADEI

Emilia: Foresta di Campigna;

Toscana: Vallombrosa;

Lazio: Albano, Sasso Furbara;

Abruzzo e Molise: Avezzano, T'a- gliacozzo;

Puglia: Gargano (Foresta Umbra).

Plagiotylus ruffoi Tam.

Sicilia: Madonie (Valle Madonie,

Pizzo Carbonara). Plagiotylus zorzu "Tam.

Umbria: M. Sibillini (M. Ve- letta).

Dimorphocoris saulii Wagn.

Friuli-Venezia Giulia: ‘Trieste.

Halticus henschi Reut.

Friuli - Venezia Giulia: Gorizia, Carso.

Strongylocoris nigritarsus Costa

Calabria: Sila.

Platycranus hartigi Wagn.

Veneto;

Sicilia: Etna (Pineta, Canton, Ca- stagneti di Pedara, Vaglio, M. Silvestri, M. Faggi, Piano della Lepre, Piccolo Rifugio, Piano Sanguillo, Rifugio Citelli, Ran- dazzo).

Platycranus michalki Wagn.

Campania: Napoli (Lago Lucrino, Monte Nuovo);

I. Capri:

I. Ischia;

Puglia: Gargano (Coppo dei Fos- Sl);

Calabria: Roseto Capo Spulico;

Sicilia: Messina.

Orthotylus (Orthotylus) caprai Wagn. Sardegna: Sassari. Orthotylus (Orthotvlus)

Wagn.

Sicilia: Etna (Castagneti di Pe- dara, Canton, M. Manfré, Pi- neta).

Heterotoma acinaciforme Costa

Calabria: Sila, Aspromonte.

Heterocordylus flavipes Wagn.

Liguria: Casella;

Toscana: Tavarnuzze;

Lazio;

Basilicata: Potenza (Taverna).

sicilianus

?Stenodema curticollis Costa Abruzzo e Molise; Campania: Matese. Leptopterna griesheimae Wagn. Sicilia: Etna (Rifugio Citelli, M. Manfré, Pineta). Phytocoris (Ktenocoris) italicus Wagn. Trentino - Alto Adige: Merano, Terlago; Basilicata: Nova Siri; Sicilia: Etnaje Taormina. Rhabdoscytus costai Reut. Veneto: Venezia; Emilia: Bologna, Forlì, Predappio; Marche: Gualdo; Lazio: Zagarolo; Campania: Castellabate; Basilicata: Frusci; Calabria: Massiccio del Pollino (Colloreto, Vallone Santicelli); Sicilia: Etna (Pedara, M. Ger- vasto).

MIC ROPHYSFDAE

Myrmedobia antica Reut. Sardegna: Golfo Aranci; Corsica.

REDUVIIDAE

Empicoris culiciformis italicus "Tam. Lombardia: Milano; Trentino-Alto Adige: Bressanone; Veneto: Bovolone;

Emilia: Imola, Forlì.

Sastrapada subaptera Garb. Piemonte: Torino.

Sphedanolestes cingulatus Fieb. Emilia;

Toscana: Tavarnuzze, M. Argen-

tarlo;

Marche: Colle S. Marco;

Umbria: Perugia;

Lazio: Roma, Sasso Furbara, Monte Cavo;

Abruzzo e Molise: Pescasseroli;

Campania: Pattano, Scario;

Puglia: Gargano (Ginestra);

Basilicata: M. Vulture;

RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA 423

Fig. 4 - Fam. Microphysidae, Reduvidae

À

COURTE antica - Menpicoris culiciformis a ANRT subaptera Ses phedanolastes cingulatus

424 A. SERVADEI

Calabria: Massiccio del Pollino (Vallone Santicelli), Soveria Mannelli, Palizzi;

Sicilia: Messina, Ucria, S. Piero

Patti, Montalbano Elicona, Ma- donie, Castelbuono, Ficuzza.

SAL DI DAE

Saldula madonica Seidenst. Sicilia: Castelbuono, Ceflù, Ponte Fiumare.

TiN Gi DAs

Copium intermedium Rey I. Capraia; Sardegna;

Corsica.

BERYEIDAE

Berytinus galvagnit Tam. Calabria: Pizzo Calabro, Serra S. Bruno (C. Morrone). Gampsocoris panormicus Seidenst. Sicilia: S. Martino delle Scale.

iY @ABUIDAE

Lygaeus equestris sicilianus Wagn.

Lazio: M. Ernici (Passo della Sella);

Abruzzo e Molise: M. del Matese (Roccamandolfi, Rifugio Cam- pitello);

Campania: Lago Matese, S. Gre- gorio Matese, Letino;

Puglia: F. Fortore;

I. Tremiti: S. Domino;

Basilicata: Metaponto, Nova Siri;

Calabria: Capo Rizzuto, Sila Grande (Lorica, L. Cecita);

Sicilia: Etna (Pedara, Castagneti di Pedara, M. Silvestri, Canton, Pineta, Omelia, Albergo Serra la Nave), ‘Taormina.

Apterola kunckeli focarilei Tam.

I. Pantelleria.

Macropternella foveicollis Costa Calabria: Cirò (Punta Alice); Sicilia: Palermo, Catania.

Oxycarenus longiceps Wagn.

Sicilia: Etna (M. Vettore, Albergo Serra la Nave).

Plinthisus pseudoconvexus Wagn. Sardegna: Lanusei.

Acompus garganicus Horv.

Puglia: Gargano (Lago S. Gio- vanni); Calabria: Nicotera. Megalonotus nitidicollis Put. I. Asınara; Corsica.

Pionosomus depressus Horv.

Piemonte: Valle d’Aosta (Cretaz), S. Giorgio di Susa, Vercelli, Arquata Scrivia, Serravalle Scri-

via. COREIDAE Phyllomorpha laciniata brevispina Wagn.

Sicilia: Etna (M. Rossi, Pineta, Albergo Serra la Nave).

PENTATOMEBEDAE

Scotinophara subalpina Bergr. Trentino-Alto Adige: Bolzano. Sciocoris cursitans pallidicornis Wagn.

Sicilia: Etna (Pineta, Albergo Ser- ra la Nave). Aelia henschi Mont. Veneto: Treviso; Friuli-Venezia Giulia: Monfalco- ne, Gorizia; Sicilia: Catania.

CYDNIDAE

Sehirus (Tritomegas) micans Horv. Toscana; L..Elba; I. Giglio; Calabria: Catanzaro; Sicilia: Palermo, Etna (M. Man- fré); Sardegna: Golfo Aranci, S. Vito.

RINCOTI ENDEMICI D'ITALIA 425

Fig. 5 - Fam. Saldidae, Tingidae, Berytidae

ch * * &

urne madonica - SE copiun intermedium - N Berytinus galvagnii

Ye Sanpsocoris panormicus

426 A. SERVADEI

Fig. 6 - Fam. Lygaeidae

$m Lygaeus equestris sicilianus =f JApterola kunckeli focarilei &Macropternella foveicollis - X Oxycarenus longiceps = # Plinthisus pseudoconvexus = 8 Acompus garganicus -@uegatonotus nitidicollis

N LINO depressus

RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA 427

Fig. 7 - Fam. Coreidae, Pentatomidae, Cydnidae

il ta

@ Phyllomorpha laciniata brevispina - % Scotinophara subalpina

% Sciocoris cursitans pallidicornis - @Aelia henschi - © Sehirus micans

428 A. SERVADEI

HOMORTERATZUCEHENORRHYNCHA

CIXI.EDA E

Cixtus (Orinocixius) bejeri Wagn. Trentino: Trafoi, Pinzolo, Ma- donna di Campiglio. ?Cixius sanctangeli Costa Italia mer. Tachycixius ligustinus Wagn. Liguria: Chiavari, M. Antola, Ge- nova. Oliarus perminutus Dlab. Puglia: Maglie, Perrone Basilicata: Irsina. Oliarus siculus Mats. Sicilia: Palermo, Catania, Trirhacus formosissimus Costa Emilia: Foresta Campigna; Sardegna: Sarrabus (M. Narba). Durlius viridulus Horv. Calabria: Riace, Saline di Reggio C., Capo Rizzuto; Sicilia.

ASCHILIDAE

Epiptera italica Wagn. Campania: Bagnoli Irpino, F. Ca- lore; Sicilia: Etna (Pedara).

DERBIDAE

Malema sicula Hpt. Calabria: Petrizia, Foce F. Si- meri, Sila (M. Oliveto); Sicilia.

D'ICTYOPHKARIDAE

Dictyophara cyrnea Spin. Sardegna; Corsica.

Bursinia globiceps Linnav. Sardegna: Calasetta.

ISSIDAE

?Caliscelis tricolor Costa Italia.

?Caliscelis unicolor Costa Italia.

Homocnemia albovittata Costa Umbria: Bivio di Pietralunga; Lazio: Roma, Anagni, Fiuggi, M.

Ernici (Passo della Sella);

Abruzzo e Molise: Parco Nazio- nale (Pescasseroli, Val Fondillo), Forca Caruso, M. del Matese (Bosco Redole, Guardiaregia, Roccamandolfi);

Campania: Montecassino, Napoli, Auduni, Paestum, Terra di La- voro; |

Puglia: Gargano (Cagnano Va- rano, Rodi Garganico, S. Me- naio, Vico Garganico, Coppo dei Fossi, Peschici), Salento.

Calabria: Roseto Capo Spulico, Sila Grande (L. Arvo).

Myctorodus sulcatus Fieb.

Piemonte: Serravalle Scrivia, Novi Ligure;

Sicilia.

Hysteropterum armatissimum Linnav. Puglia: Gargano (L. Varano, Rodi

Garganico, Vieste, Foresta Um- bra);

Basilicata: Nova Siri, Lagonegro, Rivello.

Hysteropterum oculatum Linnav.

I. Elba: Poggio Terme.

Hysteropterum pseudoarmatum Linnav. Basilicata: Nova Siri.

DELPHACIDAE

Anakelisia confusa Linnav. Trentino-Alto Adige: Mattarello. Eurysia laeticiae Dlab. Puglia: Castellana Grotte. Metropis latinus Linnav. Emilia: Foresta di Campigna; Marche: M. Sibillini (Bolognola, Valle Acquasanta); Campania: Monti del Matese (Passo Miralago); Puglia: Gargano; Calabria: Sila Grande (M. Scuro)

RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA 429

Fig. 8 - Fam. Cixidae, Achilidae, Derbidae, Dictyopharidae

@ Cixius bejeri - XX Tachycixius ligustinus - X Oliarus perminutus MOlriarus siculus - &Trirhacus formosissimus - Duilius viridulus 3 Epiptera italica - @Malenia sicula - ODictyophara cyrnea

% Bursinia globiceps

430 A. SERVADEI

Fig. 9 - Fam. Issidae

K Homocneria albovittata = X Mycterodus Sulcatus -— X Hysteropterum

armatissimum - Ke Hysteropterum oculatum = } Hysteropterum pseudoarmatum

RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA 431

Fig. 10 - Fam. Delphacidae

WAnakelisia confusa M Eurysa laeticiae + ® Metropis latinus

Cd Metropis rubripes = Conomelus lorifer - ® Chloriona sicula

SxMegamelus discrepans = Ed Liburnia matsumuriana - 3 Calligypona f lavobrunnea - ta Delphacodes cataniae - A na db nigrifrons

[]Delphacodes strigosa - A Di cranotropis dimorpha

432 A. SERVADEI

Metropis rubripes Mats. Sicilia: Siracusa. Conomelus lorifer Rib. Abruzzo e Molise: Parco Nazio- nale (Val Fondillo). Chloriona sicula Mats. Sicilia: Siracusa. Megamelus discrepans Hpt. Liguria: Chiavari. Liburnia matsumuriana Mtc. Sicilia: Catania, Siracusa. Calligypona flavobrunnea Dlab. Liguria: Genova, S. Lorenzo di Casanova; Friuli-Venezia Giulia: Trieste. Delphacodes cataniae Mats. Sicilia: Catania. Delphacodes macroptera Costa Italia mer. Delphacodes nigrifrons Mats. Sicilia: Catania. Delphacodes radiata Costa Italia mer. Delphacodes strigosa Mats. Sicilia: Siracusa. Dicranotropis dimorpha Mats. Sicilia: Palermo.

TETTLGOMETRIDAE

Tettigometra atrovirens Costa Campania.

Tettigometra damryi Leth. Sardegna: Berchidda; Corsica.

Tettigometra psittacina Costa Italia mer.

CICADI DAE

Tibicen luctuosus Costa Sardegna: Aggius, Tempio Pau- sania, M. Limbara, Desulo. Cicada afona Costa Italia mer. Cicada carniolica Gmel. Friuli-Venezia Giulia; Carnia. ?Cicada casmatmema Capanni Italia. ?Cicada cinerea Rossi Toscana.

Cicada costa Mtc. Italia mer.

?Cicada dipalliata Capanni Italia.

?Cicada muscilhformis Capanni Italia.

Cicada notata Scop. Friuli-Venezia Giulia.

?Cicada poae Capanni Italia.

?Cicada smaragdina Capanni

Italia.

APHROPHORIDAE

?Philaenus affinis Costa Puglia: Otranto. ?Philaenus communimacula Costa Italia mer. ?Philaenus griseus Costa Veneto: Venezia, Padova, Tre- gnago; Italia mer. ?Philaenus olivetorum Costa Sicilia; Italia mer. Neophilaenus exclamationis alpicola Wagn. Trentino-Alto Adige: Alpi Orien- tali. Neophilaenus exclamationis meridio- nalıs Wagn. Umbria: Monti Sibillini (Pian Perduto); Campania: Monti Picentini (M. Cervialto). Neophilaenus exclamationis renonensis Wagn. Piemonte: Valle d’ Aosta (Valsava- ranche); Trentino. rAphrophora aurata Capanni Italia. ?Aphrophora eruginosa Capanni Italia. ?Aphrophora maculata Capanni _ Italia. ?Aphrophora phlava Capanni

Italia.

RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA 433

Fig. 11 - Fam. Tettigometridae, Cicadidae, Aphrophoridae

Klettigometra atrovirens ~ <> Tettigometra damryi - @ Tibicen luctuosus = MCicada carniolica - X Cicada notata L'A 'NEIIRI I exclamationis ale

picola - C] Neophilaenus exclamationis renonensis

434 A. SERVADEI

?Aphrophora phuliginosa Capanni Italia.

?Aphrophora polic:ora Capanni Italia.

? Aphrophora rubra Capanni Italia.

CI CADE EL: DAs

Balclutha quadriguttata Mats. Sicilia; Catania, Palermo: Doratulina ragusai Mel. Basilicata: F. Ofanto, Nova Siri; Sicilia: Messina, Ficuzza. Euscelis punctinervis Hpt. Sicilia: Palermo. Athysanus transversalis Mats.

Sicilia. Handianus ignoscus mediterraneus

Linnav. Marche: M. Sibillini (Pian Per-

duto).

Thamnotettix ghiliani Ferr. Piemonte: ‘Torino.

Thamnotettix sicihensis Mats. Sicilia Catania, Palerme.

Streptopyx tamaninu Linnav. Trentino-Alto Adige: Dolomiti

(Passo Rolle).

Anoplotettix etnensis Wagn. Sicilia: Etna.

Anoplotettix scalaris Wagn. Sicilia: Palermo, Ficuzza.

Cicadula lineatopunctata Mats. Sicilia: Palermo.

Phycotettix acuminatus Mats. Sicilia: Siracusa, F. Ciane.

Circulifer salus Mats. Sicilia: Palermo.

Psammotettix jenjouristi Zachv. Lazio: Roma, Ostia, Monte Cavo.

Deltocephalus hamatus Then Friuli-Venezia Giulia.

Deltocephalus mellae Ferr. Piemonte: Vercelli; Lombardia: Legnano.

Jassargus bicorniger Then Friuli-Venezia Giulia.

Jassargus (Jassargus) hartigi Wagn. Veneto: Lago di Garda (Torri del

Benaco, S. Vigilio).

Jassargus (Jassargus) latinus Wagn.

Veneto.

Friuli-Venezia Giulia: Passo di Tanamea;

Emilia: Modena, Grizzana, Porto- novo Medicina, Ladino, S. Marino, Rivola;

Toscana; |

Marche: Cagli, Urbino;

Umbria: Bivio di Pietralunga;

Lazio: Sasso Furbara, Terminillo,

Fiuggi, M. Ernici (Passo della Sella);

Abruzzo e Molise: Parco Nazio- nale (Camosciara), M. della Laga (Cona Faiete, Poggio Can- celli), M. del Matese (Bosco Redole);

Puglia: Gioia del Colle;

Basilicata: Lago Sirino;

(Mria: Massiccio del Pollino Calab. Manfrana), Gambarie. Citato anche per le Alpi Marittime

francesi (Sospello).

Adarrus (Adarrus) calabricus Dlab.

Calabria: Sila Grande (L. Arvo).

Adarrus (Adarrus) servadeinus Dlab.

Piemonte: Valle d’Aosta, (Aosta, Cheneil).

Diplocolenus (Verdanus) abdominalis monticola Linnav.

Emilia: Foresta Campigna;

Umbria: M. Sibillini (Pian Per- duto, Valle Canatra);

Lazio: Terminillo;

Abruzzo e Molise: Monti della Laga (Ceppo, Poggio Cancelli), Monti del Matese (Rifugio Campitello);

Campania: Lago Matese, S. Gre- gorio Matese.

Diplocolenus (Verdanus) laetitiae

Servd.

Calabria: Sila Grande (L. Arvo, L. Ampollino, Croce di Ma- gara).

Fieberiella salacia Dlab.

Puglie: Presicce.

?Coelidia puerpera Costa Italia.

RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA 435

Fig. 12 - Fam. Cicadellidae

Ba lclutha quadriguttata - X% Doratulina ragusai - GEuscelis punctinervis

<Athysanus transversalis - % Handianus ignoscus mediterraneus = ® Tham- notettix ghilianii - D Thamnotettix siciliensis - $ Streptopyx tamaninii

È Anoplotettix etnensis - # Anoplotettix scalaris - O Cicadula lineato- punctata -L] Phycotettix acuminatus - Circulifer salus - APsammotettix jen jouristi - Mocitocephalus hamatus - Y Deltocephatus mellae

Jassargus bicorniger - © Jassargus hartigi - © Jassargus latinus

436 A. SERVADEI

Fig. 13 - Fam. Cicadellidae

à darrus calabricus = % Adarrus servadeinus = & Diplocolenus abdominalis monticola = # Diplocolenus laetitiae - X Fieberiella salacia - @ Aphro- des syracusae - WE Doratura veneta - *# Evacanthus rostagnoi $i Dryodur-

gades similis = Macropsidius calaber

RINCOTI ENDEMICI D’ITALIA 437

?Coelidia sexpunctata Costa

Italia.

Aphrodes syracusae Mats.

Sicilia: Siracusa.

Doratura veneta Dlab.

Trentino-Alto Adige: Val Mar- tello;

Veneto: Lo Veneta (S. Giu- liano);

Marche: Acqualagna;

Lazio: Fiuggi;

Campania: Cilento (Paestum, Ca- stellabate, Rutino Scalo, Cuc- caro Vetere, Montano Antilia, Alfano, Torre Orsaia, Centola, S. Severino, Palinuro, Acqua- vena, Scario, Casaletto Spar- tano, S. Maria di Cordici, Ca- salbuono);

Basilicata: Metaponto, Policoro, Nova Siri;

Calabria: Belvedere Marittimo, Sila Grande (M. Scuro, L. Ce- cita, L. Arvo, Mazzaccara).

o Tettigella longevittata Costa

Italia.

?Tettigella lunulata Costa

Italia.

?Tettigella transversa Costa

Italia.

Evacanthus rostagnot Picco

Lazio: Roma.

Dryodurgades similis Wagn.

Piemonte: Valle d’Aosta (Vieyes, Valsavaranche) ;

Trentino-Alto Adige: Bressanone;

Toscana: Pomino;

Umbria: Bivio di Pietralunga;

Lazio: Camerata Nuova;

Puglia: Gargano (Foresta Umbra);

Basilicata: Vulture (Monticchio);

Calabria: Aspromonte (Montalto).

Macropsidius calaber Dlab.

Calabria: Catanzaro (Uria, Ponte

Calderaro), Sila (Mazzaccara).

TYPHLOCYBIDAE

Notus italicus Wagn. Piemonte: Caluso;

Liguria: Bardineto;

Lombardia: Goito;

Trentino-Alto Adige: Val Laga- rina;

Veneto: Laguna Veneta;

Friuli-Venezia Giulia: Aquileia, Monfalcone;

Calabria: Sila Grande (M. Volpin- testa, Silvana Mansio).

Forcipata flava Vidano Piemonte: Torino (Stupinigi, Cas-

sa). Forcipata obtusa Vidano Piemonte: ‘Torino (Stupinigi),

Scarmagno, Caluso, Fiano, Stre- sa (Alpinia), Valle d’Aosta (Ti- gnet in Valsavaranche);

Liguria: Savona (Colle di Melo- gno);

Trentino-Alto Adige:

Friuli - Venezia Giulia: Trieste (Val Rosandra);

Emilia: Castiglione dei Pepoli.

Erythria pedemontana Vidano

Piemonte: Colle del Lys, Forno Alpi Graie, Ceresole - Reale, Noasca, Oropa, S. Paolo Cervo, Fiano, Scarmagno, Caluso, Stre- sa.

Erythridea alpina Vidano

Piemonte: Forno Alpi Graie, Gro- scavallo, Chialamberto, Cantoi- ra, Frais, Cesana, Colle delle Finestre, Colle di Prà Martino, Cumiana.

Kybos aetnicola Wagn.

Sicilia: Etna (Rifugio Citelli, Pia- no Sangillo).

Chlorita antoniana Dlab.

Basilicata: Nova Siri;

Calabria: Catanzaro (Ponte Calde- tare, Urea, Foce 7, Simeri), Roseto Capo Spulico, S. Cri- stina Aspromonte.

Chlorita beieri Dlab.

Friuli - Venezia Giulia: Gorizia,

Nabresina, M. Maggiore. Chlorita helichryst Vidano Sardegna: Burcei, S. Gregorio.

438 A. SERVADEI

Fig. 14 - Fam. T'yphlocybidae

ANotus italicus - & Forcipata flava - % Forcipata obtusa - €2Erythria pedemontana - ® Erythridea alpina - © Kybos aetnicola - X Chiorita antoniana - X Chiorita beieri - 9x Chiorita helichrysi - & Chlorita multinervis - 4 Chiorita tamaninii - []Typhiocyba fiumensis - X Ed- wardsiana platanicola - 3 Zygina inconspicua - Li Zygina italica

= Zygina lapidicola - & Metaporcitus listatus

RINCOTI ENDEMICI D'ITALIA 439

Chlorita multinervis Vidano Sardegna: Oliena (Sopramonte). Chlorita tamaninu Wagn.

Trentino-Alto Adige; Val Laga-

rina, Valsorda. Typhlocyba fiumensis Mats. Friuli-Venezia Giulia. Edwardsiana platanicola Vidano Piemonte: ‘Torino; Liguria: Genova, Staglieno, Sar- zana, San Remo; Lombardia: Milano, Goito; Friuli - Venezia Giulia: Trieste, Gorizia; Emilia: Bologna;

Calabria: Crotone; Sicilia: Catania, Monti Iblei; Sardegna: Sassari, Nuoro, Ca- gliari. Zygina incospicua Vidano Sardegna: Oliena (Sopramonte). Zygina italica Rib. Emilia: Meldola (Bagnolo). Zygina lapidicola Vidano Piemonte: S. Giorio di Susa; Liguria: Alpi Marittime (Passo della Teglia); Sicilia: Eina; Sardegna: Oliena (Sopramonte). ?Metaporcitus listatus Costa Campania.

RIASSUNTO

In questa nota sono elencate le specie di Rincoti (Eterotteri ed Omotteri Auchenorrinchi) ritenute fino ad oggi endemiche della fauna italiana. Le specie non dubbie assommano a 136; gli Eterotteri appartengono a 14 famiglie comprensive di 47 generi e 55 specie, gli Omotteri Au- chenorrinchi ad 11 famiglie comprensive di 58 generi e 81 specie. Il lavoro è completato da car- tine con l’incazione approssimativa delle località di raccolta delle singole specie.

SUMMARY

Endemic Hemiptera in Italy.

In this note are listed the species of Hemiptera (Heteroptera and Homoptera Auchenor- rhyncha) believed up to now endemic of the Italian Fauna. The undoubtful species are 136; the Heteroptera belong to 14 families, with 47 genera and 55 species; the Homoptera Auchenor- rhyncha belong to 11 families inclusive of 58 genera and 81 species. The paper is completed by maps which show the rough situation of the places where the species were collected.

440

WILHELM WAGNER

Hamburg

ÜBER DIE BENENNUNG DER VORDERFLÜGELADERN DER FULGOROIDEA

(Homoptera)

Comstock & NEEDHAM 1898/99 haben versucht, einen Grundplan für die Benennung der Flügeladern der Insekten aufzustellen, um zu erreichen, dass homologe Adern bei allen Arten auch dieselbe Benennung führen (Abb. 1). MercaLe 1913 u. 1917 hat die Anwendung dieses Systems für drei Superfa- milien der Zikaden durch ein besonderes Verfahren erprobt. Er hat das Tracheen- System in den Flügelscheiden des letzten Larvenstadiums untersucht und mit dem Flügelgeäder der Imagines verglichen. Er hat also das vorletzte ontogene- tische Stadium mit dem letzten phylogenetischen Stadium, dem Imaginalstadium vergleichen können. Comstock (1918) hat in einer umfangreichen, zusammen- fassenden Arbeit über die Flügel aller Insekten-Ordnungen in seinem Schluss- wort über die Homopteren bemerkt, dass in den Zeichnungen METCALF’s der R, fehle, und sein Kapitel über die Homopteren mit den Worten geschlossen: «- and I merely suggest, that the reduction of the radius in these and allied families be investigated further ».

Es soll deshalb versucht werden, die Deutung der Flügeladern bei den Zikaden mit Hilfe einer anderen Methode zu überprüfen, die es ebenfalls er- möglicht, den Verlauf der phylogenetischen Entwicklung zu erkennen.

Nach dem biogenetischen Grundgesetz von HAECKEL (1866) ist die Onto- genese die kurze und schnelle Recapitulation der Phylogenese. Da die Onto- genese ihrem Wesen nach Wachstum ist, muss auch die Phylogenese (1) ihrem Wesen nach Wachstum sein. Durch die bisher vorliegenden Arbeiten zur « Dy- namischen Taxonomie » haben wir bereits eine recht genaue Vorstellung über die Wachstumstendenzen, die bei den Zikaden vorkommen, und auch über die Stammesreihen, in denen sie sich offenbaren. Unsere jetzige Aufgabe wäre es also, in solchen Stammesreihen die Wachstumstendenzen aufzusuchen, die das Adersystem der Vorderflügel beherrschen. Vorher aber müssten wir nach solchen Arten suchen, auf die sich der Grundplan von ComMstocK-NEEDHAM anwenden lässt.

Wenn der Grundplan von C. & N. auf alle Insekten-Ordnungen anwendbar sein soll, muss er einen niederen Status darstellen, und auf den niederen ana-

(1) Nach RenscH sind in der Phylogenese zwei Phänomene zu erkennen: die Anagenese und die Kladogenese. Die Anagenese ist die Hôherentwicklung. Sie ist die Ursache dafür, dass der Stammbaum aufrecht steht. T'ritt eine Anagenese auf, so muss der betreffende Ast des Stammbaum aufrecht steht. Tritt eine Anagenese auf, so muss der betreffende Ast des Stamm- baume nach oben verlängert werden. Die Kladogenese ist die Ursache dafür, dass der Stamm- baum sich verzweigt. Tritt eine Kladogenese auf, so muss an dieser Stelle dem Stammbaum ein neuer Ast angefiigt werden.

BENENNUNG DER VORDERFLUEGELADERN DER FULGOROIDEA 441

genetischen Stufen zu finden sein; weil die Arten mit zunehmender anagenetischer Hôhe durch Anagenese und Phylogenese verändert und immer un-ähnlicher werden. |

Solche Arten sind unter den Flatidae zu finden. Abb. 3 zeigt den Vorder- flügel einer Flatide, Phantia subquadrata (H.S.). Hinter der Flügelwurzel ist eine Querader zu erkennen. Das ist die Basalader (bas) im Sinne von Haupt 1940a. Sie verbindet Radius (R) und Cubitus (Cu). In der Mitte von BAS ent- springt die Media (M). R ist kurz hinter Bas gegabelt in R, und Rs. Diese beiden Aste von R sind in der Mitte des Flügels durch die Querader R verbunden. Hinter Cu und fast parallel dazu liegt die Corium-Clavus-Naht, in der A, liegt. Sie fallt auf durch den ganz geraden Verlauf und teilt den Flügel in zwei un- gleiche T'eile, den kleineren Clavus (In Abb. 3 punktiert), und das grössere Corium. Langs der Corium-Clavus-Naht kann das Corium wie eine Tür hin- und-her geklappt werden. Im Clavus liegen noch A, und Ag, die zu einer Gabel vereinigt sind, und deren Stiel merkwürdigerweise apicalwärts gerichtet ist (res Aider):

Im Vorderrand liegt die Costa (C), die längste Ader. Sie beginnt an der Flügelwurzel, läuft am Vorderrand entlang, um die Flügelspitze herum und am Hinterrand zurück bis zur Clavusspitze. In der Costalzelle laufen 40 bis 50 Quer- adern zwischen C und Sc. An einer Stelle ist ihr regelmässiger Verlauf in der Subcostalzelle gestört. Diese Störung verursacht der Radius (R), dessen End-Aste gegen den Vorderrand gekrümmt sind, und ihn auch erreichen. Das ist die Stelle, an der bei anderen Arten das Stigma liegt.

Dieses Adersystem entspricht sehr gut dem Grundplan von C. & N. Es sind alle Längsadern vertreten, aber sie sind nicht so reich verzweigt, wie ım Grundplan.

An dieser Stelle muss erwähnt werden, dass die hier gegebene Deutung des Flügelgeäders einer Flatide nicht übereinstimmt mit der Deutung des Ge- äders der Flatide Ormenis septentrionalis Spin. durch Metcatr 1913. In der Abb. 13 bezeichnet er die C. überhaupt nicht. Wahrscheinlich hat er in der Flügelknospe nicht die entsprechende Trachee gefunden und bei der Imago im Vorderrand keine Ader. Es liegt hier kein Beobachtungsfehler vor, sondern eine falsche Deutung des Sachverhalts. Es gibt tatsächlich Flatiden, bei denen die Costa fehlt! Auch in der nahe verwandten Familie der Issidae gibt es solche Arten (Abb. 4) Es gibt aber auch Flatiden, bei denen die C gut ausgebildet ist. Das sind vor allem die Arten der Flatoidinae. Ausserdem kommen solche Arten in anderen Stammesreihen der Flatidae vor.

Es ist nötig, dass auch die Peloriidae noch zum Vergleich herangezogen werden! Diese Familie wird nicht zu den Homopteren gestellt, ist aber den Fulgoroidea nahe verwandt. Die Gattung Peloridium hat eine sehr kräftig ent- wickelte Costa (Abb. 2). Die Berechtigung, sie mit zum Vergleich heranzuziehen, ist auch durch das ökologische Verhalten gegeben.

Die Peloriiden leben in den feuchtwarmen Urwäldern der Südspitzen von Amerika, Afrika und Australien. Sie saugen an Moosen. Die Flatoidinae leben an und unter Flechten. Für beide Taxa ist die Haltung der Flügel charakteri- stisch: Sie werden in der Ruhestellung flach auf die Unterlage gelegt und nicht steil aufgerichtet, wie bei den anderen Flatiden.

Es gibt noch eine dritte Familie der Fulgoroidea, die in ihrem ökologischen Verhalten diesen beiden T'axa ähnlich ist. Das sind die Achilidae, die in faulenden Baumstämmen leben, und wahrscheinlich an den Hyphen der holzzerstörenden

442 W. WAGNER

Pilze saugen. Auch diese haben die gleiche Flügelhaltung. Das ökologische Ver- halten dieser drei T'axa spricht für ein hohes erdgeschichtliches Alter. Sie konnten schon existieren, als es noch keine Phanerogamen gab. Vergleicht man die Vorder- flügel von Peloridium, Flatoides, Phantia subquadrata (H.S.) und Ormenis septen- trionalis Spin., so erhält man eine Reihe von Wachstumsstadien, die von der sehr kräftig entwickelten Costa bei Peloridium über eine Reihe von Zwischen- formen gleitend zu der stellenweise völlig abgebauten Costa von Ormenis führen. Es handelt sich also um die Rückbildung eines Organs im Laufe einer degene- rativen Anagenese.

Es ist möglich, dass das System von weiten Adern, das den Körper der Peloridiiden rings umgibt, und auch an den Seiten des Pronotums vorkommt, im Dienste der Atmung steht und in dem feuchtwarmen Biotop wie Kiemen arbeitet. Bei den Arten, die in nicht so feuchte Biotope übersiedelten, genügte die Aufnahme der Luft durch die Stigmen, und das Adersystem der Vorderflügel degenerierte im Laufe der Phylogenese.

Es taucht aber die Frage auf, ob ein Zikadenflügel auch ohne Costa ein brauchbares Flugorgan bleiben kann. Das ist deshalb möglich, weil vor der Costalzelle noch ein Antecostalfeld liegt. Das ist der Teil des Flügels, den Melichar 1906 bei den Issiden als den «umgeschlagenen Teil der Basis des Costalrandes » bezeichnete. Es ist eine Chitinplatte, die am Vorderrand auf der Unterseite aufgesetzt erscheint, und nach unten gerichtet ist. Sie ist meistens gelbbraun, kräftig und gleichmässig chitinisiert, hat also weder Adern noch Zellen. Sie kommt bei den anagenetisch tief stehenden Flatiden und Issiden vor. Betrachtet man eine solche Flatide mit zusammengelegten Flügeln von unten, so sind die Antecostalfelder der beiden Vorderflügel deutlich zu erkennen. Die Existenz dieses Flügelteiles hat Haupr 1940a dazu verführt, die Existenz einer Antecosta anzunehmen. Bei manchen Cicadiden ist er vorhanden, aber nicht nach unten, sondern nach vorn gerichtet. Das Bestehen des Antecostalfeldes ermöglicht den Abbau der Costalader, ohne dass die Festigkeit des Vorderrandes erheblich leidet.

Die Arten der Achilidae, des dritten der vorher schon erwähnten «alten » ‘Taxa, haben deutlich schmälere Vorderflügel als die bisher erwähnten Flatidae. Bei ihnen ist nicht nur die Costa, sondern auch die Costalzelle zum grossen Teil abgebaut. Dass die bei der Achilide Elidiptera marginicolhs Sign. (Abb. 5) im Vorderrand liegende Ader die Sc ist, geht einwandfrei aus der Lage des Stigmas hervor, das unmittelbar am Vorderrand liegt, und in den auch die Äste des R einmünden. C und die Costalzelle sind am Vorderrand völlig ver- schwunden, am Apicalrand, im Bereiche der M sind sie noch erhalten. Das ist deutlich an den Queradern der Costalzelle zu erkennen.

Bei den Cixiidae führt der Trend zur Verschmälerung nur einen kleinen Schritt weiter: Bei Cixius nervosus (Lin.) ist der Apicalteil, der bei Elidiptera immer noch deutlich breiter war, als das Corium schmäler geworden (Abb. 6).

Aus den Cixiidae haben sich die Delphacidae entwickelt (WAGNER 1963). Delphaciden sind Cixiiden, bei denen ein posttibialer Sporn beweglich geworden ist. Sie leben an Gramineen und Cyperaceen.

Bei ihnen setzt sich der Trend zur Verschmälerung und Verkleinerung des Körpers fort. Die Arten der Gattung Kosswigianella haben in der brachypteren Form nur eine Länge von 2 mm. Für das Leben zwischen den Halmen sind diese Form und die geringe Grösse zweifellos von Vorteil. Mit dieser Änderung der Körperform geht ein weiterer Abbau des Vorderflügel-Geäders parallel. Im

BENENNUNG DER VORDERFLUEGELADERN DER FULGOROIDEA 443

Corium sind bei Kelisia nur noch R und Cu am oberen Ende gegabelt. Bei Kosswigianella ist auch Cu nicht mehr gegabelt. Ausserdem sind im Corium alle Queradern verschwunden. Statt dessen hat sich zwischen der Stelle, an der das Stigma lag, und der Clavusspitze eine ununterbrochene Reihe aus ein- zelnen Aderstücken gebildet. In Abb. 9b ist versucht worden, diese Aderstücke zu homologisieren. Wahrscheinlich hat diese Querreihe eine statische Bedeutung. Sie ist nach dem erheblichen Abbau des Adersystems die einzige Querversteifung.

Auch bei den Issiden besteht in den höheren anagenetischen Stufen eine Tendenz zur Verschmälerung und Verkleinerung des Körpers. Auch in dieser Familie geht mit diesen Tendenzen eine Reduktion des Vorderflügel-Geäders parallel. Als Beispiel möge der Vorderflügel von Ommatidiotus dissimilis Fallen dienen (Abb. 9a). Diese Art lebt auf Eriophorum vaginatum.

Die Degeneration des Geäders verläuft ähnlich wie bei den Delphaciden, geht aber noch weiter. Im Corium liegt keine Gabel der drei grossen Längsadern mehr. Die Gabel der M liegt in der Querreihe. Es ist aber an diesem Beispiel zu erkennen, dass die degenerative Entwicklung in verwandten Stammesreihen zu sehr ähnlichen Formen führen kann.

Abb. 9a und 9b zeigen die Vorderflügel von zwei Exemplaren, bei denen die degenerative Entwicklung verschieden weit fortgeschritten ist. In Abb. 9a sind die Gabeln von R und Cu noch vorhanden, in Abb. 11 nicht. Ausserdem ist in Abb. 9b im Apikalteil eine Längsader mehr vorhanden. Die beiden In- dividuen stehen also auf verschiedenen Stufen der Entwicklung. Das ist ohne weiteres verständlich, weil es sich um Phänomene des Wachstums handelt, das bekanntlich durch Aussenfaktoren (z.B. Licht, Feuchtigkeit, Wärme) leicht zu beeinflussen ist.

Dieses Beispiel zeigt aber auch, dass dieselben Wachstumstendenzen, die wir durch den Vergleich verwandter Arten erkennen konnten, in manchen Fällen durch die individuelle Variabilität einer Art offenbart werden können.

Der Vergleich des Geäders von Kelisia und Ommatidiotus lässt erkennen, dass die degenerative Entwicklung in verwandten Stammesreihen zu sehr ähn- lichen Formen führen kann.

Der zur Verfügung stehende Raum erlaubt nur die kurze Behandlung weniger Arten aus einer Superfamilie. Es konnte deshalb nur der Versuch gemacht werden, die Methode aufzuzeigen.

ZUSAMMENFASSUNG

Es wird festgestellt, dass der Grundplan, den Comstock und NEEDHAM für das Vorder- flügelgeäder der Insekten aufgestellt haben, sich auf das Vorderflügel-Geäder einiger Flatiden zwanglos anwenden lässt. Die Adersysteme der Vorderflügel von 7 Arten aus 4 anderen Fa- milien der Fulgoroidea lassen sich von diesen Systemen ableiten und konnten dem Grundplan entsprechend benannt werden, wenn die Wachstumstendenzen bekannt waren, welche die An- derungen im Geäder bewirkt hatten. Diese Wachstumstendenzen konnten nach den Methoden der Dynamischen Taxonomie durch Vergleich von anagenetisch verschieden hochstehenden, nahe verwandten Arten erkannt werden.

Allgemein gilt, dass homologe Strukturen mit Sicherheit erst festgestellt werden kònnen, wenn die Wachstumstendenzen, die sich in ihnen manifestieren, bekannt sind.

RIASSUNTO

Sulla nomenclatura delle venature dell’ala anteriore dei Fulgoroidea (Homoptera)

L’Autore stabilisce che lo schema dato da CoMSTOCK e NEEDHAM per le venature dell’ala an- teriore degli Insetti, è applicabile anche ad alcuni Flatidae e ad altri Fulgoroidea, per i quali ha potuto studiare le tendenze evolutive della struttura alare.

444 W. WAGNER

J EM

RD

Rs

|

A4 Cu

Abbildungen 1: Grundplan nach Comstock - NEEDHAM. 2: Peloridium hammoniorum Breddin.

3: Phantia subquadrata (H.S.). 4: Thionia longipennis (Spin.). 5: Epiptera marginicollis (Sign.).

6: Cixius nervosus (Lin.). 7: Kelisia vittipennis (Sahlb.). 8: Kosswigianella exigua (Boh.). 9: Om- matidiotus dissimilis (Fall.).

BENENNUNG DER VORDERFLUEGELADERN DER FULGOROIDEA 445

446 W. WAGNER

LITERATUR CHINA W.E., 1962 - South American Peloridiidae. Hemiptera Coleorrhyncha. Trans. R. Ent. Soc. London. 114 pt: 5: 131-100 Comstock J.H. - The Wings of Insects. Comstock Publ. Co., Ithaca. 1918: 1-430.

Comstock & NEEDHAM J.G., 1899 - The Wings of Insects. Ithaca. 11 reprints from « American Naturalist »: 1-124.

Evans J.W., 1967 - The Biographical Significance of the Peloridiidae (Homoptera Coleorrhyncha) and a new species from Lord Howe Island. Proc. R. Soc. Queensland 79 (3): 17-24.

Haupt H., 1941 - Die ältesten geflügelten Insekten und ihre Beziehungen zur Fauna der Jetztzeit. Z. schr. f. Naturw. 94: 60-121. Halle a.S.

HesLoP-HARRISoN G., 1955 - The Venation of the Homopterous tegmen. Proc. Univ. Durham, Phil. Soc. Newcastle. 12 (6): 42-62.

HesLop-Harrison G. - Ibid. 12 (11): 102-127. MELICHAR L., 1906 - Monographie der Issiden. Abh. Zool. Bot. Ges. Wien Ges. 3 (4): 1-327.

METcALF Z.P., 1913 - The wing venetion of the Fulgoridae. Ann. Ent. Soc. America, Columbus, 6 (3): 341-352, pl. 32-37.

RenscHh B., 1947 - Neuere Probleme der Abstammungslehre. Verlag F. Enke, Stuttgart: I-VI, 1-407.

WAGNER W., 1963 - Dynamische T'axionomie, angewandt auf die Delphaciden Mitteleuropas. Mitt. Hamburg. Zool. Mus. Inst. 60: 111-180.

WAGNER W., 1968 - Die Grundlagen der Dynamischen Taxonomie, zugleich ein Beitrag zur Struktur der Phylogenese. Abh. Verh. Naturw. Ver. Hamburg: 27-65, 1 Tf.

ne

FILIPPO VENTURI

Istituto di Entomologia Agraria dell’Universita di Pisa

LE VIE SEGUTIPFE, DAT DIT TERT NELLA RIDUZIONE DELLA VENATURA ALARE

INTRODUZIONE

Poco meno di 130 anni or sono (1842), in uno dei suoi primi lavori, Camillo RONDANI ha dedicato alcune righe ad un conteggio del numero delle specie ad ali ridotte - o meiottere, come oggi si dice -: per i suoi « Tipulidi » egli allora ne conosceva due casi e ne descriveva il terzo. Dopo circa 80 anni le classiche e sintetiche monografie del Bezzi (1916 e 1922) [a seguito di esami parziali dello SPEISER (1899), del Mix (1900), del DewIrz (1902), del Brurs (1903), del KER- TÉSZ (1910) tanto per citare qualche nome] possono essere considerate punto di arrivo di una attività secolare e sintesi del primo periodo dello studio del meiotterismo dei Ditteri. Nella pubblicazione del 1916 il Bezzi ha offerto una scala dei varıı gradi ai quali possono riferirsi i tipi e le entità delle riduzioni o perdita delle ali alle quali i Ditteri sino allora conosciuti potessero andare in- contro: scala di valore puramente pratico e convenzionale, sul cui valore allo scopo di precisare sinteticamente forma e grado del meiotterismo delle singole specie non credo possano insorgere dubbi (tutte le specie successivamente elen- cate nel catalogo portano il preciso riferimento), ma che non ha accolto il generale consenso e che comunque non aveva la pretesa di costituire una « classificazione ».

Il quasi mezzo secolo successivo, da un punto di vista generale, ha solo - per quanto mi consta - definito la separazione dei fenomeni riduzionali delle ali nelle due grandi categorie di meiotterismo fenotipico o politipico e genotipico o monotipico, in accordo con gli orizzonti che lo sviluppo della genetica aveva posto in luce, e sui quali avrò occasione di intrattenermi brevemente nell’11° capitolo del presente scritto. Gli esami del meiotterismo in campo ecologico (per es. HEMMINGSEN, 1956; Arpò, 1957; HasHımoTo, 1962) o morfologico entro ristretti limiti tassinomici (KEMNER, 1937, Brauns, 1938), o anatomico (Mercier, 1920; CUENOT e Mercier, 1923) a me sembra non abbiano sensibil- mente allargato e soprattutto modificato le acquisizioni del periodo precedente.

Credo pertanto di poter affermare che dal 1920 in poi, se le descrizioni di Ditteri meiotteri si sono susseguite, se molte parole sono state scritte (e ma- gari anche solo ripetute) sull’argomento - basta che il lettore esamini l’elenco bibliografico della pubblicazione dell’HAcKMANN, 1964 - nessuna seria e valida ricerca analitica di una certa estensione tassinomica, in campo morfologico o filogenetico, sia stata condotta, o anche semplicemente iniziata: seguendo del resto la moda tesa ad accantonare il vecchio ed a porre tutte le speranze nel nuovo. Ed io sono invece profondamente convinto che proprio una analisi mor- fologica minuziosa e comparata della venulazione alare dei Ditteri e delle modi- ficazioni, anche piccole, cui questa sia andata incontro non soltanto possa con- fermare o revocare in dubbio acquisizioni o affermazioni filogenetiche generali

448 F. VENTURI

sulle quali si basa la sistematica dell’ordine e determinare i singoli elementi le cui alterazioni accompagnano o condizionano la riduzione delle ali, ma anche of- frire valide basi ad una naturale classificazione dei fenomeni di meiotterismo dit- terologico e infine porgere elementi scientificamente validi al confronto fra i comportamenti naturali e quelli ottenuti sperimentalmente dai genetisti sulle Drosophila e sulle altre forme.

Da un punto di vista generale io debbo precisare che la suesposta premessa si basa sulla ipotesi che la riduzione della venulazione alare rappresenti sempre un progresso in senso evolutivo della locomozione aerea costituito da un adatta- mento di questa a condizioni macro- o micro-ambientali particolari: e che in un secondo tempo (allorchè il meiotterismo abbia oltrepassato il limite minimo necessario per permettere la locomozione aerea) le successive modificazioni siano condizionate da funzioni (non facilmente definibili su un piano sufficien- temente lato allo stato attuale delle nostre conoscenze) che le ali assumano in siffatto stato dimensionale. Di conseguenza io credo che i diversi casi che lette- ratura e ricerche ci forniscono debbano rappresentare stadii più o meno avanzati su piani o indirizzi riduzionali che uno studio morfologico analitico e comparato ci dovrebbe fornire. La definizione di siffatti indirizzi ci deve porgere la base più valida per una precisa classificazione dei vari aspetti che la riduzione alare ci presenta in seno al nostro ordine.

Come premessa a siffatto studio, pertanto, nelle pagine che seguono prendo in considerazione il problema delle vie che i Ditteri (ancora nel pieno - e comunque valido - possesso della capacità di locomozione aerea) abbiano imboccato sulla strada della riduzione nelle vene alari: offrendo alcuni esempi e dando qualche saggio del modo col quale siffatte analisi a me sembra che debbano venire con- dotte.

Nel 1951 ha veduto la luce in Russia un grosso e molto rilevante lavoro del ROHDENDORF, paleontologo e ditterologo insieme, teso allo studio di strut- tura ed evoluzione delle zampe ed ali dei Ditteri; e che a tale scopo e in via preventiva delimita 1 tipi strutturali [16, con numerose suddivisioni] cui possano ricondursi queste appendici. Ma nel corso dello studio delle ali (a parte la na- tura e la precisione analitica) dimostra due grandi meriti: la necessità di uno studio ben più preciso e minuzioso di quanto non sia stato fatto della venula- zione alare alla base dell’arto - la sua « basiala » - dove le vene si distaccano dagli scleriti ascellari (si vedano le figg. 19 e 20 del lavoro medesimo), ed il con- tinuo rapporto fra morfologia, biologia e meccanica di volo delle forme esaminate. Non tutte le sue considerazioni sono condivise da me [che peraltro posso cono- scere e giudicare il testo solo sulla traduzione tedesca (1)], ma non è possibile oggi lavorare seriamente nel campo senza esaminarlo e soppesarlo con estrema attenzione.

Io desidero precisare che (se è possibile all’autore dare uno spassionato giudizio della propria opera) il presente lavoro nella sua prima parte - cioè dove studia le modificazioni morfologiche che determinano la variazione del solo sistema venulare e tenta di definire i tipi che ne insorgono (indipendente- mente da qualsiasi posizione filogenetica e sistematica delle forme e nel solo rap- porto con il modo di funzionare dell’arto stesso) è strettamente complementare a quello del collega russo. Egli considera la situazione generale, io esamino uno degli elementi - le vene - nelle diverse situazioni determinate da alterazioni di struttura o da spostamenti. Se il tempo e l’altrui giudizio saprà confermare non tanto la interdipendenza quanto la indissolubilità dei due scritti io ne sarò felice.

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 449

I disegni che presento allo scopo di esemplificare considerazioni e tipi strutturali in parte sono originali - in particolare quasi tutti quelli di dettaglio - in parte ripresi da lavori di altri AA. e da me ridisegnati nel modo più esatto che mi sia stato possibile; eliminando però spesso particolari (per esempio le setole quando non ritengo investano un particolare significato per l’argomento in esame) allo scopo di rendere più semplice e più immediata la percezione degli elementi che mi interessi mettere in rilievo.

PREMESSE SU STRUTTURA E FUNZIONE DELL'ALA.

L’ala dei Ditteri - come di tutti gli Insetti - si presenta costituita da una membrana flessibile che rappresenta (tutta - negli Acaliptrati - o per la maggior parte [vale a dire escluse le caliptre o squame] nei Caliptrati) la superficie por- tante dell'animale in volo, da un complesso di nervature che tengono aperta e

fio) ve TNA E iaia na) rm creme f Oey, è

THE NE nn Mm | ITA 21

EX

Fig. 1 - Ala di Dittero grande volatore: Culicide (Nemat.) gen. sp. (da Marshall, 1938)

Fig. 2 - Ala di Dittero grande volatore: Bombiliide, Brach. Ortorr. (Spongostylum tripunctatus. Wied: dis. origin.).

rigida tale membrana e da un insieme di scleriti ascellari che permettono oscil- lazione, ed eventualmente rotazione, dell’arto. Allorché si voglia studiare com- parativamente la appendice con una certa precisione è logico che si debbano prendere in considerazione tutti e tre siffatti elementi. Peraltro se il complesso delle vene è stato descritto e figurato nelle linee generali con notevole ampiezza (in considerazione della importanza che numero e decorso delle vene riveste ai fini della tassinomia e della sistematica) la membrana è stata oggetto di esame solo relativamente a limitati elementi strutturali (per es. la maculatura), e gli scleriti ascellari - che certo rappresentano il problema più complicato - solo in un numero limitatissimo di casi.

450 F. VENTURI

Io prendo qui in considerazione la sola venulazione dell’ala e le grandi linee del suo processo riduzionale nella convinzione - che è però solo opinione per- sonale - che tale elemento costituisca la parte più stabile, cioè più lenta a modifi- carsi filogeneticamente, di tutta l’ala. E trascuro completamente le automatiche implicazioni che le variazioni della venulazione determinano sulla forma dell’in- tero arto e sugli scleriti ascellari in quanto logica vuole - una volta ipotizzato quanto espresso nel periodo precedente - che l’esame delle nervature costituisca il primo passo per una analisi comparata completa dell’intera struttura.

mn a ALL LL ST

LL Lib Pi PA

% Lo i Di I

CAS

VILLE FLINT EI ELZZ TT 27 DIITERREZIER \ QL

272 PILL. TIRI) Me ML. TT y 200 re IS ow mall

wo © se

oo ‘91049, pagine RC Pigneto» To

dar Sl

7 177 A ©: a 5 mai rar oo CERTES CEE IT LIA <a Tg oo 1 ne di GO DIR SIZE È UT RON en N Day TI ape à FF D. ct da Fe ARA IERI N x ez x

Fig. 3 - Ala di Dittero grande volatore; Sirfide, Brach. Asch.: Eristalis tenax Scop. (dis origin.). Fig. 4 - Ala di Dittero grande volatore: Muscide, Brach. Schiz. Fannia canicularis L. (dis. origin.).

La consuetudine vuole che l’ala dei Ditteri venga sempre presa in esame eretta di lato (e con il suo piano disposto orizzontalmente) in guisa tale che l’asse mediano longitudinale della superficie formi un angolo retto sull’asse media- no longitudinale dell’animale. Pertanto si indica con «anteriore» il mar- gine costale (il quale è esterno se l’insetto tenga la appendice totalmen- te od obliquamente diretta all’indietro) e come « posteriore » quello anale e contrapposto al primo. Nell’ala tenuta nella posizione considerata, allo scopo di rendere più agevole e comprensibile la designazione topografica degli elementi che debbo considerare, io divido la intera e sola superficie

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 451

battente (1) (vale a dire escludo le caliptre dove esse esistano) in 3 parti - sia in senso longitudinale che in senso trasversale - tracciando 2 immaginari seg- menti di retta che dividano la superficie in sezioni di eguale larghezza (fig. 5).

Ù campo basale i i P campo medio |. Campo distale

3| 3721509 oduea

Er a i P

ht

AJPUP ode) JJEAUD odu

asse longitudinale centrale” dell’aPa

ag SEN nce Oe le o ae

u PP - + è è e us eee /

Fig. 5 - Ala di Dittero (Fannia canicularis L.) divisa in tre sezioni longitudinali e tre sezioni trasversali allo scopo di mostrare i campi che definisco topograficamente con i nomi di campo costale (c), centrale (cn), anale (a), basale (b), medio (m) e distale (d).

(1) Gli elementi geometrici fondamentali che assumo allo scopo di tracciare il particella- mento [e quindi i campi sopra indicati] della superficie dell’ala sono i due seguenti: la « base dell’ala » e l’«asse centrale longitudinale » della medesima.

La base dell’ala è costituita dalla linea di articolazione dell’arto sul torace, limitata anterior- mente dal punto di inserzione dell’appendice sul torace medesimo e posteriormente dal punto di emergenza sul torace del margine posteriore della caliptra toracica. Peraltro, dal momentr che agli effetti della pura determinazione della spinta aerodinamica che permette la locomozione aerea la caliptra toracica non interessa affatto ed anche quella alare viene interessata solo marginalmente, io ritengo possibile escluderle da un esame morfologico condotto allo scopo di determinare le variazioni dell’arto in rapporto all’esclusivo modo di funzionare per determinare la spinta aero- dinamica e quindi reputo conveniente non precisare il punto limite posteriore della base mede- sima. Siffatta linea (che quindi non costituisce la base reale, ma credo possa validamente rappre- sentare la base della superficie portante dell’arto), inoltre, io non la trovo mai costituita da un segmento di retta; e per di più si presenta difficilmente misurabile con una precisione non lar- gamente approssimativa ove non si ricorra a calcoli complessi. Per tali ragioni, e per lo scopo che mi propongo, io assumo convenzionalmente come « base dell’ala » il segmento di retta che parte dalla base della vena costale e - perpendicolare al margine alare nei tratti contigui a siffatto punto - si dirige verso il margine posteriore dell’arto.

L’asse longitudinale centrale dell’ala di conseguenza io lo considero rappresentato dal seg- mento di retta compreso fra il punto intermedio della « base dell’ala » e il punto che rappresenta l’apice distale dell’ala medesima.

I tre campi longitudinali risultano delimitati dai segmenti di retta che congiungono i limiti fra e terzo e fra e terzo della base dell’ala (iniziando la tripartizione dalla base del mar- gine costale) rispettivamente con i punti che segnano la separazione fra e terzo e fra e terzo della larghezza dell’ala quale risulti da un segmento di retta che - perpendicolare all’asse centrale longitudinale dell’ala sopra definito - tagli tale asse a 2/3 della sua lunghezza (iniziando la tripartizione dal punto di intersezione dell’asse medesimo con la « base dell’ala »).

I tre campi trasversali sono rappresentati dalle sezioni della superficie alare limitate dai segmenti di retta, perpendicolari all’asse longitudinale centrale, che tagliano l’asse medesimo rispettivamente a 1/3 e a 2/3 della lunghezza compresa fra « base dell’ala » e apice della medesima.

452 F. VENTURI

Io denomino i tre campi longitudinali, partendo dal margine anteriore o costale, costale, centrale ed anale; ed i tre campi trasversali, partendo dalla base dell’ala, basale, medio e distale.

NS; i

| À

Fig. 6 - Mezzi venulari destinati ad imprimere maggior rigidità al sistema delle vene: venula- zione secondaria in campo costale di Conosia malagasya Alex., Nemat. (da Alexander, 1921).

Fig. 7 - Mezzi venulari destinati ad imprimere maggiore rigidità al sistema delle vene: pliche dei campi distale ed anale di ala di Blepharocera fasciata Westw., Nemat. (da Hendel e Beier, 1937).

Fig. 8 - Mezzi venulari destinati a imprimere maggiore rigidità al sistema delle vene: processi

digitiformi trasversali (freccie a e b): base dei campi costale e centrale dell’ala di Taxigramma multipunctatum Rond. (dis. origin.).

Allo scopo di rendersi conto del significato funzionale delle riduzioni della venulazione alare che mi appresto ad esaminare ritengo necessario premettere alcune considerazioni di carattere generale.

Io definisco grandi volatori i Ditteri il cui volo presenti almeno 2 delle seguenti 5 caratteristiche:

possibilità di volo ininterrotto per un tempo considerevole (un’ora o più); possibilità di stazionare in volo immobili o quasi immobili;

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 453

possibilità di prendere o ridurre quota sulla verticale o con un angolo molto piccolo rispetto alla verticale;

possibilità di cambiamento istantaneo della direzione di rotta; possibilità di spostamenti laterali istantanei in volo.

Dentro siffatto ambito troviamo forme grandi volatrici in tutti i sottor- dini o gruppi nei quali oggi l’ordine viene diviso. Come esempi ricordo alcuni Culicidi fra i Nematoceri, alcuni T'abanidi e Bombilidi per i Brachiceri Ortorrafi, alcuni Sirfidi e Pipunculidi fra gli Aschizi, le Fannia fra gli Schizofori. Siffatti grandi volatori presentano quale comune denominatore nel campo della venu- lazione alare una superficie portante sostenuta e irrigidita da un complesso di vene di forza piuttosto uniforme e abbastanza uniformemente distribuite su tutta l’ala. Poichè alla perfezione della locomozione aerea si presenta pregiudi- zialmente indispensabile la riduzione al massimo delle vorticosità dell’aria ta- gliata dalle superfici vibranti o rotanti a grande velocità, i Ditteri ottengono tale risultato sia armando il margine posteriore di una frangia di setole (via seguita soprattutto dai Nematoceri), sia fermando le vene dirette verso siffatto margine posteriore ad una certa distanza dal margine medesimo allo scopo di rendere liberamente oscillante una fascia fiancheggiante il margine posteriore dell’ala, sia - meno frequentemente: per es. Ditteri Asilidi Asilini - deformando la parte apicale e posteriore della membrana alare in ventagli di solchi e creste alternate e affiancate che obbligano l’aria compressa dal movimento dell’arto a defluire non disordinatamente ma seguendo vie obbligate. L’aria compressa cioè viene costretta nel proprio deflusso in filetti paralleli e uniformemente distanziati i quali (per forza del medesimo impulso ordinato e omogeneo dal quale le mole- cole sono animate in ciascuno di essi) meno si prestano a formare vorticosità a immediato contatto del margine posteriore dell’ala.

Per quanto riguarda la forma generale dell’ala e soprattutto i rapporti di questa con i bilancieri rimando a quanto ho scritto in precedenza (VENTURI, 1962).

Allorchè i Ditteri vogliano ritornare a condizioni di volo di maggiore po- tenza dopo che abbiano già imboccato la strada della riduzione venulare essi riescono ad ottenere un tale risultato - per quanto attualmente mi sia noto - mediante la acquisizione di un sistema secondario ed abnorme di vene o pieghe (si vedano come esempi le figg. 6 e 7) o con processi digitiformi sclerificati che ristabilendo una contiguità meccanica fra nervature affiancate hanno lo scopo di irrigidire determinate porzioni della superficie battente dell’arto (cfr. fig. 8), oppure mediante la maculatura della membrana alare (argomento quest’ultimo sul quale avrò occasione di intrattenermi prossimamente).

I MEZZI COI QUALI SI REALIZZA LA RIDUZIONE DELLE VENE ALARI.

Io credo che gli elementi sui quali si impernii la riduzione della venula- zione alare dei Ditteri si possano ricondurre tutti a due categorie: riduzione di- mensionale sino alla scomparsa parziale o integrale di, una o più vene e sposta- mento di una o più vene da una disposizione ipoteticamente considerata primi- tiva (sia pur variabile nelle singole famiglie o gruppi) ad un’altra considerata secondaria. Io ritengo (agli effetti del mio problema) tali situazioni primitive validamente rappresentate - a titolo di esempio - dalle ali dei grandi volatori che Bo. raffigurato. nelle fige, .1;-2, 1004.

454

F. VENTURI

7 7719 5 AM AN 79 ALU UM iliillid ee = MAA

"N

2 i \ oi

\ > AN Hoi awe" pement

N RON

RS RS

Ä A N N FR WA N EN i È wa N N \ A \ N \ N N N N

WLLL LL

GE F

Fig. 9 - Evanescenza venulare: evanescenza omogenea che sopprime alcune vene e riduce altre a esili fili o pieghe (il Cecidomiide Arthrocnodax sp., Nemat.) (dis. origin.).

Fig. 10 - Evane- scenza che investe le vene dei campi distale ed anale dell’ala di Lipoptena cervi L., Ippoboscide, Brach. Schiz.) (da Bequaert, 1942). Fig. 11 - Evanescenza venulare dei campi distale ed anale di Lipoptena rusaecola Bequ. Ippoboscide, Brach. Schiz. (da Maa, 1963). Fig. 12 - Evanescenza venulare che investe omogeneamente presso che tutte le nervature: Puliciphora pusillima de Meij., Foride, Brach. Asch.) da de Meijere, 1912 in Ramchandra, 1961). Fig. 13 - Evanescenza ve- nulare che investe presso che omogeneamente tutte le nervature: Chonocephalus depressus de Meij., 3, Foride, Brach. Asch. (da Ramchandra, 1961). Fig. 14 - Evanescenza che investe omogenea- mente le basi delle vene del campo centrale dell’ala: Lygistorrhina sp., Nemat. Micetofilide (da

Hendel e Beier, 1937).

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 455

La prima di questa sopraindicate categorie fondamentali - la riduzione dimensionale - deve essere a sua volta suddivisa in due gruppi di fenomeni, il valore ed estensione dei quali viene precisato nelle definizioni che seguono:

Evanescenza venulare: con tale espressione io definisco la perdita di colore, la riduzione dimensionale, sino a semplice piega, la totale scomparsa di singole vene o rami di vene per tutto il loro percorso, oppure nei loro rispettivi tratti basale o distale. Il procedere generale del fenomeno a me sembra compreso fra una iniziale diafanizzazione ed una obliterazione totale.

Frattura venulare: con tale espressione io definisco la riduzione di tratti più o meno estesi di singole vene o rami di vene in punti intermedii del proprio decorso (escludendovi sempre, quindi, i casi di evanescenza basale o apicale). Il processo del fenomeno a me sembra procedere da una iniziale perdita di colore (che dal punto di vista meccanico equivale ad una riduzione della ri- gidità della vena in quel punto) all’assottigliamento, alla riduzione a piega e infine alla totale scomparsa nel singolo tratto del percorso.

LA EVANESCENZA DELLE VENE ALARI.

La evanescenza venulare - come è stata definita sopra - è un fenomeno molto comune nella venatura alare dei Ditteri sia che interessi una sola vena nella sua interezza o nei suoi estremi, sia che involga un intero complesso di vene. È interessante ricordare che proprio l’evanescenza distale della vena co- stale che in un primo tempo abbandona il margine posteriore dell’ala neces- sario tener sempre presente che inizialmente tale nervo segna e accompagna con decorso ininterrotto sia il margine anteriore che quello apicale e posteriore del- l’appendice) e dipoi sembra quasi tentare un sempre più marcato arretramento) ha segnato il passaggio evolutivo dal lento, secco, rigido battito alare dei Tipulidi alla rapida, molle, flessibile vibrazione delle forme più evolute.

Dobbiamo inoltre precisare che tale evanescenza si presenta sempre dove costalizzazione o analizzazione, basalizzazione o apicalizzazione (cfr. pag. 467) addensando o irrobustendo vene in un campo o nell’altro, per la legge dell’« equi- librio degli organi », debbano oppostamente intervenire a diminuire forza o den- sità delle vene nei campi contrapposti. Gli esempi sono numerosi e calzanti: voglio addirittura precisare che non vi sia ala di Dittero che esaminata con la dovuta attenzione non ne presenti un qualche, sia pur modesto, saggio. I di- segni completi delle ali che qui presento (in particolare le figg. 2, 3, 4, 20, 49) ne offrono esempi. A me qui basti ancora ricordare come seguendo e intensificando un siffatto procedimento i Ditteri Nematoceri della tribù dei Micetofilidei pas- sino da una situazione primitiva e relativamente omogenea della forza e densità venulare dei Bolitofilini (fig. 26) e dei Ditomiini (fig. 27) alla riduzione venulare per evanescenza sempre più accentuata dei Zelmirini (fig. 29), dei Macrocerini (fig. 28), del Diadocidiino (fig. 33), dei Lestremiini (fig. 31) e - sopra un’altra via evolutiva: non importa qui precisare se indipendente oppure in tutto o in parte sovrapposta alla prima - prevenire a quella molto spinta riduzione venulare che, apparentemente prescindendo da qualsiasi processo costalizzante o analizzante, giunge alla evanescente nervulazione dei piccoli e deboli volatori Cecidomiidi

456 F. VENTURI

(fig. 9) o alla quasi totale scomparsa delle vene alari degli Heteropezini. Gli Straziomidoidei ripetono su scala più stretta il medesimo procedimento se si osservi come, partendo dalla venulazione di forza relativamente uniforme e di distribuzione relativamente omogenea di Chorisops (fig. 34) si passi ad una co- stalizzazione via via più accentuata (le cui tappe sono segnate dalle figg. 36, 38, 40) grazie - se pur non unicamente - ad una evanescenza sempre più accentuata

4 ß SS i > Team + i ve

= LT LL

> ATA TIA LIT LIVIO IT IT TT ET ELA SL f_ [AAA VELITATIZZIO COTLIZI rtd 2 Air Lt 772 LL AT

Fig. 15 - Evanescenze che investono basi o apici di singole vene: Tachydromia cursitans F.: Empidide, Brach. Ortor. (da Collin, 1961). Fig. 16 - Evanescenze che investono basi o apici di singole vene: Stilpon graminum Fall.: Empidide, Brach. Ortorr. (da Collin, 1961). Fig. 17 - E- vanescenze che investono basi o apici di singole vene: base di ala di Anthomyza gracilis Fall., Antomizide, Brach. Schiz.(dis. origin.). Fig. 18 - Evanescenze che investono basi o apici di singole vene: base di ala di Asteia amoena Meig.: Asteiide, Brach. Schiz. (dis. origin.).

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 457

delle parti distali e medie dei campi distale e centro-anale dell’ala. Ed io prego di considerare come si realizzi una convergenza strutturale della nervulazione con i sistematicamente lontani Borboridi (fig. 46).

Ma gli esempi si possono moltiplicare a piacere. I Foridi (figg. 12, 13, 51) imprimono una rigidità eccezionale alla metà basale del campo costale dell’ala grazie ad una evanescenza della metà distale della costale medesima e ad una eva- nescenza (un poco meno spinta) delle vene di tutta la residua e amplissima parte della residua superficie alare: ma si osservi come all’assottigliamento totale delle

Cu 7 y TI na TENTA © TT . rn

= D =

ne

Tn omne pei

pui QUI CI om =" e mn =

Fig. 19 - Ala di Dacus oleae Gmel. (Tripetide, Brach. Schiz.) mostrante sotto la frattura costale il particolare decorso della vena subcostale e la frattura della prima radiale (r!) (dis. origin.).

vene si accompagni spesso, per tutte o per parte di esse, una evanescenza basale ancora più marcata rappresentata dal distacco delle vene medesime dal loro na- turale supporto, generalmente la 1% e 22 mediale (m, ed my) dalla radiale (2). Gli Ippoboscidi (figg. 11, 52, 53) ripetono - su un piano peraltro meno accen- tuato dei precedenti - la medesima situazione. Alcuni Sciaridi (fig. 73) e più accentuatamente ancora i Ligistorinidi (fig. 14) presentano un interessante caso di evanescenza basale delle vene e l’ala, in siffatta condizione, dal punto di vista funzionale, acquista l’aspetto di una quasi metà anteriore rigida e di una quasi metà posteriore oscillante sulla prima lungo il sua asse longitudinale mediano. Però la evanescenza delle singole vene possono alle volte distribuirsi in modo vario e complicato pur continuando a mostrare, nella distribuzione e nei vicen- devoli rapporti, ben chiaro il fine ultimo di permettere la oscillazione di una o più porzioni dell’ala su altre porzioni il cui significato - e in ultima analisi scopo - aerodinamico non può essere disconosciuto.

Da un punto di vista generale e conclusivo io credo che non si possa di- sconoscere che la riduzione delle dimensioni corporee del Dittero (1) - obbe- dendo del resto a precise leggi meccaniche - si accompagni sempre alla riduzione dello sviluppo della venulazione grazie al fenomeno del quale qui ci siamo oc- cupati; e che tale mezzo riduzionale sia constatabile sia nel processo evolutivo generale dell’ordine (dai primitivi Nematoceri, attraverso gli Ortorrafi e gli

458 F. VENTURI

Aschizi, sino agli Schizofori) sia in singoli tratti delle varie superfamiglie (gli esempi addotti per i Micetofiloidei e per gli Straziomidoidei sono evidenti in proposito). Quindi ritengo che la evanescenza venulare debba essere considerata il primo e più primitivo mezzo del quale i nostri insetti si siano serviti per adat- tare l’ala mesotoracica a condizioni di volo di sempre maggiore potenza o di sempre minore dispendio energetico; e che essa altresì costituisca anche il mezzo più comune e più uniformemente utilizzato allo scopo in tutte le forme che at- tualmente costituiscono il presente ordine di Insetti.

SO ESS ss

$

\ ehr N ne \

Fig. 20 - Ala di Phryne fenestralis Scop. (Nemat.) mostrante le tre serie di fratture (indicate dalle doppie linee intere che dividono la superficie alare in 4 sezioni snodate l’una sull’altra) (dis. origin.). Fig. 21 - Base di ala di Eristalis tenax Scop. (Sirfide, Brach. Asch.) mostrante le fratture e le areole lattescenti (indicate dalle freccie) che spezzano la rigidità del complesso (dis. origin.). Fig. 22 - Base di ala di Milichia speciosa Meig. (Milichiide, Brach. Schiz.) mostrante la profonda incisione della membrana all’altezza della frattura costale (dis. origin.).

AMA LA ON

Ji CHE: yyy

Fig. 23 - La base del campo costale di Musca doméstica L. (Muscide, Brach. Schiz.) presentata per mostrare il tipo di articolazione fra parte distale della vena costale (c) e la subcostale (sc) (dis. origin.). Fig. 24 - La base del campo costale dell’ala di Fannia canicularis L. (Muscide, Brach. Schiz.) presentata per mostre il tipo di articolazione fra parte distale della vena costale (c) e la subcostale (sc) (dis. origin.). Fig. 25 - Ala di Styringomyia leucoplagia Alex. (Limnobiide, Nemat.) mostrante la condensazione delle vene costale (c), subcostale (sc) e prima radiale (r!) a circa 1/3 della lunghezza dell’appendice allo scopo di portare la base dell’asse longitudinale di rotazione dell’ala in un punto della linea di articolazione dell’appendice sul torace più arretrato del punto di base della c (da Alexander, 1953).

st a‘ A NOUS ' COURENT ENT ata ALL ry

D Ss "ny,

“x 77 \ Les, L fey, L

n Im m tune Bou hu

ix

wh TTL

TA rum; né.

ut bnp angel

Fig. 26 - Micetofiloideo (Nemat.): ala di Bolitofilino (Bolitophila sp.) con venulazione omogenea in forza e in distribuzione sulla superficie portante (da Hendel e Beier, 1937). Fig. 27 - Mice- tofiloideo (Nemat.): ala di Ditomiino (Ditomyia fasciata Meig. con venulazione alquanto più differenziata - soprattutto nella forza delle singole vene (da Hendel e Beier, 1937).

2 F. VENTURI

SV SNS \ a da

TSI ~ N

{My LE

TERRE

3 TEL LI

ss, (El „us

sacs COTE Sa

ses OS a un on. m VA ee Zn

( pret

hr ! Coreen!

se LS il N

2

Wd Corot yeete ee ented ey (att 5 Samui”

2 1 ai

i

7 p gern

lip u "fm \ Ws

Fig. 28 - Micetofiloideo (Nemat.): ala di Macrocerino (Macrocera sp.) nella quale alla differen- ziazione in forza delle vene si sovrappone una prevalenza di forza di alcuni nervi del campo co- stale (cioè un principio di costalizzazione) (da Hendel e Beier, 1937). Fig. 29 - Micetofiloideo (Nemat.): ala di Zelmirino (Ceroplatus sp.) nella quale il prevalere dimensionale delle vene del campo costale si presenta già notevolmente accentuato (da Hendel e Beier, 1937). Fig. 30 - Mi- cetofiloideo (Nemat.): ala di Licoriide (o Sciaride) nella quale a un meno accentuato prevalere dimensionale delle vene del campo costale si affianca una riduzione in forza e numero delle vene degli opposti campi centrale ed anale (da Hendel e Beier, 1937).

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 461

LA FRATTURA DELLE VENE ALARI.

L’esempio classico e più comune di frattura venulare nelle ali dei Ditteri è rappresentato dalla spaccatura della vena costale - la « frattura costale » - che cade fra l’1/3 e la 1/2 del margine alare anteriore e che caratterizza larga parte delle famiglie degli Schizofori medii e superiori, pur rinvenendosi anche in forme più basse (per es. negli Ortorrafi fra gli Empididi e fra gli Aschizi nei Foridi). Essa si presenta inizialmente come una perdita di colore (diafanizzazione) di un breve tratto della vena costale accompagnato dalla scomparsa, nel tratto cor- rispondente, di spinule o peli che armano sia il margine esterno sia la faccia dor- sale del nervo, e si spinge sino alla cesura completa (fig. 8). In un tempo successivo però si osserva una perdita di allineamento degli estremi prossi- male e distale della costale nel punto in cui si affacciano sul taglio [accompa- gnata da una introflessione della membrana che collega i due tronconi: intro- flessione la quale può spingersi sino ad una incisione violenta e profonda: vedi come esempio la fig. 22]. Si comincia allora ad assistere ad un tentativo della porzione distale della vena costale di allinearsi prima e di innestarsi addirittura dipoi sulle retrostanti subcostali il caso della Fannia: cfr. fig. 24) o sulla prima radiale (r,) il caso degli Agromizidi dei generi Phytomyza Fall., Dizygomyza Hend. e dei Carnidi - Carnus per esempio: cfr. fig. 62). i Si deve ritenere che la comparsa della frattura sia determinata dalla con- venienza aerodinamica di permettere alla parte distale della superficie portante dell’ala oscillazioni più ampie di quelle consentite - dalla articolazione dell’arto sul torace - alla porzione basale della medesima (!); ma è certo che in un secondo tempo tale spaccatura venga sfruttata allo scopo di portare il perno dell’asse di rotazione longitudinale della superficie portante in un punto della linea di arti- colazione dell’ala sul torace più centrale di quanto non possa essere la base della costale (che per definizione costituisce il limite anteriore della - sia pur breve quanto si voglia - linea di attacco della appendice sul torace.

Tale frattura, nel graduale evolversi e specializzarsi dell’arto, può essere in un secondo tempo accompagnata da una seconda frattura della medesima vena costale disposta ancor più vicina alla base dell’ala (fig. 22); e resta ancora da definire in sede di morfologia comparata se quegli scleriti indipendenti disposti alla base della costale e che prendono i nomi di « basicosta » e « tegula » (o « épau- lette » dei francesi) costituiscano o non costituiscano porzioni distinte della base della medesima vena alterate o sagomate in modo particolare in funzione di compiti particolari o da rapporti funzionali peculiari con i retrostanti scleriti ascellari.

I passaggi che io ho sommariamente delineato nel loro procedere evolu- tivo sono però accompagnati o complicati da comportamenti estremamente istrut-

(1) Io ritengo che anche nelle ali dei Ditteri si verifichi in molti casi, sia pur in misura variabile, la situazione che si attua, per esempio, nelle ali dei gabbiani, la cui parte prossimale, durante il battito dell’ala, si alza e si abbassa poco o quasi affatto e la parte distale invece si alza e si abbassa descrivendo un angolo molto ampio. Siffatta separazione funzionale fra l’approssima- tivo 1/3 basale ed i residui 2/3 distali dell’ala può essere così netta da condizionare le rispettive posizioni della superficie alare nell’insetto ucciso; e val la pena di ricordare come l’affiancamento tassinomico di due generi di Larvevoridi (Actia Rob. - Desv. e Bucentes Latr.) sia stato inizial- mente operato dal Villeneuve sulla base di tale carattere.

462 F. VENTURI

qu» Soana ib ss

we

CAE EAN ANR

Fig. 31 - Micetofiloideo (Nemat.): ala di Lestremiide inn leucocephala Meig.) che mostra un ancor più accentuato prevalere dimensionale della venulazione del campo costale (da Hendel e Beier, 1937). Fig. 32 - Micetotiloideo (Nemat.): ala di Micetofilino (Mycetophila - o Fungi- vora punctata Meig.) nella quale la quasi metà basale della appendice mostra una riduzione delle vene in numero e forza e la quasi metà distale una rimarchevole omogeneità di distribuzione dei nervi longitudinali e delle loro biforcazioni, esempio di apprezzabile tentativo di apicalizzazione venulare (da Hendel e Beier, 1937). Fig. 33 - Micetofiloideo (Nemat.): ala del Diadocidiino Diadocidia sp. la cui distribuzione delle vene - non spezzata nelle due metà della superficie por- tante e con nervi disposti a ventaglio - si contrappone nettamente al piano mostrato dalla figura precedente (da Hendel e Beier, 1937).

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 463

tivi, e credo pertanto doveroso sottoporvene alcuni esempi. Il primo è quello dell'ala del Dittero Tripetide più noto e studiato, il Dacus oleae Gmel. (fig. 19).

Come tutti i Tripetidi il nostro possiede la prima frattura costale netta, ma i due estremi contrapposti della costale nel punto della frattura sono perfet- tamente allineati vicendevolmente e non alterati dimensionalmente: una situa- zione abbastanza primitiva. Ma osservate quello che succede subito sotto la

ci „rs +

ZA RSS er i

AS rec COS IT artt

. Sy i N LAS a

Fig. 34 - Starziomiideo (Brach. Ortorr.): ala del & di Chorisops tibilis Meig., grande volatore e con venulazione abbastanza omogeneamente distribuita sulla superficie dell’appendice (dis. origin.). Fig. 35 - Straziomiideo (Brach. Ortorr.): ala di Chloromyia formosa Scop. che presenta una lievemente più accentuata costalizzazione nel più netto affiancamento delle vene del campo costale al margine anteriore (dis. origin.).

frattura. Innanzi tutto la vena subcostale (sc) si piega bruscamente verso la co- stale (c) senza oltrepassare minimamente l’altezza della frattura (un bel modo di eliminare la sua funzione meccanica), e la sottostante prima radiale (r,) schia- rendosi e assottigliandosi in modo estremo non appena oltrepassata l’altezza della frattura costale si frange anche lei, evidentemente allo scopo di potenziare ulteriormente l'ampiezza di oscillazione della parte distale dell’ala sulla parte basale. | |

Un esempio un poco più complesso e ancor più istruttivo è rappresentato dall’ala di un Nematocero abbastanza buon volatore la Phryxe fenestrata (Scop.)

464 F. VENTURI

della quale un dettagliato disegno dell’ala intera (fig. 20). Qui le fratture delle vene longitudinali [rappresentate sia da decolorazioni (per es. quella su r,), sia da assottigliamenti (per es. quelle di m,, m, ed m,) sia da fratture quasi totali (quella di r)] delineano nettamente tre serie di fratture affiancate, inclinate l’una sul- l’altra ed il cui andamento io ho indicato con doppie linee intere. L’ala, agli effetti della diversa ampiezza di oscillazione o a diversità di posizione in azione risulta pertanto distinta in 4 successive sezioni. Val la pena però di osservare come la prima linea di frattura cada a circa 1/3 della lunghezza dell’arto [vale a dire circa all'altezza media in cui si trova la frattura costale dei Muscoidei pur

TEMI SISSI KÉRRRRRER ET ERRERERERKERRERRRRERERT N IS, SS SS TE nn. ni a

ES EE

if

Wu

IT < STIRO rc Ne Br î :

N

a Q Cr

A

RSS" = i Nati IN EST

37

A ZZZ LZ I, u

EEE SAN LLL LTE DLL IL III LT TT GE LEG GGG gg

Z LL A =

\ 7 = An SEEN s = "=,

CTR < N, S 7 gn =" NN ES a ote" à > a N i

Sie

Fig. 36 - Straziomideo (Brach. Ortorr.): l’ala del piccolo Pachygaster Leachi Curt., stretta e con vene del campo anale distaccantesi dal margine posteriore dell’ala (dis. origin.). Fig. 37 - Stra- ziomideo (Brach. Ortorr.): l’ala del più grosso Chrysochroma bipunctatus Scop., parimenti allun- gata ma più nettamente costalizzata, più ricca di evanescenze e fratture, con variazioni dimensio- nali alternate delle vene longitudinali dei campi centrale ed anale (dis. origin.). Fig. 38 - Stra- ziomiideo (Brach. Ortorr.): ala di & di Hermetia illucens L. che riproduce con forza più accen- tuata la situazione offerta dalla figura precedente (dis. origin.).

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 465

se in questa non interessi la vena costale (c) la subcostale (sc)] e che la 3% linea di frattura presenti - se pur meno accentuato - quell’andamento obliquo caratteristico delle ali fortemente costalizzate dei Foridi (fig. 51) e delle Hippo- bosca (fig. 52). |

Un terzo esempio voglio trarlo dall’ala del Sirfide Eristalino (Aschizo) Eristalis pertinax (Scop.) (fig. 3) la cui nervulazione nei lineamenti generali rispecchia quella dei grandi volatori imprimendo all’arto una grande robustezza e rigidità: chiunque abbia preparato siffatti insetti ne ha una diretta personale esperienza. Però anche in questa venulazione alcuni elementi sembrano predi- sposti a permettere una oscillazione delle vene del campo centrale ed anale nei confronti del ben più rigido complesso costale ed allo scopo presento il disegno della base - fortemente ingrandita - della medesima ala (fig. 21). E qui si osservi ora lo strano modo col quale la vena mediale (m) e la cubitale (cu) si attaccano con una specie di cerniera sopra una rigida e sottile asta trasversale che collega la radiale (r) con la prima anale (1a). Quel piccolo sclerite trasversale che ri- tengo il risultato della duplice frattura del collegamento basale di m con cu si trova immerso e isolato in una esilissima e stretta area membranosa bianca e glabra (freccia fra m e cu) e analoghe areole membranose lattee ed esili si trovano disposte nei punti indicati dalle altre freccie. Ritorniamo ora al disegno totale dell’ala e rileviamo come (al di della base estrema o zona ascellare) la connes- sione meccanica fra le nervature costo-radiali (parte rigida) e quelle medio- cubito-anali (parte oscillante sulla precedente) sia assicurata esclusivamente dalla sottile asta trasversale basale nera, dalla sottile base della r, e, all’opposta estremità apicale, dai sottili sbocchi delle r,4; ed r,4;+m in c; infine si ponga mente ancora alla frattura che divide la vena trasversale r m. Il tutto permette di renderci conto di quanto varii e complessi siano gli accorgimenti strutturali destinati ad imprimere quella possibilità di oscillazione dianzi menzionata.

A me sembra di poter riassumere gli insegnamenti desumibili da quanto ho esposto rilevando che il fenomeno della frattura venulare si presenti indi- pendente dalle dimensioni corporee - e quindi dell’ala - dell’insetto, ma inter- venga (come mezzo destinato inizialmente a modificare la rigidità totale del si- stema venulare) prevalentemente, e soprattutto in modo più vario, complesso e gravido di conseguenze, nei gruppi più evoluti dell’ordine (Aschizi e Schizofori in modo particolare). Lo stesso tentativo di portare la articolazione della parte distale della vena costale in un punto più arretrato della linea di articolazione dell’ala sul torace i Nematoceri ed i Brachiceri lo hanno tentato (si ponga in confronto la fig. 25 con la fig. 46) su basi morfologiche opposte: cioè conden- sando le nervature longitudinali del campo costale su breve tratto - ancora a circa 1/3 della lunghezza dell’appendice - i primi e sfruttando invece la frattura costale i secondi. E tale fatto mi sembra una prova estremamente significativa di quanto mi sono permesso di affermare poco sopra.

LE VIE SEGUITE NEL PROCESSO DI RIDUZIONE VENULARE.

Una volta determinati i mezzi dei quali - almeno più generalmente - i Ditteri si servono per la riduzione della propria nervatura è necessario esaminare se vi siano ed eventualmente quali siano gli indirizzi riduzionali delle venula- zioni allo scopo di accertare se i diversi casi che abbiamo sotto gli occhi siano riconducibili a degli schemi generali o se viceversa i singoli piani realizzati nei

466 F. VENTURI

OS a SARI TR ones LOT NT EEE CEE SEE EEE ER =" NASA adi

N I TNH TT ETN OS = Thy, n

IT

oes

MEAN IN TE

ARAN N = SSS EN NOW NN NIIT SIREN A i Ÿ LLL n ii NUMANCIA TD LILLE. RR = GR TEE a AN Men GE LCD POSE SRE 2 Z SS ,

= ae SHE Site,

AN A N | SS NN DI ‘GaN \

42

Fig. 39 - Straziomiideo (Brach. Ortorr.): ala di g di Beris clavipes L. le cui nervature longitu- dinali del campo costale confluiscono più compattamente a circa 2/3 della lunghezza ,dell’arto, quelle del campo medio tendono ad avvicinarsi al campo costale e quelle del campo and e si av- viano ad una evanescenza accentuata (dis. origin.). Fig. 40 - Straziomiideo (Brach. Ortorr.): ala di Potamida ephippium F. nella quale il nodo delle vene longitudinali del campo costale si porta a metà lunghezza dell’arto e le vene longitudinali mediali nel campo anale cercano di ov- viare ad una troppo spinta evanescenza con ispessimenti della membrana alare dei quali essi co- stituiscono l’asse mediano (dis. origin.). Fig. 41 - Straziomiideo (Brach. Ortorr.): ala di Stra- tiomyia longicornis Scop. nella quale tutte le vene longitudinali dei campi mediale e anale sono scomparse per evanescenza e sono state sostituite da fascie ispessite e iscurite della membrana alare (dis. origin.). Fig. 42 - Straziomideo (Brach. Ortorr.): ala di Odontomyia (Eulalia) nigri- ventris Bezzi mostrante una costalizzazione ancora piü accentuata e stranamente scandita (da Bezzi

e Lamb, 1926).

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 467

singoli casi siano cosi fantasiosamente variabili da non accettare di essere ri- condotti ad una o più schematizzazioni.

L'esame dei dati raccolti a me sembra dimostrare che siffatte riduzioni venulari dei Ditteri si avviino, sotto un punto di vista strettamente morfologico, in cinque direzioni diverse. Esse sono le seguenti.

Il primo tipo è rappresentato da un processo che chiamo « centralizzazione venulare » e che consiste nell’accentramento o nel tentativo di accentramento

N

=

N

N R NS

SK N

RN WS

SS

SS Wig

se SS

N

N KS

<<

2 7 CL LCL rest N SE ZE \\ KAM Ne sal. Li NN N ASTRI à N N 7 TTT LY / £ 19, 74 di / Ca % yy . 7}

a

N

NS DD SUN

1j v

ST

N

>> 9 ZT)

TESS

ey

/

A

VE

|

Fig. 43 - Straziomiideo (Brach. Ortorr.): ala di Eulalia microleon L. mostrante un principio di basalizzazione nell’arretramento delle vene longitudinali dei campi costale e centrale e nella eva- nescenza di quelle dei campi centrale ed anale (dis. origin.). Fig. 44 - Straziomiideo (Brach. Ortorr.): la struttura dell’area stigmatica dell’ala di Potamida ephippium F. disegnata a forte in- grandimento per porre in evidenza il decorso delle vene ed alcune delle loro fratture (dis. origin.). Fig. 45 - Straziomiideo (Brach. Ortorr.): la struttura dell’area stigmatica dell’ala di Eulalia mi- croleon L. mostrante - in parallelo con la fig. precedente - decorso venulare e alcune fratture

(dis. origin.).

468 F. VENTURI

delle vene alari nel campo centrale dell’appendice. In realtà lo stadio iniziale di siffatto indirizzo è piuttosto raro nelle ali mesotoraciche, ma dobbiamo tener presente che è proprio quello - e lui solo - che ha investito le ali metatoraciche trasformandole in bilancieri.

Nelle ali mesotoraciche dei Ditteri nel pieno possesso della locomozione aerea non trovo esempi di rilievo: per quanto affiori qualche tentativo, per esem- pio, nel campo basale e medio fra i Tipuloidi quando la 1 e la 22 vena cubitale tendano a spostarsi sulla linea longitudinale centrale della appendice pur con- servando le retrostanti anali pienezza di forza e funzione. Esempi ben netti pe- raltro ne troveremo nel campo dei meiotterismi.

N

Il secondo tipo & costituito da un potenziamento delle vene che fanno parte del campo costale dell’ala; grazie soprattutto ad un aumento dimensionale di esse oppure ad una concentrazione nel campo costale delle vene proprie del campo centrale - e magari anche anale - dell’ala. Io denomino tale processo « co- stalizzazione venulare », cioè con una espressione che è già entrata da tempo nell’uso comune. |

Il terzo tipo di riduzione è costituito da un potenziamento delle vene lon- gitudinali o trasversali nel campo basale o medio dell’ala, o da un concentra- mento nel campo basale delle vene trasversali facenti originariamente parte del campo medio - e magari anche distale - dell’ala. Io denomino tale processo « ba- salizzazione venulare ».

I sopradefiniti tipi e sono indubbiamente 1 tipi riduzionali di gran lunga più comuni nei Ditteri attualmente viventi. Ma addirittura non si può non supporre che il fenomeno riduzionale delle nervature non debba procedere su siffatto binario dal momento che il complicato funzionamento dell’appendice non può mai prescindere dalla rigidità del margine anteriore dell’appendice che deve « tagliare » l’aria alla velocità che sappiamo (e « costalizzare » l’ala significa rendere sempre più forte siffatto margine); dal complesso gioco delle basi delle nervature e degli scleriti ascellari sui quali queste si articolano e grazie al quale alla rapidità di oscillazione dell’arto si accompagna una altrettanto rapida sotazione della superficie portante intorno al proprio asse longitudinale (e « ba- ralizzare » l’ala significa rendere sempre più rapidi e precisi, e fors’anche più ampii, siffatti movimenti).

L’esame strutturale delle vene alari (e, almeno per il tipo immediata- mente seguente, anche lo studio di elementi diversi dalle vene: per esempio la maculatura) porta alla definizione di altri due tipi: i seguenti.

Il quarto tipo di riduzione è rappresentato da un irrigidimento e da un addensamento delle vene nel campo apicale o nella metà distale della appendice; ed io denomino tale processo « apicalizzazione venulare ». In verità siffatto fe- nomeno interviene (a differenza, e quasi in contrapposizione con la costalizza- zione e la basalizzazione) non grazie ad un aumento dimensionale o ad una con- centrazione venulare, ma quasi esclusivamente grazie ad un aumento numerico delle vene longitudinali (per divisione dicotomica soprattutto delle radiale e mediale) e di quelle trasversali, più strettamente condotto o limitato al campo distale dell’ala.

Infine il quinto e ultimo tipo (analizzazione venulare) costituito da un pro- cesso di condensazione delle vene proprie del campo medio dell’ala nel campo anale della medesima; ed in realtà il presente costituisce un fenomeno raro ed abnorme nel quadro della meccanica delle ali in volo quale noi oggi siamo in grado di concepire. Io ne trovo un chiaro accenno, per esempio, nell’ala del Ne-

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 469

matocero Limoniide Limonia (Pseudoglochina) dimelania Alex. (fig. 57) se debbo prestar fede al disegno offertone dal descrittore della specie (Alexander Ch. P., 1935) e qualche figura me ne faccia supporre un principio - in questo caso au- torizzato dalla funzione tutta particolare assunta dall’arto - nell’ala dei maschi delle Pontomyia (Chironomide).

FR. E DOI III TOOL TL LL TT TZ SPIELE EL Nas PASH

SES

SNS ke <= N

N SN

sie matin

Fig. 46 - Ala di Limosina minutissima Zett. (Sferoceride, Brach. Schiz.) abbastanza nettamente costalizzata per irrobustimento di vene del campo costale ed evanescenza e fratture di vene dei campi centrale ed anale (dis. origin.). Fig. 47 - Ala di Taxigramma muntipunctatum Rond. (Sar- cofagide, Brach. Schz.) la cui costalizzazione venulare è conseguenza di omogeneo addensamento nel campo costale e medio delle vene accompagnato da un notevolmente graduale e omogeneo ispessimento delle medesime (dis. origin.). Fig. 48 - Ala di Phasmidohelea Wagneri Ség. (Cera- topogonide, Nemat.) mostrante una forte costalizzazione accompagnata da un processo analiz- zante che la avvicina alle ali dei Foridi (Brach. Asch.) (da Séguy, 1950). Fig. 49 - L’ala di un altro Ceratopogonide (Nemat.), Dasihelea sp., che presenta una forte costalizzazione ma una molto meno accentuata analizzazione venulare (dis. origin.). Fig. 50 - L’ala del Foride (Brach. Asch.) Bolsiusia termitophila Schmitz che presenta un tipo di costalizzazione più primitivo, cioè meno analizzato, di quello tipico della famiglia (da Schmitz, 1913).

LA COSTALIZZAZIONE DELLE VENE.

La costalizzazione venulare - quale è stata da me definita in precedenza - è il primo e principale dei processi riduzionali che investono le vene alari nel loro sempre più spinto adeguamento a condizioni di volo peculiari o energetica- mente meno dispendiose; e ne troviamo esempi, praticamente, nella grande mag- gioranza delle famiglie che attualmente costituiscono l’ordine. Il primo e più

+

470 F. VENTURI

elementare aspetto di tale indirizzo è rappresentato dall’aumento dimensionale (per tutta o parte cospicua della propria lunghezza: se l’ispessimento interessi solo un breve tratto basale ci si trova viceversa dinanzi al processo che io ho de- finito e denominato basalizzazione venulare) delle vene proprie del campo co- stale nei confronti delle retrostanti. E l’esempio più comune è rappresentato dal- l’ispessimento della vena costale conseguenza di (o risposta a) un maggiore im-

PU Ws LL YL MU Vd Wo We 2 ETES WaT LETS LA LLC ARS D HAT STE TAN AS

TTL AT e FE / ge TE Bs ae LP AA ia “E dl ana st AT

52

53

I,

TE rare ua Gina 7 479

277777777777 DZ, Ze =

Fig. 51 - L’ala del Foride (Brach. Asch.) Megaselia rufipes Meig. mostrante il processo di costa- lizzazione e analizzazione normale per la famiglia (dis. origin.). Fig. 52 - L’ala dell’Ippoboscide (Brach. Schz.) Hippobosca equina L. mostrante un processo di costalizzazione e analizzazione notevolmente spinto (dis. origin.). Fig. 53 - Ala di un altro Ippoboscide (Brach. Schiz.), Orni- thophila metallica (Schiner) che presenta un processo di costalizzazione alquanto più accentuato di quello precedente (dis. origin.).

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 471

pegno del nervo nel compito di tagliare l’aria ad una maggiore velocità sia di oscillazione dell’arto sia di avanzamento dell’insetto nel mezzo aereo. Nei Dit- teri (come del resto in molti altri Insetti) a questa prima differenziazione si ac- compagna la evanescenza della medesima vena lungo il margine posteriore (prima) e apicale (dipoi) dell’appendice.

Compiuto questo passo iniziale la costalizzazione venulare, nei Ditteri, a me sembra procedere e perfezionarsi seguendo tre linee distinte, e in parte più o meno variamente e impegnativamente sovrapponentisi, che credo di poter delimitare ed esemplificare come segue.

1. Un aumento dimensionale delle vene longitudinali immediatamente seguenti la costale e facenti parte anch’esse del campo costale dell’ala non ac- compagnato da spostamenti di rilievo delle medesime. Di norma sono interessate in siffatta modificazione la vena subcostale e la radiale (nel suo tronco basale indiviso e in uno o più dei suoi rami distali), sia contemporaneamente sia l’una o l’altra. Di tale tipo di costalizzazione se ne possono trovare esempi cospicui nelle figure - già offerte per altro scopo - 2, 3, 7, 20. Ad essi qui aggiungo un ulteriore esempio tratto dalla famiglia degli Helediae - Nematoceri - (fig. 49): e credo che il risultato dell'esame dei rapporti dimensionali e del percorso delle diverse vene sia così agevole da non meritare spiegazioni dettagliate. Si tenga ad ogni modo presente come siffatto comportamento si ritrovi nelle ali dei Bi- bionidi e degli Scatopsidi, di qualche Oncodide (fig. 54), di Pipunculidi, Ippo- boscidi (Lipoptena cervi, per es.), Gastrofilidi (Gastrophilus haemorrhoidalis L. per es.), di Larvevoridi (Voria trepida Meig., per es.). |

2. Un addensamento nel campo costale delle vene proprie del campo medio (più raramente del campo posteriore) dell’ala. Qui si possono dare due possibilità.

a) le vene del campo medio si spostano in toto verso il margine costale conservando un andamento generale parallelo o quasi parallelo all’asse longitu- dinale dell’ala e alla vena costale (cioè la propria posizione primitiva); e lo spo- stamento del nervo verso il campo costale è accompagnato dallo spostamento in direzione anteriore della base delle vene medesime. Gli esempi al riguardo sono numerosi e calzanti. Qui basti richiamare l’attenzione sui disegni offerti per le ali degli Straziomidoidei più evoluti in tal senso (figg. 35, 43) posti a confronto con quella della primitiva e tipica Solva (fig. 34). Ma si osservino anche l’ala di Hippobosca equina L. (fig. 52) (Hippoboscide) e quella di Taxigramma multi- punctatum Rond. (Sarcophagide) (fig. 47); rilevando anche come lo spostamento in senso anteriore delle vene costo-mediali sia accompagnato, e quasi sottoli- neato, dalla evanescenza più o meno spinta delle venulazioni del campo medio- anale e delle sclerificazioni che armano la quasi metà anale della stretta fascia basale che precede la linea di articolazione dell’arto sul torace.

b) le vene del campo medio (ed eventualmente di quello posteriore) dell’ala si dirigono obliquamente verso la vena costale (e quindi il margine ante- riore dell’arto: e abbandonano perciò il loro primitivo e naturale decorso longi- tudinale e parallelo alla vena costale), ma lasciano inalterato il punto di inserzione della propria base sulla linea di articolazione, oppure lo concentrano secondaria- mente grazie alla deviazione di un breve segmento basale di ciascuna di esse, o a peculiari posizioni assunte da scleriti. Il decorso della venulazione dei campi centrale e anale dell’ala presenta, come nel caso precedente, un andamento ac- centuatamente obliquo verso il margine posteriore dell’ala.

L’esempio classico di tale modo di procedere noi oggi lo troviamo nei Foridi (fig. 51), ma il passo iniziale di una tale differenziazione lo troviamo cri-

472 F. VENTURI

stallizzato negli Sciadoderidae. Si ponga a confronto peraltro tale situazione con quella di una Bolsiusia (fig. 50, parimenti Foride) che invece presenta una situa- zione riconducibile al precedente punto a).

3. Un incurvamento (a volte di ampiezza paradossale) della estremità di- stale delle vene longitudinali del campo costale e medio dell’ala verso il nervo

N N N Ny N N N N N N IN N N N N N N N IN NN N N IN > n N

Fig. 54 - L’ala di Pterodontia longisquama Sabr., 4, (Oncodide, Brach. Ortorr.) come esempio di quasi pura e accentuatissima costalizzazione venulare (da Sabrosky, 1947). Fig. 55 - L’ala del Cloropide (Brach. Schiz.) Meromyza saltarix L. la cui costalizzazione venulare viene ottenuta ‘con la curvatura terminale delle vene longitudinali del campo centrale (dis. origin.). Fig. 56 - L’ala del Limnobiide (Nemat.) Limonia (Pseudoglochina) monocyla Alex. nella quale un certo spostamento delle vene longitudinali del campo centrale verso quello anale accenna un tentativo di parziale analizzazione venulare (da Alexander, 1935). Fig. 57 - Ala del Limnobiide (Nemat.) Limonia (Pseudoglochina) dimelania Alex. nella quale il tentativo di parziale analizzazione venulare si presenta un poco più accentuato (da Alexander, 1935).

costale con il quale prendono contatto determinando in qualche caso, in quel punto, un irrobustimento - marcato da un iscurimento cromatico (vedi fig. 39) - di breve tratto della costale.

Già esempi primitivi e modesti di tale processo si osservano nel tanto fre- quente sbocco della vena subcostale sulla costale medesima, spesso addirittura a metà lunghezza, o ancora più basalmente, del margine costale (cfr. figg. 4, 11, 19, 47) oppure nell’analogo comportamen o dei rami anteriori (1, 0 r,+3) della radiale: ma talvolta si incontrano casi stranissimi di siffatta tendenza, e l’esempio dell’ala di un nostro Cloropide (una Meromyza, fig. 55) ce ne offre una precisa immagine.

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 473

LA ANALIZZAZIONE DELLE VENE.

La analizzazione venulare, cioè l’addensamento delle vene nel campo anale (e magari medio-anale) dell’ala, è un fenomeno veramente abnorme, per le ragioni aerodinamiche che abbiamo esposto nel capitolo 29, capoverso. E vi abbiamo già accennato nell’ultimo capoverso del capitolo 6 al quale pertanto rimando. Qui però mi si presenta l’obbligo di richiamare l’attenzione sul fatto che una incurvatura distale delle vene longitudinali verso il margine posteriore dell’ala ha la funzione di irrigidire il margine posteriore medesimo (come la contrapposta incurvatura verso il margine costale ha un effetto costalizzante, e lo abbiamo indicato nel capitolo 7°). Pertanto se una qualche vena primitiva- mente longitudinale acquista una direzione e una forza marcatamente accentuata in tal senso, una tale disposizione morfologica noi la dobbiamo considerare espres- sione di un tentativo di analizzazione venulare. Di tale comportamento qualche esempio esiste, ed io nella fig. 34 vi presento la curiosa situazione realizzata dalla vena prima cubitale (1c) dell’ala di uno Straziomidoideo.

Nel campo del meiotterismo alare io considero espressione di analizzazione venulare la comparsa di una serie di macrochete - non di una o poche macro- chete - impiantate sul margine posteriore dell’arto; in considerazione del fatto che nella grande maggioranza dei Ditteri le setole o macrochete si trovano sempre impiantate su una vena.

LA BASALIZZAZIONE DELLE VENE.

La basalizzazione delle vene alari costituisce un processo non meno preciso di quello or ora considerato, ma interviene in un tempo successivo - almeno in misura più netta di quanto possa essere considerato il modesto ispessimento basale delle vene longitudinali - nella lunga strada evolutiva percorsa dall’arto. Questo fatto risponde ad una ben precisa scalarità delle diverse e successive necessità cui l’arto medesimo è andato incontro nella sua evoluzione: ad un al- leggerimento e specializzazione delle singole porzioni della venulazione con l'aumento del numero dei battiti nella unità di tempo (che è premessa della costalizzazione) fa seguito (e non può non far seguito perchè solo una conseguita grande rapidità di oscillazione può rendere aerodinamicamente efficiente l’alte- razione della inclinazione del piano portante) la concentrazione delle basi delle nervature in un punto (o in un sempre più breve segmento) della linea di arti- colazione dell’appendice sul torace che rende. appunto sempre più necessario basi di nervature molto forti e gioco fra nervature e scleriti ascellari molto più complicato allo scopo di far ruotare il piano portante di volo intorno al proprio asse longitudinale.

Siffatto processo di basalizzazione venulare inoltre, soprattutto nella sua forma più elementare che vedremo, è proprio di quasi tutti gli Insetti volatori, ma nei suoi aspetti più spinti e differenziati mi sembra proprio ed esclusivo dei Ditteri: per le due molto semplici ragioni seguenti.

1. La maggior parte degli Insetti alati posseggono due ali per lato, le quali, nel corso del proprio lavoro, agiscono in perfetta sincronia anche quando siano di dimensioni molto diverse [i frenuli dei Lepidotteri e gli hamuli degli Imenotteri, i bottoi automatici degli Eterotteri, le setole unciniformi terminali dei retinacoli dei maschi di Coccidi hanno appunto lo scopo di far funzionare

474 F. VENTURI

le due appendici sincronicamente costituendo agli effetti meccanici un unico piano portante (,)]. Tale modo di funzionare esclude l’unicità del punto di arti- colazione della intera superficie portante e quindi la possibilità di rotazione del piano medesimo sull’asse longitudinale, a meno che non intervengano in tempi

UT m mn nn if 4 NS

Fig. 58 - Ala dell’ Eteroneuride (o Clusiide) Clusiodes albimanus Meig. (Brach. Schiz.) la quale nella retrazione dello sbocco della prima radiale e delle vene trasversali presenta netto l’inizio del processo di basalizzazione venulare (dis. origin.). Fig. 59 - Ala di Asteiide (Brach. Schiz.) - Asteia amoena Meig. - con basalizzazione venulare più accentuata in conseguenza della retrazione dello sbocco della seconda radiale (dis. origin.). Fig. 60 - Ala dell’Efidride (Brach. Schiz.) Hy-

drellia griseola Fall. con venulazione nettamente basalizzata (dis. origin.).

brevissimi attacchi e distacchi successivi dei quali peraltro mi sembra che nes- suno abbia parlato.

2. Quando le ali come organi di volo funzionanti siano ridotte ad un solo paio (alcuni Efemerotteri, Ortotteri, 1 Coleotteri per es.) la ampiezza - e quindi pesantezza - della superficie portante o la macchinosità dei modi con i quali la superficie medesima venga distesa o retratta sembra rendere impossibili o modeste le rotazioni sull’intero asse longitudinale considerato.

Pertanto, limitando ovviamente il mio esame ai Ditteri, il processo di basalizzazione a me risulta procedere lungo una serie di tappe che mi sembrano concretabili nel modo che segue.

(1) La più vistosa eccezione a siffatto comportamento generale a me sembra costituita dal volo dei Lepidotteri Sfingidi, sui quali peraltro io non trovo nella letteratura elementi tali da po- termene fare una opinione.

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI

475 a) Ispessimento del tratto basale - non oltre 1°1/4 o l’1/5 della lunghezza del margine costale - delle singole vene longitudinali. Siffatto fenomeno è già percepibile nei Nematoceri (fig. 26), ma trova i suoi più vistosi esempi nelle ali

dei Ditteri con velocità di oscillazione più spinta. Si vedano le figure relative al

a 3 ww AN

SS

7 “ey G

S «Si

(/ Uy

È È S = à S È = oi = = = = = = LEED = GGG To = CZ IL LL A 2 = 4 = Wj TOF = rg LEP S Win. LLL LT > RZ È. TZ = EI A TEO = = = 22 “=, = = e £, = = 3 ETA = er = A CA z GS >

Fig. 61 - Ala dell’Antomizide (Brach. Schiz.) Anthomyza gracilis Fall. con venulazione parimenti basalizzata (dis. origin.). Fig. 62 - Ala del Carnide (Brach. Schiz.) Carnus hematerus Nitzsch venularmente sia costalizzata che analizzata per perdita delle vene trasversali ed evanescenza - cioè assottigliamento distale - delle longitudinali (da de Meijere, 1912).

Fig. 63 - Il processo di basalizzazione venulare - retrazione dei nervi dall’apice dell’ala - e di leggera costalizzazione del Gasterofilide (Brach. Schiz.) Rutteniino Ruttenia loxodontis Rodhain (da Zumpt, 1965).

Fig. 64 - Il medesimo processo di analizzazione venulare realizzato, su piano alquanto diverso, dall’Estride (Dipt. Schiz.) Gedoelstia cristata Rodh. & Bequ. (da Rodhain e Bequaert, 1913).

Bombilide (2), agli Empididi (15 e 16), al Sirfide (3), ai Miodari inferiori 58,

59, 60, 61). Ma si tenga presente come gli Straziomiidi (figg. 41 e 43) vi accen- nino retraendo la vena costale o indebolendola distalmente e come i Foridi (fig. 51) accompagnino la costalizzazione con la basalizzazione rappresentata dalla retrazione delle vene rigide e spesse alla sola metà basale dell’appendice. Alcuni Estridi infine (fig. 63) e Gastrofilidi (fig. 64) cercano di ottenere lo stesso risultato retraendo le vene longitudinali da una parte apprezzabile dell’apice alare.

476 F. VENTURI

b) Potenziamento dimensionale (e quindi acquisizione di una sempre maggiore rigidità di collegamento fra le vene longitudinali nel campo basale dell’arto) delle vene trasversali basali. Gli esempi delle figure 15 (Empidide), 61 (Asteiide), 59 (Anthomizide), 60 (Efidride), 58 (Clusiide), 71 a Sferoceride)

sono ancora significativi e immediatamente comprensibili al riguardo.

URL SA FETTA COM

MANN nent ren 3

Fig. 65 - Un inizio del processo di apicalizzazione venulare - risultante dall’addensamento delle vene longitudinali e trasversali quasi esclusivamente nel campo distale dell’appendice - nell’ala del Tipulide (Nemat.) Tipula (Schummelia) cumulata Alex. (da Alexander, 1938). Fig. 66 - Una apicalizzazione venulare - apparentemente più accentuata di quella mostrata dalla figura prece- dente a causa di un apprezzabile assottigliamento dell’appendice - nell’ala del Tipulide (Ne- mat.) congenere Tipula (Schummelia) bilobula Alex. (da Alexander, 1938). Fig. 67 - L’ala del- l’Empidide (Brach. Ortorr.) Sicodus arrogans L. la cui venulazione longitudinale - più ricca nei campi medio e distale dell’appendice che non in quello basale, e per di più separata abbastanza nettamente dalle vene trasversali sensibilmente allineate - accenna anch’essa ad un tentativo di apicalizzazione (da Collin, 1961).

c) spostamento delle vene trasversali dei campi distale e medio dell’ala verso la base dell’appendice. Tutte le figure sopraelencate ne offrono esempi altrettanto significativi - si confrontino con l’ala del Dacus, fig. 19, che rappresenta una situazione primitiva sotto questo aspetto -; e qui basti solo precisare come le ali dell’ Asteia e del Clusiodes rappresentino dei casi estremi. Ma esempi non meno calzanti possono rinvenirsi anche, per esempio, nei Larvevoridi che ab- biano perduto la vena trasversale distale (per es. nel genere Phytomyptera Rond.).

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 477

d) Evanescenza delle vene longitudinali nei campi distale e medio del- l’ala. Anche di tale elemento gli esempi sopra enumerati offrono adeguata esem- plificazione di un fenomeno che, modestamente accentuato in certi Nematoceri, si presenta invece più o meno spinto in quasi tutti gli Schizofori.

LA APICALIZZAZIONE DELLE VENE.

Il fenomeno della apicalizzazione venulare, nei Ditteri, non può spingersi - nel campo venulare - a un livello morfologico avanzato e agevolmente parago- nabile a quello raggiunto dalla contrapposta basalizzazione. Per la molto semplice ragione che una accentuata rigidità della parte distale dell’ala (non dimentichiamo mai che accrescimento dimensionale o addensamento delle vene significa dal punto di vista funzionale irrigidimento meccanico più accentuato della parte servita da siffatti nervi) non può prescindere da un altrettanto forte collegamento con la base dell’ala. I Ditteri pervengono a siffatto stadio - mi piace anticipare l'argomento di un mio successivo e prossimo studio - piuttosto grazie alla ma- culatura. Ciononostante io ne trovo esempio nell’addensamento delle vene lon- gitudinali e trasversali nel campo distale (e in parte medio) dell’ala del quale danno prova alcuni Tipuloidi; ed a dimostrazione vi presento le ali di due forme esotiche quali risultano dai disegni offerti dall’Alexander (figg. 66 e 67).

MEIOTTERISMI FENOTIPICO E GENOTIPICO.

Anche nell’ordine dei Ditteri il fenomeno della riduzione delle ali o meiot- terismo segue le due vie ben distinte che sono state definite (si veda La Greca, nell'esame di siffatti comportamenti in tutta la classe, 1954): meiotterismo feno- tipico o politipico (capovolgo l’ordine da lui seguito) e meiotterismo genotipico o monotipico.

Il meiotterismo fenotipico è costituito - nell’ambito dei Ditteri - da quei casi nei quali l’ala dell’insetto va incontro ad una riduzione dimensionale di misura variabile nell’ambito della medesima specie: da individuo a individuo nella medesima popolazione, o fra individui di popolazioni topograficamente distinte, o fra individui di successive generazioni della medesima popolazione. Siffatto comportamento, dal puro punto di vista morfologico venulare - nei Dit- teri - a me non risulta che induca una alterazione di forma e di disposizione delle vene al di di quell’addensamento, raccorciamento, apparente (per quanto si possa giudicare) ispessimento conseguente alla diminuzione di superficie a di- sposizione per il complesso venulare. I disegni che adduco mi sembra dimostrino quanto affermo (fig. 70, 71, 72). Devo far presente però che una analisi compa- rata e minuta soddisfacente di siffatte variazioni non sia stata ancora condotta, ma che essa si renderebbe necessaria non solo come conferma di quello che ho affermato ora ed esporrò in seguito, ma anche per offrire preziosi elementi di giudizio sulla plasticità e sul comportamento delle singole vene e dei singoli dettagli strutturali dell’appendice. Gli esempi di siffatto tipo di riduzione alare negli insetti che sto esaminando sono diversi ma non numerosi, molto meno numerosi di quelli del secondo tipo. Per l’emisfero boreale mi basti ricordare fra i Nematoceri i Tipulidi Tipula pagana Meig. e carinifrons Holmgr., gli Sciaridi

478 F. VENTURI

Plastosciara brachyptera Kieff. e Coenosciara alnicola 'Tuom., il Limnobiide Dicranota reducta tehamicola Alex. e fra i Brachiceri il Borboride Apterina pe- destris Meig. ed il Cloropide Conioscinella brachyptera Zett.

Il meiotterismo genotipico è invece rappresentato dai casi nei quali la riduzione dell’appendice si presenti di misura e struttura venulare costante nel tempo e nei varii individui, popolazioni, generazioni della specie considerata: e tale tipo di riduzione alare si deve considerare attualmente indipendente da variazioni delle condizioni ambientali e pertanto saldamente legato al patrimonio genetico della entità tassinomica. I fenomeni di tal genere nell’ambito dell’or- dine sono molto più numerosi, molto più varii nelle modalità di estrinsecazione, si spingono molto più lontano sulla via riduzionale dell’arto, imprimono all’arto

=== aan Saas

BE GE EC

TH EEG D PDP PPT PT => ss Sii LL,

0 gE LL "Ait CL ZGT = nie

7, ua

(

Fig. 68 - Meiotterismo fenotipico: g di Tipula michoana Alex. (Tipulide, Nemat.) (da Ale- xander, 1946). Fig. 69 - L’ala meiottera - cioè normalmente sviluppata - di £ della mede- sima Tipula michoana Alex.: Nemat. Tipulide (da Alexander, 1946). Fig. 70 - Miotterismo fe- notipico di Tipula (Geotipula) carinifrons gynaptera Alex.: Tipulide, Nemat. (da Savtshenko, 1964).

medesimo forme e strutture peculiari e a volte strane. Inoltre sembrano molto più uniformemente distribuite in seno all'ordine medesimo e si presentano per lo più condizionati da ben precise situazioni corologiche o simbiontologiche.

La separazione fra i due tipi, che in altri ordini sembra difficile (e comunque non viene sempre valutata come necessaria premessa a considerazioni di carattere generale), nei Ditteri si presenta agevole nella maggioranza dei casi.

Poichè il presente studio come secondo punto presenta lo scopo di deli- mitare le vie lungo le quali i Ditteri si sono avviati verso forme di grado in grado più spinte di meiotterismo sulla esclusiva base dell’esame delle modificazioni venulari io prendo in considerazione nel paragrafo successivo solo il meiotterismo genotipico.

RIDUZIONE VENATURA ALARE NEI DITTERI 479

TIPI DI MEIOTTERISMO GENOTIPICO.

Come si può facilmente desumere dalla prima parte della presente pubbli- cazione lo schema di classificazione dei casi di meiotterismo genetico, o mono- tipico, ricalca le linee e ripete i tipi che ho creduto di poter individuare nella

LL venti! PTTL PPT LOU DELL TRITT dt COLTA MAMA

i ! i AG 3 2 ate Vi ; LLL Llu TELE pp GE OL it ele, D ia LA TE

5 Gh? PR Li és DS a r aos QUID” Re e RT

2 FE TS CALE 2 | u pp | x à, i | 5 | - x ee é N 7 , pr

4 "i

"u, = È

h

4 = 7 N Na, #

© > i} x < a N N 7 SS La = a bi SZ 4 5

N See. re 5 NN

Fig. 71 - Varii e successivi stadi riduzionali (a, b, c, d) di ali in diversi individui di Apterina Dedestris Meig.: Sferoceride Brach. Schiz. (da Giubé, 1939). Fig. 72 - Due successivi - e di individui diversi - stadii riduzionali (a, b) di ala di Conioscinella brachyptera Zett.: Cloropide, Brach. Schiz. (da Brauns, 1938, in Hackman, 1964).

evoluzione dell’appendice. Mi rendo conto che tale sistema presenti 1 seguenti limiti.

a) La tipizzazione che ho condotto si basa su condizioni morfologiche e funzionali indipendentemente dalla riconosciuta posizione sistematica delle sin- gole forme: posizione che da circa un secolo ovviamente si basa anche su carat- teri diversi e di maggior peso di quelli offerti dalla venulazione alare. Resta da vedere se e quanto la schematizzazione operata si sovrapponga o contrasti con il quadro sistematico dell’ordine.